Confindustria, parte il duello
Giovannini “sonda” Torino
Enrico Sozzetti 08:07 Venerdì 27 Maggio 2016
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Entra nel vivo la partita per la successione di Carbonato alla presidenza degli imprenditori piemontesi. Il manager della Guala riunisce a tavola alcuni grandi elettori. Ma a Cuneo Biraghi non sta alla finestra. Il peso della novarese Enoc
Marco Giovannini è pronto “a mettere a disposizione del Piemonte e del Paese l’esperienza maturata finora”. Lo ha detto in modo chiaro e diretto alla ventina di imprenditori torinesi che ha incontrato pochi giorni fa a cena, aprendo di fatto la sua campagna elettorale sotto la Mole per la corsa alla presidenza di Confindustria Piemonte. Bocche cucite sui presenti e riserbo in quantità, ma almeno due sono i nomi certi: Gianfranco Carbonato e Rinaldo Ocleppo, il primo patron di Prima Industrie e attuale
inquilino di via Vela, il secondo “re del software” e “signor Buffetti” è il numero due dell’Unione di via Fanti.
A Giovannini, 62 anni, romano, correre piace: in modo particolare su strada e in pista. Anni fa pure sui campi da rugby. Però è capace anche di stare fermo e muoversi quando è il momento, come ha fatto nelle scorse settimane andando a caccia all’orso in Canada. Tornato, nel mirino ha infilato il suo avversario, quel Franco Biraghi, capo degli industriali cuneesi che per i modi spicci, spesso ruvidi, non è certo definibile un cerbiatto. Forse più vicino al plantigrado canadese scovato dal numero uno della multinazionale delle chiusure per bottiglie Guala Closures. Niente giri di parole, come è nello stile del romano atipico che non sopporta di arrivare (e chi arriva) in ritardo, per spiegare ai colleghi torinesi che lui, se loro e gli altri imprenditori del Piemonte lo vorranno, è pronto a un altro giro in Confindustria, dopo aver guidato quella alessandrina negli anni passati.
Arrivato nel 1998 al gruppo Guala dopo una carriera professionale in Carnaud Metalbox (Crown Cork & Seal Group), Bormioli Rocco, Alluminio Italia, Fiat Ttg, passato per diversi cda – da Ducati, Cassa depositi e prestiti, un fondo inglese di private equity, due startup – e pure dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione Crt, il cacciatore di orsi ha fatto compiere un balzo enorme a una realtà imprenditoriale nata dalla intuizione dei fratelli Guala di Alessandria e che oggi è una multinazionale che impiega quattromila persone, opera in cinque continenti con venticinque stabilimenti e ha un fatturato superiore al mezzo miliardo di euro.
Giovannini ha accettato la proposta di candidatura arrivata da alcune organizzazioni territoriali piemontesi in una partita che al momento vede in campo, appunto, solo Biraghi, titolare del caseificio Valgrana e presidente di Confindustria Cuneo, la stessa con cui l’associazione alessandrina ha iniziato un complesso, e attualmente fermo, processo di aggregazione delle organizzazioni. Fra Cuneo e Alessandria c’è Asti. Ma qui l’Unione industriale ha deciso di continuare a vivere nel dorato isolamento, soddisfatta, almeno per il momento, della autoreferenzialità locale.
«In Piemonte c’è ancora il concetto di “un uomo solo al comando”, c’è troppo individualismo», spiega allo Spiffero Giovannini che oltre ai ritardi non regge i campanili e il localismo. Guida una realtà internazionale che ha la sede legale in Lussemburgo, per una scelta ben precisa avvenuta nel 2013, e che è stata così in grado di «raccogliere 275 milioni in 48 ore, una cosa che in Italia non sarebbe stato possibile fare». Risorse totalmente investite nel gruppo italiano per rimodulare il debito,
acquistare un’azienda concorrente in Polonia, una a Magenta e potenziare il cuore nello stabilimento di Spinetta Marengo, alle porte di Alessandria.
Questa è la filosofia di Giovannini spiegata senza peli sulla lingua ai colleghi industriali torinesi durante l’incontro. Nessuna anticipazione sul programma. «Prima di dire cosa si vuole fare, bisogna conoscere il territorio e i problemi». Come dire, è necessario prima di tutto uscire dai propri confini e confrontarsi. Una filosofia per certi aspetti agli antipodi di quella di Biraghi, molto “Grandacentrico” e che ha dichiarato di avere un programma già pronto per essere consegnato ai “saggi” di Confindustria (il voto è previsto per fine giugno).
Giovannini intanto si prepara. Mentre in Guala Closures segue gli sviluppi dell’ultima (solo in ordine di tempo) chiusura innovativa per la tequila, guarda sereno al futuro: «Se la residenza o la sede di una impresa pesano più del merito o dell’impegno, non ho argomenti. Io sono comunque sereno». Nel mirino dov’è finito un povero orso adesso c’è il cuneese Biraghi. Se sarà caccia grossa dipenderà molto anche da quanto avrà saputo essere convincente Giovannini con i suoi colleghi torinesi attovagliati in quella che ha le sembianze di un casino di caccia. Nel quale potrebbe apparire un terzo incomodo, magari dalla Novara di Mariella Enoc, oggi presidente dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano, past president e componente della Giunta e del Consiglio direttivo dell’Associazione industriali di Novara.


