(S)BALLOTTAGGIO

Fassino può passare col Rosso

L'ex sottosegretario berlusconiano starebbe meditando di indirizzare il suo consenso (5%) al sindaco uscente. Con qualche imbarazzo e minacce di ammutinamento. Ma avranno la meglio ambizioni personali e "suggerimenti" di Bonsignore

L’apparentamento mascherato. È il protagonista di questi giorni in vista del ballottaggio. Tutti negano: si fa ma non si dice. E se qualcuno, come il segretario della Lega Matteo Salvini e Mario Borghezio, ne fa scorgere i contorni nitidi  con dichiarazioni di voto esplicite, il beneficiario  - nel caso di Torino,  la pentastellata Chiara Appendino – se la cava (o tenta di farlo) spiegando che non ci sono accordi e gli elettori non prendono ordini dai segretari di partito. Smentisce pure ogni contatto con il Carroccio. E se è vero che questo vale per lei, difficile escludere una diplomazia riservatissima di sherpa al lavoro. Previsto dalla legge elettorale, ma tenuto lontano come una malattia infettiva e letale da tutti, l’accordo dopo il primo turno (con patti espliciti e posti definiti in caso di vittoria) non è cosa pure per Piero Fassino. Del resto, viste le alleanze (nel caso del centrosinistra) strette fin dall’inizio, oggi un accordo formale con alcuni degli avversari al primo turno avrebbe il gusto troppo forte e indigeribile dell’inciucio.

E allora, chiamali se vuoi endorsement. Diretti o mediati. “Voto Appedino per mandare a casa Fassino”, il primo tipo di marca leghista; “lei ha la golden share per Fassino” il secondo, suadente recapitato via telefono al candidato civico appoggiato dal Carroccio e Fratelli d’Italia Alberto Morano direttamente da ambienti accreditati molto vicini ai vertici di Forza Italia. Poi ci sono quelli fatti epoca non sospetta, ma che alla bisogna è sufficiente ricordare sommessamente: “Fassino sarebbe un ottimo presidente della Repubblica” (cit. Osvaldo Napoli), figurarsi sindaco visto che l’ha pure già fatto.

Eccetto la Lega schierata con il Movimento Cinque Stelle in funzione anti-Pd, gli altri potenziali supporter negano. “Andrò al seggio, ma non voterò Fassino il che non significa che voti Appendino” dice Morano che mette il sigillo da notaio sulla scheda bianca: non si scontra con il supporter leghista e al contempo non si schiera con una forza politica lontana anni luce da lui. Liberta di voto è l’indicazione di Forza Italia che però, almeno in parte, sembra preferire l’usato certo e conosciuto al nuovo incognito.

Uno schema, insomma, che però potrebbe essere rotto almeno in parte da uno degli altri candidati sindaco rimasti fuori dalla corsa, ma non dalla futura composizione del Consiglio comunale. “Non sarà banale” ha avvertito Roberto Rosso annunciando una sua conferenza stampa per domani. Di più non ha detto, non dice e probabilmente non dirà fino a quello che potrebbe essere un coup de théâtre dell’ex sottosegretario berlusconiano a una settimana dal voto. Sette giorni per far arrivare ai suoi elettori che lo hanno portato al 5,05 l’invito ad andare nella direzione ostinata e contraria rispetto a quella indicata dalla Lega? Rosso fino ad oggi ha smentito ogni ipotesi di appoggio a Fassino, ma è altrettanto vero che alcuni dei punti del suo programma che aveva posto come condizione per un possibile aiuto al secondo turno, in parte sono stati citati – dall’incremento dei vigili all’attenzione alle periferie e altre misure per la sicurezza – dal sindaco come misure da attuare nel caso della sua riconferma.

