DECADENCE

Centrodestra, dopo il voto
la resa dei conti

Comunque vada sarà una disfatta, soprattutto a Torino, con i tre candidati che si contendono, nella migliore delle ipotesi, il terzo posto. Morano guarda oltre e promette: "Lavorerò per ricostruire un fronte più ampio"

Piove acqua e fiele sul tetto della casamatta di Silvio Berlusconi, il Federatore. Il ritratto che l’ex Cavaliere si era appena dipinto da sé per recuperare la diaspora del popolo moderato subito dopo il voto amministrativo, scioglie le tinte e sbava in un improbabile quadro astratto sotto la pioggia che costringe il candidato milanese Stefano Parisi a rintanarsi in un negozio di vestiti dove un Ignazio La Russa taglia e cuce a voce più che alta contro Silvio che è rimasto nella Capitale, a crogiolarsi nella sconfitta, come dice uno sferzante Matteo Salvini. Non male come inizio per federare il centrodestra.

Lega e Fratelli d’Italia non hanno affatto digerito il forfait di Berlusconi a Milano, unico esempio cui appigliarsi per tornare uniti dopo le Comunali che hanno visto il centrodestra presentarsi in ordine sparso pressoché ovunque, con Torino come rappresentazione plastica dell’impossibilità – e pure della mancanza di volontà, soprattutto di una parte di Forza Italia, quella più fedele al gineceo di Villa San Martino – di presentarsi all’elettorato con quell’unità che oggi, a due giorni dall’esito delle urne, sembra una chimera.  Per ricucire lo strappo all’ex sultano di Arcore non basta ostentare un possibile successo milanese ricorrendo, peraltro, a un’infelice inciampo linguistico, quel maldestro “possiamo vincere e vinceremo” da Cinegiornale Luce.

Se ci sarà un nuovo centrodestra unito e semmai questo potrà avere dei prodromi locali, magari anche sotto la Mole, è assai probabile che questo presupponga una rivoluzione interna alla stessa Forza Italia che, nel caso di Torino e soprattutto del Piemonte (giacché nelle stesse condizioni il centrodestra si presenta agli elettori a Novara, seconda città della regione) avrà tempi piuttosto rapidi, a urne ancora calde. Se, come osserva Roberto Rosso uno dei candidati della coalizione mancata “è inutile che Berlusconi ora richiami all’unità del centrodestra e alla scelta del futuro leader da parte del popolo, quando qui ha rifiutato di affidare ai torinesi con un sondaggio e le primarie la scelta del candidato unitario, rimanendo irremovibile su Osvaldo Napoli” , è un altro dei tre aspiranti in corsa alla carica di sindaco del fronte moderato (e sparpagliato) a sostenere che l’impresa (forse) non è impossibile.

Con l’approccio del neofita della politica, ancora sufficientemente lontano da quella politicante, Alberto Morano, il notaio che presentatosi come civico ha poi raccolto il sostegno di Salvini e del Fratelli d’Italia, osserva come “tra gli elettori moderati c’è sì un forte scoramento, ma c’è anche una volontà di riscatto, una voglia di proposte concrete, lontane dalle beghe, di avere insomma delle risposte a una domanda di buona amministrazione e di buona politica che il centrodestra, per poterle dare in maniera compiuta, deve essere il più possibile unito”.  Lui, quando Berlusconi indicava nei civici e nel modello veneziano di Luigi Brugnaro quello vincente per le comunali, era parsa la soluzione per Torino. Poi le cose sono andate diversamente.

Né sondaggio, né primarie come chiesti da Rosso, no all’uomo della società civile impersonato dal professionista, ma punto fermo sull’ex parlamentare azzurro Napoli. Che all’obiettivo di una poltrona in Sala Rossa si avvicina con serafica tranquillità: “Domattina alle nove gioco a tennis”, annunciava ieri sera. Dove andranno i suoi voti al ballottaggio probabilissimo tra la pentastellata Chiara Appendino e l’uscente Piero Fassino si guada bene dal dirlo, esplicitamente. Dice invece che “sono finiti i tempi in cui qualcuno lanciava messaggi e questi venivano seguiti. Mandare messaggi è un’offesa verso l’elettore, che in un eventuale secondo turno saprebbe meglio di me cosa fare”.

