IL DUELLO

E’ caduto il muro di Torino Appendino sfratta Fassino

Vittoria ampia della candidata grillina. Dieci punti di distacco dal sindaco uscente. Un voto che segna la crisi irreversibile del sistema di governo del Centrosinistra. Anche a Novara sconfitta del Pd Ballarè

Il Movimento 5 stelle espugna Torino. Una vittoria netta per la candidata grillina Chiara Appendino che ribalta il risultato del primo turno che la vedeva indietro di 11 punti percentuali e oltre 40mila voti. Al termine degli scrutini la candidata pentastellata ottiene il 54,56% (in termini assoluti sono 202.764 i voti), distanziando di quasi dieci punti il suo avversario (168.880). 

Così si conclude un ventennio che ha visto la sinistra guidare incontrastata il capoluogo piemontese, prima con le giunte di Valentino Castellani, poi con quelle di Sergio Chiamparino e infine con i cinque anni di Fassino. I grillini riescono laddove fallì anche Silvio Berlusconi all’apice del suo potere. Una campagna elettorale presa sottogamba dai vertici democratici, almeno in un primo tempo, quando addirittura c’era chi provava a convincere il primo cittadino che la vittoria sarebbe arrivata al primo turno. Vince il M5s sull’onda di un cambiamento mai effettivamente declinato dalla Appendino. Vince la rabbia delle periferie a Nord di Torino, che hanno dimostrato di esistere e di votare Cinquestelle. Così lo spettro di Venaria, il primo grande centro del Piemonte conquistato dai pentastellati, si è impossessato anche del villaggio di Asterix di un centrosinistra che esce a pezzi da queste amministrative. 

Fassino commenta l’esito delle urne dal suo comitato elettorale, dove è stato accolto da un lungo applauso: “E’ evidente dal voto che il centrodestra ha votato in blocco la candidata M5s. Per loro era un’occasione troppo ghiotta far perdere il centrosinistra a Torino dopo 23 anni. Questa motivazione ha prevalso sopra ogni altra cosa”. “Noi - è la prima analisi del ballottaggio fatta dal sindaco uscente - confermiamo i voti del primo turno, il dato aritmetico è inequivocabile. L’esito delle comunali deve forse far compiere una riflessione anche di tipo politico perché questa situazione si è verificata solo dove la sfida era tra centrosinistra e M5s”. 

È passata di poco mezzanotte e mezza. Palazzo di città è “assaltato” dai grillini quando la nuova sindaca di Torino, la pentastellata Chiara Appendino, arriva per fare il suo primo discorso: “C'è molta emozione - comincia con la voce segnata dalla contentezza -. È un grande risultato dopo questi anni di lavoro”. Il suo è un discorso già molto istituzionale e lo pronuncia mentre gli attivisti ai cancelli urlano "Onestà, onestà". Lei continua: “È stato un lungo cammino, ma ora siamo arrivati qua. Abbiamo il dovere di ricucire una comunità ferita. Questa strada non è destinata a chiudersi, ma è un percorso che va oltre l'orizzonte". Ringrazia il sindaco uscente, lo sfidante Piero Fassino, che a risultato ormai certo le telefona privatamente per congratularsi e poi pensa ai cittadini: “Ogni torinese dovrà sentire il Palazzo di città la cui porta sarà sempre aperta". È realista, "non saprò risolvere tutti i problemi", afferma. Nella Sala delle colonne i sostenitori e gli eletti si abbracciano, alcuni di loro sono commossi. La sorpresa è tanta per tutti. La deputata Laura Castelli lo sottolinea. "Il risultato è inaspettato dopo questi anni di centrosinistra che ha dimenticato i bisogni dei torinesi. Ora il Movimento 5 stelle entra in comune. Amministreremo in maniera responsabile perché dopo 5 anni di opposizione dura sappiamo dove mettere le mani”. “È il premio di cinque anni di lavoro e adesso dobbiamo lavorare ancora di più", dice Vittorio Bertola, l'ex consigliere comunale, per cinque anni compagno di banco della Appendino in Sala Rossa. "Non ci aspettavamo nulla. Abbiamo dato il massimo e Chiara è arrivata ai cittadini. Il programma era credibile e il candidato era perfetto, considerando anche che sarà il presidente della citta metropolitana - dice la consigliera regionale M5S e No Tav Francesca Frediani -. Sarà presente nell'Osservatorio Tav nella doppia veste". A tirare le fila, inquadrando il risultato torinese nell’ottica nazionale, è il deputato Ivan Della Valle: “È un segnale per Renzi e per questa classe politica. Abbiamo preso Roma e Torino. Renzi deve prendere atto di questa sconfitta, si avvicina già adesso il suo tramonto”.

Tra i primi a parlare nel Pd è il senatore Stefano Esposito che ammette: “Non avevo messo nel conto il risultato di Torino. La sconfitta è abbastanza ampia, c’è un segnale politico molto chiaro. Noi adesso avremo tempo per una riflessione che mi auguro sia non solo interna. Una resa dei conti mi interessa poco, questo partito non ha bisogno di faide, piuttosto dobbiamo capire perché gli elettori ci hanno voltato le spalle. Lasciamo al M5s una delle città meglio amministrate”. Esposito rigetta la teoria secondo cui si tratta di un voto contro Matteo Renzi: “Le responsabilità vanno ricercate da un distacco o una stanchezza da parte degli elettori dopo 23 anni di governo. Ora serve una riflessione auto-rigenerativa”. E poi ammette le responsabilità di una generazione, la sua, che “magari ha letto alcuni fenomeni ma non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo” e quindi di saper proporre un cambio generazionale di cui probabilmente il Pd di Torino aveva bisogno.

Scene di una vittoria

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1 Commenti

  1. avatar-4
    23:34 Domenica 19 Giugno 2016 dedocapellano Speriamo

    Speriamo ......

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