La casta rinuncia al vitalizio. Ma dal 2015

La scure a partire dalla prossima legislatura e intanto un paio di norme aggiunte all'ultimo fanno lievitare i costi di Palazzo Lascaris. E il Movimento 5 Stelle grida allo scandalo

Consiglio Regionale del Piemonte

La casta resta casta, anche nel periodo storico più buio per il nostro paese e di riflesso della nostra regione. La mastodontica campagna mediatica sull’abolizione dei vitalizi da parte dei consiglieri regionali, ha partorito stamane, in I Commissione, la legge che ne decreterà la definitiva scomparsa. Ovviamente a partire dalla prossima legislatura, quindi dal 2015. Fino ad allora, per effetto di alcune norme collaterali, il budget di Palazzo Lascaris non solo non diminuirà, ma sarà destinato a lievitare ulteriormente.

 

Il perché è presto detto. Contestualmente all’abolizione, dal 2015, dell'assegno mensile da 3 mila euro dopo soli cinque anni di mandato, vengono approvate un paio di norme subito in vigore. La prima è frutto della scaltrezza di Valerio Cattaneo, presidente pidiellino del Consiglio Regionale, che attraverso un articolo svincola le indennità dei consiglieri regionali da quelle dei parlamentari (“Forse perché questi ultimi sono in procinto di tagliarsi lo stipendio?” fa notare il grillino Davide Bono), fissandole a 8.631 euro lordi al mese. Poi, attraverso un altro comma, si inserisce l’indicizzazione delle indennità dei consiglieri regionali in base alla variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati determinatosi nell'anno precedente, secondo le rilevazioni Istat. Provocando la crescita costante delle indennità. “E’ vergognoso - aggiunge Bono - nel clima attuale del paese, pensare che i consiglieri regionali, che guadagnano da 8 mila a 12 mila euro netti al mese, abbiano bisogno di aumentarsi lo stipendio per l’incremento del costo del pane”.

 

“Il pragmatismo ha preso il posto dell’antipolitica” si dirà. “L’interesse privato ha ancora una volta superato quello della comunità” ci permettiamo di asserire noi. A poco sono serviti anche due emendamenti del Movimento 5 Stelle attraverso i quali “chiedevamo prima l’eliminazione dei vitalizi retroattivamente, compreso quello di chi già lo percepisce (confortati da alcune sentenze delle Corti di Cassazione e Costituzionali che definisce il vitalizio un privilegio autodeterminatosi e non una pensione acquisita) e poi l'eliminazione, almeno a partire dai consiglieri oggi in carica” conclude il capogruppo dei 5 Stelle. Atti volti alla conservazione del privilegio, ai quali non si sono sottratti neanche i duri e puri (a parole) di Pd, Lega Nord e Idv. La tentazione a votare un provvedimento equo è venuta per un attimo all’esponente democratico Davide Gariglio, il quale, però, dopo aver votato “sì” a uno dei due emendamenti dei grillini è stato ricondotto da Cattaneo sulla “retta via”.

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