FIANCO DESTR

Rosso ricama un centr(in)o

L'ex sottosegretario lavora a un'aggregazione delle forze moderate radicata sul territorio e con una chiara connotazione antirenziana: "Basta ambiguità". Ma non ha trattato fino all'ultimo con Fassino per la presidenza della Sala Rossa?

Era pronto a votare Piero Fassino e ora vuole organizzare, partendo da Torino e dal Piemonte, un’alleanza “centrista e liberaldemocratica che sia chiaramente alternativa a Matteo Renzi”. A 48 ore dal crollo del blocco rosso subalpino, c’è un altro Rosso, Roberto, che, ringalluzzito da un risultato elettorale certamente decoroso, già pensa al futuro. Vercellese di Trino, 55 anni, dna democristiano con qualche mutazione genetica in senso liberale, instillata dal berlusconismo, l’ex sottosegretario ha un piano che muove i suoi primi passi partendo da un dato di fatto: “Ncd è un partito finito da un pezzo” e “Alfano dovrà decidere cosa fare, se continuare a fare la stampella del centrosinistra o rifondare, davvero, un polo alternativo”.

L’orizzonte è il referendum costituzionale contro cui si schiereranno destra e M5s: che faranno i governativi di Ncd e Area Popolare? La vecchia volpe di Trino ha fiutato l’aria: si va verso una scomposizione e ricomposizione di un’area politica dalle potenzialità evidenti e che proprio sul territorio può contare su personalità in grado di rilanciarla, “purché abbia una fisionomia politica ben definita”. Raffaele Fitto in Puglia, Flavio Tosi e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro in Veneto, Alfio Marchini a Roma e poi Manes Bernardini a Bologna, dove ha dimostrato di poter coagulare un consenso a due cifre, fino a Daniele Andretta a Novara. Una prospettiva federativa tra le varie aggregazioni che nasceranno da Nord a Sud dell'Italia. Il disegno illustrato nei dettagli ieri, durante un pranzo con Alberto Morano, il candidato sindaco di Torino, sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia, il quale tuttavia si è tenuto ben lontano dal prendere qualunque impegno.

È una fase delicata in cui a livello locale e nazionale ognuno si gioca la sua partita: le lotte di potere per la spartizione delle spoglie di Forza Italia, l’opa ostile lanciata da Matteo Salvini sul centrodestra, le ambizioni governative di chi, come Alfano & C., senza incarichi e prebende vedrebbe esplodere il partito. È in questo scenario – “mentre al capezzale del Cavaliere ci vanno solo i figli e i manager delle sue aziende e non i vertici del partito” – che vorrebbe inserirsi Rosso per aggregare un polo in grado di raggiungere un consenso tra il 5 e il 10 per cento e provare a tornare al governo attraverso un’alleanza con Salvini e Meloni.  E Osvaldo Napoli, che da ieri dà fuoco alle polveri e si scaglia contro i “traditori” di Forza Italia? “Mi dica lui se ha voglia di uscire da quell’opacità dimostrata in campagna elettorale, quando ha fatto credere di essere la quinta colonna di Fassino. A quel punto ne discutiamo”.

Eppure con Fassino ci ha trattato anche Rosso, eccome. L’accordo era a un passo: l’ex sottosegretario avrebbe garantito il suo appoggio in cambio della presidenza della Sala Rossa per sé e di sei posti di sottogoverno: la trattativa era stata condotta dall’eminenza grigiastra di Fassino, Giancarlo Quagliotti, presente Deodato Scanderebech. Versione e, soprattutto, contenuto dello scambio che l'ex sottosegretario smentisce, circoscrivendo il merito a sole questioni ideali e programmatiche. Per sancire politicamente l’intesa il primo cittadino avrebbe aperto ai suoi quattro punti programmatici su trasparenza e sicurezza, ma all’ultimo saltò tutto a causa del rifiuto del sindaco uscente di riconoscere pubblicamente l’accordo con l’ex golden boy del Cavaliere. Un’operazione che a suo avviso rischiava di fargli perdere più voti di quanti gliene avrebbe fatti guadagnare. Così il giorno successivo Rosso annunciò il sostegno alla Appendino.

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    17:37 Mercoledì 22 Giugno 2016 tandem AAAA Cercasi....

    Centrodestra decente, smarritosi tra le urne....

Inserisci un commento