ANALISI

“Prevedemmo la sconfitta,
ma Fassino ci ignorò”

Uno studio, commissionato nell'autunno dello scorso anno, anticipò l'esito delle urne. Canavesio: "Dai torinesi emerse una forte domanda di cambiamento". Ora si guarda al futuro, senza pregiudizi verso Appendino. Anzi, "una vittoria salutare"

Il terremoto elettorale che ha fatto crollare il Muro di Torino, aprendo uno squarcio profondo nel coriaceo sistema di potere? Previsto. Il vento di cambiamento che ha spazzato via oltre quattro lustri ininterrotti di governo del centrosinistra? Annunciato. Piero Fassino era stato avvertito: “c’era un clima in città che è stato sottovalutato”. A parlare, dopo la doppia seduta di analisi interna al Pd - quando sono passate tre settimane dal voto e i più iniziano a metabolizzare la sconfitta - è Davide Canavesio, ex numero uno dei giovani industriali subalpini, amministratore delegato di Tne ed Environment Park, messo dall’ex sindaco a coordinare anche i lavori di Torino Strategica. In sostanza, un civil servant tutt’altro che ostile all’establishment che ha retto le sorti in questi anni (è stato a un passo dall’assessorato regionale alle Attività Produttive), per quanto le voci (mai smentite) di una repentina sua virata su Chiara Appendino nelle ultime settimane di campagna elettorale siano diventate via via più frequenti. Canavesio armato di sismografo e anemometro aveva in gran parte registrato ciò che, mesi dopo, sarebbe uscito dalle urne, certificato dal voto dei torinesi.

Ma per capire cos’è accaduto, bisogna riavvolgere il nastro degli eventi al novembre 2015. Fassino non aveva ancora sciolto le riserve su una sua ricandidatura: erano giorni convulsi, nei quali il primo cittadino prendeva coscienza dei rischi di una campagna elettorale più insidiosa del previsto. Ignazio Marino si era appena dimesso da sindaco di Roma, Milano si avviava verso le primarie e dal Nazareno tutto volevano tranne che un “caso Torino”. Non mancarono le pressioni e Fassino, alla fine, ruppe gli indugi e decise di ricandidarsi.

Canavesio, che accarezzava il sogno di poter essere lui il candidato, aveva affidato una ricerca a un noto studio americano – Benenson strategy Group, l’agenzia che ha curato sondaggi e rilevazioni  per Barack Obama e oggi segue Hillary Clinton - ed erano emersi una serie di dati incontrovertibili: “Quasi il 70% dei torinesi voleva un cambiamento, a prescindere. Il 94% degli intervistati sapeva già in autunno che in primavera ci sarebbero state le urne”. Insomma, una grande consapevolezza da parte dell’elettorato, che aspettava al varco il suo sindaco. “La verità è che le due Torino ci sono. Tra gli intervistati, il 60% ha indicato il lavoro come priorità e nelle periferie chiedevano più sicurezza”. Ed ecco il cortocircuito: “Mentre dalle barriere si alza forte la richiesta di cambiamento, voi rivendicate la continuità” furono le parole di Canavesio, snobbate dallo staff del sindaco e dai suoi “guru” della comunicazione. Anzi, secondo quanto racconta lui stesso, vissute con un certo fastidio.

Cosa non nuova, del resto. Sei mesi prima, un gruppo di militanti e dirigenti del Pd si organizzò con “Accorciamo le distanze”, iniziativa in cui vennero allestiti 20 banchetti in tutta la città e distribuiti 1.328 questionari per scandagliare  – a un anno dalle elezioni – lo stato d’animo dei torinesi. Con tutti i limiti dell’iniziativa si trattò della più importante mobilitazione spontanea del partito locale, sempre più chiuso nelle sue sedi e impegnato in liturgie stanche e stantie. Anche in quell’occasione i vertici manifestarono sufficienza verso l’iniziativa. Eppure i risultati parlavano chiaramente di una sofferenza dei cittadini nelle periferie nord di Torino. I giudizi positivi arrivavano in particolare dai pensionati, mentre i disoccupati (e a Torino sono tanti) già brandivano la bandiera del cambiamento. (LEGGI)

Facile parlare col senno di poi, ma certo nessuno può dire che siano mancati i campanelli d’allarme sulla piega che stava prendendo la competizione elettorale. E che un po’ di arroganza, soprattutto nella corte fassiniana, ci sia stata è innegabile.

In un lungo colloquio con lo Spiffero, Canavesio fotografa una città che arranca, ma che ha molte potenzialità. “Innanzitutto posso dire che la vittoria di Appendino non può che essere salutare. Torino si deve abituare che c’è un sindaco e che la campagna elettorale è finita. E a chi mi contesta la scarsa esperienza dei Cinque Stelle rispondo con una frase inglese: leadership is in the making”. La nonna avrebbe detto nessuno è nato imparato, la sostanza è più o meno la stessa. Canavesio parla di una Torino chiusa, in cui le opportunità per emergere sono poche e il sistema tende ad escludere nuovi cavalieri di ventura; “che si crede Silicon Valley, ma a me sembra Celebration Valley”. Una comunità sempre più piccola e avvitata su se stessa, che ha generato una città in cui l’ascensore sociale è fermo, il ricambio generazionale continuamente rimandato e le nuove leadership politiche si rivelano deboli e pavide.

