Profumo alla Appendino:
“Sarò leale, ma non mi dimetto”
11:03 Lunedì 27 Giugno 2016
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Il presidente della Compagnia di San Paolo respinge l'invito della neo sindaca a fare un passo indietro e resta incollato alla poltrona. "Rispondo agli organi della Fondazione non al Comune" e (stra)parla di "autonomia" dalla politica
Professa lealtà alla nuova sindaca, ma non intende accogliere il suo invito a mollare la poltrona. "Non penso di rimettere il mandato perchè non esiste un mandato, sono stato indicato dal Comune di Torino e, in base allo Statuto della Compagnia, sono stato nominato dal Consiglio Generale. Quindi rispondo al Consiglio Generale". Non arretra di un centimetro il presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo, impegnato dal giorno dopo l'elezione di Chiara Appendino a Palazzo Civico in un braccio di ferro con la sindaca pentastellata che aveva ravvisato in lui e nella fondazione di corso Vittorio Emanuele uno dei perni di quel "Sistema Torino" da scardinare. Il numero uno della fondazione sanpaolina fu il primo a essere messo nel mirino, con l'auspicio di un imminente passo indietro. "Neanche per sogno" ha sempre ribattuto l'ex ministro, nominato da Piero Fassino al crepuscolo del suo mandato e ora per nulla intenzionato a lasciare il passo.
Profumo e il segretario generale Piero Gastaldo hanno ricordato, in una conferenza stampa convocata questa mattina, quanto prevede lo Statuto della Fondazione torinese, che all’articolo 1 evidenzia che “la Compagnia è dotata di autonomia statutaria e gestionale”. In particolare per quanto riguarda l’introduzione di un semestre bianco per le nomine di cui ha parlato il sindaco Appendino, Profumo ha osservato che “gli enti nella loro autonomia possono decidere di applicare la regola” ma al momento “il Consiglio Generale della Compagnia ha il dovere di fare le nomine sostitutive se gli enti nonostante le sollecitazioni non provvedono a farle”. Di qui la conferma di quanto dichiarato nei giorni scorsi anche da Fassino: “A regole vigenti - ha proseguito Profumo - se il Comune di Torino non avesse proceduto alle designazioni, il Consiglio generale si sarebbe dovuto sostituire all’ente. Come è accaduto nel caso del Consiglio regionale del volontariato e della Commissione per le pari opportunità, avrebbe quindi
cooptato i due consiglieri la cui designazione spetta a Palazzo Civico. La Compagnia è un’istituzione privata con il suo statuto e la sua autonomia è un valore per il territorio, sono elementi prioritari”. Non sfugge che al di là della questione sul nome, oggetto del contendere è l'ingente massa di risorse finanziarie che la fondazione ha da sempre a sua disposizione per le erogazioni sul territorio: un vero e proprio forziere che verrà ulteriormente incrementato con la cessione del 4% circa delle quote della banca Intesa.
Infine la promessa di una leale collaborazione. “La Compagnia nel corso degli anni - ha sottolineato Profumo - è sempre stato un attore importante per il territorio e la sua autonomia è un valore. E questo deve essere un elemento prioritario rispetto a qualsiasi altro tipo di azione”. “La Compagnia - ha sottolineato ancora Profumo - è un attore fondamentale per lo sviluppo dei territori di riferimento e io sono fortemente volenteroso che questo rapporto venga rafforzato. La leale collaborazione con le istituzioni è un dato che prescinde da qualsiasi maggioranza”. Profumo, in conclusione, ha detto di non avere sentito il neosindaco, “non ancora, non è stata bene”.

Presidente e segretario hanno voluto anche fornire la versione “corretta” dell’accantonamento di 400mila euro per gli emolumenti dei vertici è corretta: “La questione è più ampia. Siamo notoriamente la fondazione italiana i cui organi costano meno”, ha rivendicato Gastaldo, che cifre alla mano ha illustrato il fatto che la Compagnia di San Paolo spende circa un milione per “i costi di funzionamento degli organi”, mentre Cariplo, Fondazione Crt e CariVerona spendono oltre 2 milioni e CariParo circa 1,5 milioni.
L’accantonamento, ha spiegato Gastaldo, è stato proposto in vista di un “più intenso lavoro degli organi ordinari in vista del piano strategico pluriennale della Fondazione”, il che parrebbe voler dire proprio dire incrementare gli emolumenti, oltre a qualche consulenza già prospettata (si fa il nome di Mario Calderini, storico sodale di Profumo).
“Se abbiamo colpe forse si può parlare di un eccesso di trasparenza”, ha attaccato il segretario
generale. Quanto al piano strategico il “cantiere” sarà avviato con il prossimo consiglio generale della Fondazione, previsto il 4 luglio, ha spiegato Profumo, presidente della Fondazione Sanpaolo. “Il 31 ottobre va approvato il bilancio preventivo del 2017. Vogliamo arrivare a quella data con le linee guida del piano strategico. Sarà un lavoro intenso e fondamentale”, ha continuato l’ex ministro, sostenendo la necessità di accantonare i 400mila euro. “Pensate al nostro comitato investimenti in un periodo come questo di turbolenze sui mercati, è ovvio che abbia bisogno di professionalità di alto livello. Stiamo portando una serie di competenze sul nostro territorio anche dall’estero. La Compagnia è un’istituzione seria che guarda lontano, che ha una storia solida alle spalle”, ha rivendicato Profumo.



