ALTA VELOCITA'

Tav, scontro sull’Antimafia

Botta e risposta tra Movimento 5 stelle e Pd sul protocollo sottoscritto dalla Conferenza intergovernativa. Scibona: "Il nuovo regolamento non ha forza di legge". Esposito: "Sono solo bravi a dire no a tutto"

“Non serve neppure essere uno studente al primo anno di Giurisprudenza per capire che la normativa antimafia sarà applicata ai cantieri della Tav sia dall’Italia sia dalla Francia. Basterebbe aver imparato qualche cosa sul funzionamento delle norme  facendo il parlamentare”. Il senatore del Pd Stefano Esposito affida a parole affilate la sua replica a quanto dichiarato dal collega (anche in Commissione Trasporti di Palazzo Madama) del Movimento 5 stelle Marco Scibona. Un botta e risposta cui i due hanno abituato in questi tre anni di legislatura.

L’esponente grillino sostiene che l’applicazione della normativa italiana antimafia agli appalti e ai cantieri della parte transfrontaliera della Torino-Lione è “errata” e aggiunge che lo capirebbe perfino una matricola di Legge. Un modo per sollevare ancora una volta il nodo della compatibilità tra grandi opere e legalità, tra i cavalli di battaglia dei seguaci di Beppe Grillo. “I Cinque Stelle – dice Esposito - sono bravi a dire di no a tutto, a parlare tanto, ma hanno questo deficit: quando si tratta di affrontare temi concreti e conoscerli, finiscono con lo zoppicare”. E, secondo il senatore democratico, da sempre favorevole all’alta velocità, l’inciampo di Scibona se lo sarebbe potuto facilmente evitare “informandosi su come funzionano le leggi in Italia e in Francia, così come gli accordi tra i due Paesi sulla questione, anziché fare affermazioni del tutto campate per aria”.

SCIBONA: "L'ANTIMAFIA NON VARRA' PER LA TAV"

Tutto nasce dal protocollo aggiuntivo sottoscritto ieri l’altro dalla Conferenza intergovernativa presieduta da Louis Besson con Paolo Foietta copresidente, con cui è stato approvato il regolamento dei contratti per i lavori della sezione transfrontaliera attraverso il quale si attua quanto concordato dai governi di Italia e Francia nel protocollo addizionale per l’avvio dei cantieri del tunnel di base del Moncenisio. Nell’accordo, sottoscritto nel summit di Venezia dello scorso 8 marzo, si erano indicati i princìpi generali, affidando alla Cig il compito di scriverne l’articolato entro 90 giorni, termine scaduto ieri. Rispettati tutti gli obblighi previsti dagli accordi internazionali, i due governi possono ora avviare l’iter della ratifica parlamentare, che deve essere conclusa entro il 2016. Citando il nuovo regolamento che contiene il dettaglio delle modalità di applicazione, anche Oltralpe, delle norme antimafia vigenti in Italia integrate con il diritto francese, Esposito parla “del primo caso in assoluto in Europa dell’applicazione della normativa antimafia sugli appalti e i cantieri a livello transnazionale. Altro che atto senza forza di legge, come dice il grillino Scibona”. 

Tesi quella del parlamentare dem ribadita anche nelle dichiarazioni congiunte al termine della sottoscrizione dell’atto, nelle quali è stato spiegato che a svolgere gli accertamenti antimafia per gli appalti ai cantieri italiani e francesi sarà una struttura binazionale costituita dal prefetto di Torino e dal suo omologo francese. I due lavoreranno insieme, condividendo le informazioni e con il supporto delle rispettive forze di polizia che potranno svolgere controlli e sopralluoghi congiunti nelle aree di cantiere. Le verifiche, come già avviene nei cantieri italiani dell’opera, saranno svolte non solo sulle aziende appaltatrici, ma su tutta la filiera dei sub appalti. Ai controlli contro le infiltrazioni mafiose saranno sottoposte anche le aziende di stati terzi. In questo caso, secondo il regolamento, la competenza spetterà alla prefettura del paese in cui hanno inizio i lavori o in cui l’azienda ne svolge la maggior parte. Le ditte devono inoltre rispettare specifici obblighi comportamentali, descritti nei bandi di gara, la cui inosservanza determina l’applicazione, da parte del promotore pubblico Telt, di specifiche penalità i cui proventi vengono reinvestiti in iniziative a tutela della sicurezza dei cantieri. Le aziende che risultano avere tutte le carte in regola, vengono quindi inserite in una lista bianca transnazionale relativa alla Torino-Lione, una sorta di anagrafe degli esecutori che possono lavorare nei cantieri.  Questo non riguarderà solo i nuovi lavori: anche tutti gli appalti in corso sul versante francese dovranno aderire a questi nuovi criteri, mentre in Italia sono già applicate le procedure antimafia previste dal diritto italiano. “Non è un caso – osserva il senatore del Pd – che a far parte del gruppo che la lavorato alla redazione del testo sono stati chiamati, tra gli altri, i capi del servizio legislativo dei ministeri di degli Interni e degli Esteri dei due Paesi”.

Scibona sostiene, invece, che non avendo la Conferenza intergovernativa competenza legislativa, “il regolamento non è un atto avente forza di legge”. Dopo l’accordo bilaterale del 2012, “divenuto legge in Francia e Italia con le rispettive ratifiche, il diritto applicabile agli appalti è solo quello francese – sostiene Scibona – L’accordo infatti è una legge dello Stato e quindi per introdurre la normativa antimafia italiana bisognava abrogare un articolo attraverso il nuovo accordo di Venezia di quest’anno. Nulla di tutto ciò è avvenuto”. Interpretazione che Esposito rispedisce al mittente: “Il regolamento è parte integrante e inserito nei tempi e nei modi previsti dell’accordo. Quindi anche la Francia applicherà, per la prima volta, le nostre norme antimafia. Capisco – osserva polemicamente il senatore dem – che questo possa deludere chi, come i Cinque Stelle e taluni giornalisti, hanno sempre parlato delle infiltrazioni mafiose come rischio per la Tav, da loro avversata, e adesso debbano prendere atto che i problemi c’è chi li affronta e li risolve. Questa è una vittoria per tutti quelli che hanno lavorato – dal governo alla Regione Piemonte, al Comune di Torino e pure il sottoscritto – per raggiungere un obiettivo sul fronte della legalità. Capisco possa dare fastidio a chi osteggia questa grande opera e adesso fornisce una versione dei fatti non vera. Le norme sono chiare. E chi sta in Parlamento dovrebbe conoscerle e saperle leggere. Anche senza aver dato un esame a Giurisprudenza”.

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