“Quando abbiamo lanciato Nexto, un’associazione con 130 aderenti, trasversale, nata per offrire un luogo di confronto a tante persone che hanno qualcosa da dire, erano tutti preoccupati; qualcuno mi chiedeva se mi volessi candidare”. Ma ambizioni personali, oltreché legittime, a parte qualcosa ha smosso. “In realtà – prosegue Canavesio – questa città non può farcela da sola, non può risollevarsi attraverso processi esclusivamente endogeni”, una riflessione suffragata anche dai dati demografici, con una popolazione che non cresce in modo sensibile e l’età media che avanza. In breve, sempre meno e sempre più vecchi. Tra gli aderenti a Nexto ci sono il leader dei giovani industriali Marco Gay, esponenti del Pd come Fabio Malagnino, Massimiliano Caporale, membro della presidenza di Cna, Barbara Graffino, appena nominata in Compagnia di San Paolo. E, non a caso, gravitano nell’orbita sia la nuova assessora grillina all’Innovazione, Paola Pisano, sia il suo predecessore piddino, Enzo Lavolta.  “Entro un anno vogliamo pubblicare il libro bianco sul piano regolatore e intanto abbiamo istituito sette tavoli di discussione”. Si parla di una Torino bilingue, di wifi free, di welfare come strumento di sviluppo e turismo sanitario. Il tempo per discutere non manca, “ora c’è anche un posto”.

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7 Commenti

  1. avatar-4
    19:00 Martedì 12 Luglio 2016 dedocapellano ecco cosa volevo significare.....

    Cambiamento di paradigma (o scienza rivoluzionaria) è l'espressione coniata da Thomas S. Kuhn nella sua importante opera La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) per descrivere un cambiamento nelle assunzioni basilari all'interno di una teoria scientifica dominante. Il concetto di scienza rivoluzionaria è messo in contrasto con la sua idea di scienza normale. L'espressione cambiamento di paradigma, intesa come un cambiamento nella modellizzazione fondamentale degli eventi, e’ stata da allora applicata a molti altri campi dell'esperienza umana, quindi io volevo dire che nella politica a volte e’ necessario cambiare, stravolgere i modelli consueti quasi abitudinari per trovare nuovi modelli in grado di supportare meglio i nuovi eventi onde raggiungere una maggiore soddisfazione di processo (per processo si intende uninsieme di attivita’ concorrenti e parallele).

  2. avatar-4
    14:35 Martedì 12 Luglio 2016 sornione Perdincibacco

    ma ti leggi quando scrivi?

  3. avatar-4
    01:59 Martedì 12 Luglio 2016 iansolo Canavesio chi?

    Quello nominato da Fassino in Tne e da Chiamparino in envi park?

  4. avatar-4
    17:26 Lunedì 11 Luglio 2016 tandem Ma qualcuno sapeva

    Sei mesi fa un amico romano della direzione centrale del partito, un tecnico di grande valore, durante un pranzo in confidenza mi disse che previsioni alla mano Fassino era il loro più grande timore...nei partiti a volte le logiche di bottega sono più forti di chi ragiona.....

  5. avatar-4
    16:23 Lunedì 11 Luglio 2016 Perdincibacco Dedo, per cortesia...

    ... potrebbe definire "paradigma"? Nel caso lei intendesse (Treccani) "quel complesso di regole metodologiche, modelli esplicativi, criterî di soluzione di problemi che caratterizza una comunità di scienziati in una fase determinata dell’evoluzione storica della loro disciplina" potrebbe fare qualche esempio?

  6. avatar-4
    13:16 Lunedì 11 Luglio 2016 dedocapellano Cambiare paradigma!

    Che Torino stia soffrendo e' un dato di fatto, lo dicono i numeri. Il ricorso alle "tecniche della comunicazione" lasciano il tempo che trovano..... Torino Strategica, Torino Wireless,Nexto ecc...... sempre le stesse oligarchie e quindi sempre gli stessi pessimi risultati, e' d'obbligo cambiare paradigma! preoccupa che il nuovo assessore all'innovazione Paola Pisano graviti ,o abbia gravitato nella stessa "orbita" del precedente assessore all'innovazione, il modesto Enzo Lavolta.... speriamo sia una falsa notizia!!

  7. avatar-4
    10:14 Lunedì 11 Luglio 2016 Ex politico Lo avevamo pensato, temuto e...detto.

    Adesso tutti sapevano !!! Io conservo gli SMS di fine 2015, inviati ad illustri esponenti del PD ,in cui invitavo Fassino a venire in periferia, a farsi vedere, parlare con la gente semplice. Temevo la sconfitta. Ma tutto e' rimasto fermo e purtroppo si continua a fare errori Facile previsione : il PD e la sinistra stenteranno a tornare forti ed autorevoli. !!!! Ex politico.

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