IL DUELLO

Renzi: “Attaccatevi al telefono”

Il premier sprona Pd e attivisti a "chiamare uno a uno i nostri per riportarli a votare". La sfida si gioca su poche migliaia di voti e più che portare nuovi elettori è importante non perdere quelli del primo turno. Circolano nuovi sondaggi

A Palazzo Chigi, sulle comunali torinesi l’idea è chiara: “Ci basta riportare a votare i nostri e abbiamo vinto”. I sondaggi che circolano sarebbero leggermente favorevoli a Piero Fassino, ma quella leggerezza potrebbe trasformarsi in un pesantissimo quanto letale macigno se non ci sarà la mobilitazione alla quale Matteo Renzi esorta non rinunciando ad affidare il suo sprone a qualche sms diretto sotto la Mole. “Li stiamo chiamando? Bisogna mettersi lì e fare telefonate”, ammonisce il premier-segretario. Occorre non perdere nessuno di chi ha votato al primo turno il sindaco, assicurandosi che torni a farlo dopodomani.

I quasi 11 punti (41,84% contro 30,92%) di Fassino sull’avversaria grillina Chiara Appendino sono un distacco notevole, una dote in grado di reggere anche alla chiamata alle armi contro l’attuale sindaco e favore della bocconiana a Cinquestelle partita da Matteo Salvini e Mario Borghezio per la Lega, peraltro non certo accolta con entusiasmo dagli esponenti locali a dir poco freddini, così come quella dell’ex sottosegretario berlusconiano Roberto Rosso che pure tra i suoi elettori ha provocato qualche sconcerto invitando a votare Appendino.

Un patrimonio preziosissimo, insomma, quello dei voti raccolti da Fassino due settimane fa che, al vertice del Nazareno  porta a una considerazione: “Ormai è tutta una questione organizzativa”, ovvero è indispensabile che la macchina di Fassino e del Pd marci senza nemmeno un intoppo e lo faccia con tutte le energie possibili fino alla fine.

Sui temi concreti della città, nei vari faccia a faccia, Fassino ha mostrato una conoscenza ovviamente maggiore rispetto alla sua avversaria: dalla vicenda della Città della Salute che ha visto la Appendino attribuire il nome del futuro polo sanitario a una vecchia e ormai abbandonata idea di risistemazione delle Molinette sulla base di un progetto dell’ex consigliori sulla sanità di Roberto Cota, Claudio Zanon fino alla questione dello sviluppo urbanistico passando per il No Tav di cui la pentastellata è sostenitrice, pur cercando di ammorbidire i toni per evitare di apparire su posizioni radicali che metterebbero in imbarazzo una parte del suo potenziale elettorato  (incominciando da quello a lei vicino delle imprese).

Per contro, Fassino rischia di essere schiacciato dall’antirenzismo, alimentato anche dal nodo del referendum sulle riforme di ottobre. Lui ha detto che pur essendoci cose migliorabili, voterà sì. E non poco conta la dichiarazione di voto a suo favore di Gustavo Zagrebelsky che, seppur scontata, attiene pur sempre a un costituzionalista del fronte del No. Il quale rispetto alla parola d’ordine del M5s e della Appedino sul cambiamento, ha osservato citando Hegel che “voler cambiare tutto è sintomo di decadenza dei popoli”. Il costituzionalista inserisce dunque un cuneo pesante su quel fronte che in nome del cambiamento associa la scelta su chi deve governare Torino al voto negativo al referendum e, ovviamente, la spallata a Renzi. Il quale ai suoi interlocutori torinesi, per riportare alle urne tutti gli elettori di Fassino al primo turno, dice senza giri di parole di attaccarsi al telefono, chiamarli “uno a uno” tenere sotto gli occhi le agende.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:07 Giovedì 16 Giugno 2016 capkirk La risposta automatica

    "Attaccatevi al cxxxx"

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