CARTAPESTA

La grande fuga dalla Stampa

Dal 1° luglio il quotidiano agnellesco e Repubblica avranno un'unica amministrazione centralizzata. Di fatto Calabresi avrà in mano tutto il gruppo. Esodo di massa da via Lugaro: sull'uscio Gramellini, Ubaldeschi, Russo. Si chiude la corrispondenza di Bruxelles

In via Lugaro 15, sede (da precisare “in affitto”) della Stampa, qualcuno incomincia a parlare di riedizione 2016 de “La grande fuga”, celebre film del 1963 con Steve McQueen e Charles Bronson. Altri, forse più pessimisti, hanno ripescato un vecchio proverbio: “Quando la nave affonda i topi scappano”. Molti fanno gli scongiuri e i credenti pregano. E tacciono, in attesa di un importante incontro fra il direttore, Maurizio Molinari, e il Comitato di redazione previsto, ed è notizia certa, per giovedì 30 giugno. Riunione che cade, e non pare un caso, alla vigilia della scadenza di quella dual diligence che ha coinvolto in una “gestione parallela” (in italiano) il quotidiano del gruppo Elkann-Agnelli con la casa madre di Largo Fochetti nella creazione di quella “Stampubblica” che ha fatto arricciare il naso a tutti coloro che credono nella pluralità dell’informazione. Perché dal 1° luglio Stampa e Repubblica avranno un'unica amministrazione centralizzata. Il che vuol dire che Mario Calabresi – non certo distintosi per una gestione scoppiettante dell'ex giornale della Fiat – ha posto la mano su tutto il gruppo. Anche per i conti spiccioli.

Così, casualmente, sta iniziando “la grande fuga”. Primo ad andarsene (a Repubblica, a capo dell'Economia)  quel Francesco Manacorda che nel 2012 fu nominato vicedirettore (la Stampa ne ha avuti ben 5 contemporaneamente, un primato) proprio da Calabresi, del quale è sempre stato considerato un fedelissimo. Lo sostituirebbe Massimo Vincenzi, ex Espresso e già capo redattore centrale in largo Fochetti.

Voci consistenti parlano del prossimo passaggio “totale” alla Rai di Massimo Gramellini, attualmente a mezzo servizio tra i quotidiani “Buongiorno” su “La Busiarda” e la trasmissione di Fabio Fazio: il fascino della telecamera (o il destino incerto della Stampa) l’avrebbero convinto a lasciare la tolda del foglio agnellesco. Altra uscita eccellente di cui si sussurra è quella di Luca Ubaldeschi, silenzioso vicedirettore, uomo-macchina non solo fedele ma “devoto” a tutti i direttori che si sono susseguiti al vertice dell’ex giornale di casa Agnelli: andrebbe a Mediaset, rifugio di molti silenziosi ubbidienti.

Il condirettore Massimo Russo, letteralmente imposto da Calabresi poco più di un anno fa, sarebbe destinato all’Espresso, capo del web o forse di tutta la parte informatica. Suoi erano stai i tentativi maldestri di far uscire la Stampa nel giorno di sciopero proclamato dai poligrafici. Infine, fra tante fughe, un rientro che sa di ridimensionamento del quotidiano, se ancora qualcuno non l’avesse capito: verrebbe chiuso l’ufficio di corrispondenza di Bruxelles e rientrerebbe a Torino, forse al posto di Ubaldeschi, Marco Zatterin, figlio d'arte di quell’Ugo mezzobusto del Tg1, severo conduttore di tante Tribune politiche in bianco e nero. Insomma in via Lugaro c’è aria di smobilitazione.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    12:13 Giovedì 23 Giugno 2016 tandem E' logico e conseguenziale

    E' dal momento della vendita della sede di via Marenco che era chiaro lo smantellamento, aiutato anche dalla totale inesistenza sindacale e peso contrattuale della FNSI, a partire dalla Associazione Stampa Subalpina che perde peso e tessere costantemente a causa della sua inconsistenza....

  2. avatar-4
    06:57 Giovedì 23 Giugno 2016 Ierre È la fine di un'era

    John Elkann ( nome e cognome tipicamente torinesi ) ha dichiarato che si augura che la Appendino mantenga la torinesita'. Proprio loro che si sono venduti tutto. Persino la casa di famiglia in Corso Matteotti ed ora il giornallone simbolo dei legami della famiglia con la citta. Un bel coraggio.....

  3. avatar-4
    14:15 Mercoledì 22 Giugno 2016 pericle Dai...

    se ne va anche Iacoboni? Che ha fatto la fortuna dei 5stelle!

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