Nel definire “non banale” quel che dirà domani, apre a mille interpretazioni, ma alla fine per non essere, appunto, banale l’ex berlusconiano dovrà dire qualcosa se non di sinistra – come esortava Nanni Moretti – almeno che a quella parte si avvicini. Questo è quel che prevedono, con più di un pizzico di malignità, coloro che hanno più volte descritto lo sguardo (e le mire) del politico vercellese già candidato a Palazzo di Città nel 2001 (sconfitto per meno di 6 punti da Sergio Chiamparino al ballottaggio): la poltrona di presidente del Consiglio comunale. Per inciso, quella poltrona non è mai stata citata tra quelle che la Appendino ripete non essere disponibili per nessuno, facendo sempre riferimento, l’avversaria di Fassino, ai posti in giunta. Ma alla Lega comunque non interesserebbe: il Carroccio l’apparentamento mascherato lo fa o cerca di farlo per rimediare voti stellati nelle città in cui va al ballottaggio contro il Pd, incominciando in Piemonte da Novara, e proseguendo nel resto del Paese con Bologna e, pure, Milano.

È pure vero che, tornando a Rosso, egli non ha mancato fino alla fine di attaccare l’attuale primo cittadino come emblema e tessitore del famigerato sistema Torino. Altrettanto vero è che uno dei più importanti e potenti sostenitori dell’ex parlamentare di nome fa Vito Bonsignore. E di lui è nota la simpatia e la stima nei confronti di Fassino. Non fa mistero, don Vito da Bronte, di considerare Piero uno dei migliori politici e un bravo amministratore. Va, tuttavia, osservato che la squadra messa in campo da Rosso non è certo rimasta compatta (per usare un eufemismo) dopo il risultato delle urne. L’unico che finirà in Sala Rossa sarà lui e tra gli altri serpeggia il malcontento. L’Udc Enzo Liardo non fa mistero dell’essersi sentito boicottato: lo va dicendo apertamente. Così come dice che se il suo (ormai ex) candidato sindaco si esprimerà sul voto al ballottaggio dando indicazioni in un senso, lui un minuto dopo dirà di fare l’esatto contrario.

Forse basterà aspettare ventiquattr’ore. E non sarà un’attesa tranquilla, come non lo saranno i giorni a venire per i due contendenti. Il vantaggio di Fassino sulla Appendino è cospicuo, ma gli analisti che in questi frangenti spesso rischiano di fare gli aruspici vista l’imperscrutabilità dell’elettorato, a incominciare dall’incognita sulla partecipazione alla seconda tornata ai seggi, avvertono un margine di rischio tutt’altro che ipotetico per l’ultimo segretario dei Ds. C’è chi ricorda come forte fosse il vantaggio, nel 1993, di Diego Novelli (36,11%, 217.506 voti) rispetto a Valentino Castellani (20,32%, 122.423 voti) e come poi andò a finire: il professore recuperò il gap di 95mila voti e l’ex sindaco del “decennio della follia” uscì sconfitto. Certo si era in piena transizione tra la Prima e la Seconda Repubblica, provocata da Tangentopoli, per la prima volta insieme post comunisti e post Dc nell’embrione dell’Ulivo rispetto al vecchio sistema incarnato da Novelli, però alla fine andò come andò, pur con quel consistente vantaggio iniziale destinato a sparire. Anche per questo, oggi, a poco più di una settimana dal giorno del giudizio (dei torinesi) ogni movimento o dichiarazione può essere importante. Talvolta, pure imbarazzante. Come l’apparentamento mascherato. Si fa, ma non si dice.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    16:25 Domenica 12 Giugno 2016 Carlo Chiama È scattato il giallo.

    Attenzione Fassino passerà con il verde. Dite all'Appendino che è scattato il giallo ... se passa col Rosso rischia di prendersi una multa o di schiantarsi!

  2. avatar-4
    10:01 Sabato 11 Giugno 2016 elpampero incredibile martucci

    L'Udc scompare dalla politica torinese e lui riemerge come nulla fosse diventando l'ago della bilancia nella tormentatissima circoscrizione 5... Senza parole...

  3. avatar-4
    13:45 Venerdì 10 Giugno 2016 marcopuglisi se da seguito a quello che ha detto in campagna elettorale...

    Non può che appoggiare il cambiamento. Quindi Appendino!

  4. avatar-4
    12:22 Venerdì 10 Giugno 2016 PassatorCortese Diciamo che...

    Rabellino Martucci e umanità varia voteranno per Fassino. Finalmente una buona notizia per la città Ah, dimenticavo Bertier!

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