WELFARE

Sostegno al reddito, melina in Regione

Sinistra Italiana vuole una legge ad hoc per il Piemonte. Grimaldi batte il tempo ai colleghi di Palazzo Lascaris: "Abbiamo aspettato anche troppo". Il Pd sospetta una mossa elettorale. L'assessore dem Ferrari: "Serve una misura nazionale"

“Al Piemonte serve il reddito minimo di autonomia. Gli oltre 30mila cittadini che da gennaio non ricevono alcun sostegno al reddito non possano aspettare ulteriormente i nostri ritardi”. In una mail dalle tempistiche secondo alcuni sospette (visti i pochi giorni che separano dai ballottaggi) il consigliere regionale di Sinistra Italiana Marco Grimaldi batte il tempo ai suoi colleghi sulla misura di contrasto alla povertà; per certi versi analoga al cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, che propone a livello nazionale il reddito di cittadinanza. Una missiva che ha indispettito mezzo Pd e che viene vissuta come l’ennesimo tentativo di mettere in difficoltà la maggioranza di centrosinistra, della quale, almeno formalmente, Grimaldi fa ancora parte, sebbene la sua adesione al progetto di Torino in Comune a sostegno di Giorgio Airaudo abbia segnato un solco nei rapporti con i democratici. Il provvedimento in questione è il ddl 154, firmato peraltro anche da un pezzo del Pd, prevede lo stanziamento di 40 milioni dal bilancio regionale ed è giudicato “insostenibile” dalla giunta di Sergio Chiamparino. Per questo è rimasto impantanato per tre mesi tra la III e la IV Commissione. “Da parte mia non c’è nessuna voglia di fare polemiche – afferma Grimaldi -. Ho presentato una legge che ha dei costi, ma ho anche individuato nella rimodulazione dell’Irap dove andarle a recuperare”. Ci sono poi i fondi europei, “magari rivedendo Garanzia Giovani, uno strumento che oggettivamente non funziona” prosegue Grimaldi e su questo è difficile dargli torto.

Al netto, però, delle solite beghe politiche, il tema della povertà resta il tallone d’achille per il principale partito di centrosinistra, che negli anni neri della crisi ha brancolato nel buio, stritolato tra tagli e politiche di austerità. L’assessore piemontese al Welfare Augusto Ferrari non ci gira troppo intorno: “Sui temi della disuguaglianza è in gioco il futuro del Pd” e l’approdo finale di una riforma compiuta dello stato sociale “non può prescindere dall’introduzione, a livello nazionale, di un vero reddito di cittadinanza”. Una posizione netta, contro la quale però ci si scontra, quando, calcolatrice alla mano, si mettono in colonna le risorse necessarie per sostenere le fasce più deboli. Perché, che siano 100mila o qualcuno di meno quelli di Torino, è inutile negare la profonda sofferenza di pezzi importanti della società; nel capoluogo così come fuori dalle cinta daziarie.

Il reddito di autonomia difficilmente diventerà legge, almeno per ora “e se Grimaldi cerca un casus belli per formalizzare il suo addio alla maggioranza questo è certamente il modo più efficace” attacca un consigliere democratico. Ma intanto la Regione Piemonte si sta muovendo attraverso altri canali. “Stiamo lavorando all’attuazione del piano nazionale di contrasto alla povertà – spiega Ferrari – utilizzando le risorse di un fondo per cui l’ultima legge di stabilità ha stanziato 600 milioni (nel 2017 si passerà a un miliardo), di cui 40 saranno destinati al Piemonte”. Giovedì ci sarà un incontro risolutivo con i funzionari ministeriali per partire con il bando che prevedrà un sostegno alle fasce più povere, quelle sotto i 3mila euro di isee. Tra giugno e agosto verranno raccolte le domande e “tra settembre e ottobre dovremmo essere in grado di erogare i primi sussidi”. Ad attenderli circa 40mila persone. 

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