Andrà, invece al mare Morano: “Se non toccherà a me, vado in vacanza e torno il 19, mi sembra una soluzione diplomatica”. Diplomatica e forse anche strategica in vista di un possibile ruolo di unificatore della varie anime del centrodestra sotto la Mole che, chissà mai, la new entry potrebbe giocare anche con il sostegno – o una sorta di desistenza costruttiva – di quella parte di Forza Italia – dai consiglieri regionali Gian Luca Vignale e Claudia Porchietto (probabile futura candidata alla presidenza della Regione) all’europarlamentare Alberto Cirio (coordinatore regionale in pectore al posto di Gilberto Pichetto) pronta alla svolta o ribaltone che sia, appena dopo l’esito elettorale.

Morano gode della stima e dell’appoggio di Salvini, ma non è leghista. Era pronto a ricevere l’endorsement di Berlusconi, ma non è di Forza Italia, così come non è di Fratelli d’Italia. È e lo rivendica “uomo di centrodestra”. Una figura apolide, che l’approdo in consiglio comunale potrebbe far risultare ancor più interessante a quella futura coalizione che il notaio vede, però, come un soggetto politico “che vada oltre all’aggregazione delle attuali forze politiche e si ponga come proposta allargata a quei cittadini che dal centrodestra si attendono da tempo proposte e risposte, anziché litigiosità e arroccamenti”.

Non nega a priori i suoi voti ad uno dei protagonisti del duello del secondo turno, Rosso. “Ma a una condizione: deve fare proprio il mio programma in tema di sicurezza: più vigili, più telecamere, welfare prima agli italiani poi agli immigrati …”. Insomma, se saranno Fassino e Appendino, come pare, a giocarsela tra due settimane, facile immaginare una gita in riviera anche per l’ex sottosegretario del governo Berlusconi. Così come se non facile, certo probabile sarà il redde rationem in Forza Italia nel caso Napoli non ottenga il successo da lui auspicato e, soprattutto se le urne sanciranno il vantaggio di Morano su di lui.

Da quel momento potrebbe aprirsi la strada, certo non in discesa ma praticabile, di una svolta nel centrodestra piemontese, favorita da un asse più solido e dialogante con la Lega e Fratelli d’Italia da parte dei berluscones che non hanno digerito il niet verso Morano e la candidatura di Napoli, così come il rifiuto calato all’alto delle primarie. In fondo, lo stesso Salvini ha capito che a Torino il messaggio duro e puro leghista-lepenista non passa facilmente e la scelta di Morano sta a indicare questa prudente decisione del leader del Carroccio. Per contro in Forza Italia la generazione dei quarantenni sa bene che per sopravvivere a una probabile disfatta elettorale e prepararsi al dopo Chiamparino in Regione  è necessario partire proprio dalla riorganizzazione del partito e lavorare a quel centrodestra unito che – tra arroccamenti, impuntature e difese di posizione –  ha mancato l’appuntamento di domani con i suoi elettori.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:00 Lunedì 06 Giugno 2016 dedocapellano alla democrazia italiana serve anche il centro destra

    Per un buon funzionamento della nostra democrazia dobbiamo augurarci che l'elettorato di centro destra trovi una organizzazione politica di partito che sappia rappresentare al meglio le motivazioni di questo elettorato.

  2. avatar-4
    10:55 Sabato 04 Giugno 2016 già... Perdere e vincere

    Farsi la semplice domanda: “Perché il PD vince e noi perdiamo?”...? Manco per le...continuano a mandare mail che finiscono nel cestino e i veri elettori di centrodestra sperano che nel cestino ci finiscano non solo le mail. Non c'è più sordo di chi non vuol sentire, non c'è più cieco di chi non vuol vedere e non c'è più perdente di chi non vuole vincere. Sbarazziamoci pure, anche e sopratutto, dei portaborse ex-galoppini quarantenni, perché la tara mentale è sempre quella e la commedia finita...

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