Tris d’assi per Confindustria
Stefano Rizzi 08:00 Sabato 25 Giugno 2016 0Per la successione di Carbonato, oltre ai duellanti Biraghi e Giovannini, scende in campo Ravanelli, numero uno dell'associazione di Novara. Il re dei formaggi propone ai saggi di prorogare l'elezione: "Serve più tempo per scegliere"
Nebbia fitta e qualche temporale sul futuro vertice di Confindustria Piemonte. L’appuntamento del prossimo 7 luglio, giorno in cui gli industriali della regione (almeno in gran parte) dovrebbero convergere su un nome cui affidare la guida dell’associazione di via Vela, potrebbe concludersi con un nulla di fatto, anticipato dal superamento dell’impasse grazie alla proroga di sei mesi del mandato dell’attuale presidente Gianfranco Carbonato. A caldeggiare presso i tre saggi incaricati di sondare la base degli iscritti per individuare le candidature da sottoporre all’assemblea e ai quali spetta
l’eventuale decisione del prolungamento del mandato, è stato proprio uno dei protagonisti di quello che, fino a qualche settimana fa, s’era annunciato come un duello: Franco Biraghi.
L’imprenditore caseario a capo degli industriali cuneesi l’ipotesi di “evitare decisioni affrettate” e prendere “il tempo necessario per una decisione cruciale per l’economia piemontese dei prossimi anni” l’ha messa nero su bianco in una lettera inviata alla troika: Mariella Enoc, Luigi Rossi di Montelera e Savino Rizzio. La stessa che ai primi del mese aveva di fatto bloccato la strada allo stesso Biraghi e al suo contendente Marco Giovannini, amministratore delegato della multinazionale Guala Closures e
presidente di Confindustria Alessandria fino allo scorso anno quando passò il testimone a Luigi Buzzi. Entrambi non avevano raccolto quegli appoggi necessari per approdare alla sfida finale. Tutto, a quel punto, sembrava dipendere dall’eventuale affacciarsi di un terzo candidato, ma anche quando ciò è avvenuto la matassa è rimasta ingarbugliata come se non più di prima.
La disponibilità che sarebbe arrivata – in maniera discreta ma determinata – da parte del presidente dell’Associazione Industriali di Novara Fabio Ravanelli, non solo non ha spianato la strada per la successione a
Carbonato, ma soprattutto non ha fatto recedere di un centimetro Biraghi dall’intenzione di giocare la partita fino in fondo. Se Giovannini non pare intenzionato a fare resistenza alla sua bocciatura dai parte dei saggi, forse anche dopo aver annusato l’aria freddina nei suoi confronti specie dalle parti di Torino, dove il trasferimento in Lussemburgo della sede legale e di altre attività amministrative del gruppo Guala non è vista certo come spendibile positivamente per l’immagine confindustriale piemontese e nei rapporti con la politica, lo stesso non può dirsi per Biraghi. Chi gli è più vicino, lo descrive come pronto a dare battaglia fino in fondo.
“Decidere nel giro di due settimane il nuovo presidente, dopo che si è appena votato per le Comunali a Torino e Novara e soprattutto dopo quello che è successo in Gran Bretagna, che avrà ripercussioni anche in Italia e, ovviamente, nella nostra regione, ti pare sia una buona cosa fare le cose di fretta?” ragionava ancora ieri con alcuni dei sui più stretti e convinti supporter della Provincia Granda. La decisione di chiedere tempo ai saggi l’aveva presa quando la Brexit era un timore, adesso che è certezza “e dobbiamo essere preparati ancora di più per sfide difficili” quella proroga del mandato di Carbonato, per il re dei formaggi è “la migliore soluzione. Io l’ho proposta, vedremo se sarà valutata e accolta”.
Che Biraghi tenga duro e confidi in quei mesi di prorogatio dell’attuale numero uno degli industriali piemontesi, per allargare i suoi consensi e presentarsi entro la fine dell’anno con una base assai più ampia di quella attuale non è un mistero. Così come è chiara da tempo la linea che caratterizzerebbe
il suo mandato nel caso venisse eletto: più pragmatismo, meno diplomazia, rapporto diretto, a muso duro quando serve, con sindacati e politica.
Cruda l’analisi che ha fatto ancora pochi giorni fa all’assemblea degli industriali della Granda , davanti al presidente della Regione Sergio Chiamparino e allo stesso Vincenzo Boccia, da poco succeduto a Giorgio Squinzi al vertice di viale Astronomia. “Il Piemonte che negli anni Sessanta era la regione più ricca ed evoluta d’Italia, grazie all’iniziativa e al genio dei suoi imprenditori e lavoratori ha perso i primati che aveva per colpa di un’ideologia miope di un certo sindacato, del pregiudizio antindustriale, della farraginosità e lentezza della pubblica amministrazione, dei comitati del no che si oppongono a tutto, degli spropositati costi dell’energia, della mancanza di certezza del diritto e di un’imposizione fiscale insostenibile”.
Biraghi, il duro, aveva raccolto un non trascurabile apprezzamento da Boccia. Non un viatico per la corsa cui non intende rinunciare, giacché il vertice nazionale si tiene a debita distanza e su posizioni di netta imparzialità dalle questioni territoriali, ma certo tra i sostenitori del “formaggiaio” le parole del presidente di Confindustria hanno contribuito a ridare speranza ad una partita che pareva persa: “Ho imparato a conoscerlo bene il vostro presidente – ha detto Boccia rivolgendosi agli imprenditori cuneesi – un uomo diretto, concreto, che non ama la retorica e i luoghi comuni, come dovrebbero essere tutti i veri imprenditori”.
Quelli del Piemonte, di certo, sono ancora in attesa del loro futuro presidente che, per prassi dopo un torinese, dovrà arrivare da una delle altre province. Per sapere se sarà Novara con Ravanelli, Alessandria con Giovannini o Cuneo con Biraghi molto probabilmente bisognerà attendere più delle due settimane fissate in agenda. La proposta avanzata dal cuneese di “almeno quattro mesi, meglio ancora sei, di riflessione” pare abbia buone possibilità di essere accolta. Non solo per evitare scelte dettate dalla fretta, ma anche per quel
non detto che negli ambienti industriali pesa: osservare come si muoveranno le nuove amministrazioni comunali delle due città appena andate al voto: Torino (la cui Unione Industriale pesa circa il 40% sulla scelta del nuovo inquilino di via Vela) con la neosindaca Chiara Appendino nei cui confronti Carbonato non ha fatto grandi aperture e gli ambienti imprenditoriali la attendono alle prime decisioni (da Città della Salute alla Linea 2 della Metro, passando per la Tav la cui contrarietà del M5s è ribadita con forza) e anche Novara, dove il successore di Andrea Ballarè, il leghista Alessandro Canelli proprio sulle politiche industriali, la logistica con il Cim e l’asse con la Lombardia si giocherà molto del suo esordio a Palazzo Cabrino. “Se anche non dovessi essere io, chiunque guiderà Confindustria Piemonte – spiegava ieri Biraghi a suoi – ha davanti prove difficili e anni complicati. Meglio ragionare con calma, ascoltare i nostri associati. Possono bastare due settimane?”.


