POTERI FORTI

La scelta degli Agnelli è Chiara: stare dalla parte di chi comanda

Si fa più insistente il corteggiamento, nel solco della tradizionale linea "filogovernativa" della Fiat. Dopo l'incontro con il presidente della Juventus pare imminente il faccia faccia tra Appendino ed Elkann. Diplomazie al lavoro

Nelle pieghe della “tradizione e forza” che John Elkann, commentando a caldo la vittoria di Chiara Appendino, aveva auspicato rimangano patrimonio di Torino c’è anche lo stile fatto di regole non scritte del rapporto tra istituzioni e la famiglia Agnelli. Ed è anche per via di una di queste regole – agire con misura, evitare passi affrettati, predisporre ogni cosa e misurare ogni parola – che l’attesa di chi ieri aspettava di assistere al primo incontro tra la sindaca e il presidente di Fca è rimasto deluso. L’immagine di una stretta di mano e l’ipotesi di ascoltare uno scambio di messaggi e, magari, di centellinate opinioni, in occasione della presentazione del bilancio sociale della Fondazione Giovanni Agnelli all’Ispettoria Salesiana non erano affatto lontane dal reale. Anzi, fino a qualche giorno fa l’incontro era dato per certo. Poi le discretissime diplomazie di ambo le parti hanno convenuto che fosse meglio far precedere l’evento pubblico, seppur su un terreno neutro e circondato dall’aura sociale e benefattrice della Fondazione, da un preventivo e assai più discreto faccia a faccia.

Fonti vicine al Lingotto assicurano che “prima o poi si vedranno”, mentre la sindaca, in un breve colloquio con lo Spiffero, pur negando “al momento” che un simile appuntamento sia in agenda, non mostra alcun imbarazzo a incontrare il rampollo della principale schiatta imprenditoriale del Paese. Ragioni di galateo istituzionale unite a strategie dettate dalla realpolitik avranno la meglio sulle inevitabili reazioni di quella frangia del movimento pentastellato che rifugge come la peste la grande impresa e i poteri forti. Inoltre, ad agevolare l’entente cordiale il comune tratto generazionale – 32 anni lei, neo quarantenne lui – non sarebbe del tutto marginale.

Ovviamente, per la sindaca e il suo entourage, vanno evitati passi falsi e persino affrettati, giusto per parare le mosse di un elettorato assai eterogeneo e conquistato, in gran parte, sventolando la bandiera dell’attacco al “Sistema”, al quale non può certo dirsi estranea la Famiglia con i suoi rappresentanti a vari livelli, tantomeno la stessa galassia Fiat da cui il vituperato blocco politico-economico-culturale ha attinto personale a piene mani. A una fetta dei sostenitori del M5s non era affatto risultato del tutto gradito lo scoprire che l’ancora candidata – si era prossimi al ballottaggio – aveva incontrato in maniera assai riservata – non certo in un meetup, per dire – un altro erede della Casa della Sacra Ruota, Andrea Agnelli. Una sorta di benedizione laica per la futura sindaca, peraltro non lontana da quegli ambienti imprenditoriali nati e sviluppatisi negli anni attorno e grazie alla Fiat, che ne ha coltivato l’esordio professionale (alla Juventus). Ma anche un avvicinamento da parte della Famiglia alla probabile (in quel momento)  futura prima cittadina, come la tradizione Fiat – connotata senza soluzione di continuità da atteggiamenti filogovernativi ad ogni livello – insegna.

Certo un rendez-vous con Elkann ha un altro peso rispetto a quello con il cugino, altra la posta in gioco, i temi – a partire dagli investimenti di Fca a Torino – sul tavolo. “Per noi non cambia niente” aveva risposto lapidario Sergio Marchionne a chi gli chiedeva la sua opinione sulla conquista di Palazzo di Città da parte dei grillini. “Tanti auguri di buon lavoro al nuovo sindaco” il viatico dato nelle scorse settimane da John Elkann il quale ieri, in qualità di vicepresidente, ha annunciato il raddoppio del budget destinato alla solidarietà e altre iniziative in quell’ambito sociale che sarebbe potuto essere il trait d’union per l’incontro con la Appendino.

“Torino è sempre stata caratterizzata da un buon governo, un governo serio, lo abbiamo visto negli ultimi cinque anni con Piero Fassino  – aveva detto il presidente di Fca – .Sono sicuro che con il nuovo sindaco avremo la possibilità di poter raccogliere la tradizione di Torino”. Parole che certo non suoneranno musica alle orecchie dell’ala più dura dei Cinquestelle la quale non gradisce certo udire giudizi positivi nei confronti dell’ex sindaco e richiami a una tradizione che potrebbe sgualcire il vessillo del cambiamento, peraltro ancora atteso al passaggio dall’enunciazione alla concretizzazione.

Un passaggio che, per quanto attiene (anche, ma non solo) allo sviluppo economico della città, alla scelte strategiche ha ancora tra gli interlocutori principali il gruppo guidato da Marchionne. Il quale – altro rischio di cortocircuito nella galassia grillina – non ha mai fatto mistero del suo apprezzamento dell’azione politica di Matteo Renzi, ampiamente contraccambiato nei giudizi positivi dal premier.  Vero è che Appendino rappresenta, ancor prima del movimento da cui proviene e che l’ha designata, l’istituzione, quel Comune la cui storia e i cui destini sono stati e per molti versi sono ancora intrecciati con quelli della Famiglia. Nessuna ragione, pertanto, dovrebbe animare il benché minimo stupore, tantomeno alcun accenno di perplessità di fronte a un incontro con il presidente del grande gruppo industriale (ma anche finanziario), nonché erede designato dell’Avvocato. Difficile, peraltro, attendersi dichiarazioni che vadano oltre a quelle di prammatica al termine del’incontro di cui ancora non si conosce la data, tantomeno il luogo anche se si suppone che il rispetto delle regole lo veda a Palazzo di Città.

Resterebbero opportunamente lontane le parole pronunciate da Beppe Grillo nel 2010 quando replicando a Marchionne disse: “l’Italia avrebbe potuto fare di più se avesse tagliato da tempo la Fiat che ha succhiato per decenni contributi statali. Senza lo Stato italiano e senza il lavoro degli italiani, compreso tutti coloro che hanno acquistato le auto degli Agnelli, la Fiat non varrebbe nulla”, aggiungendo un bel “VaffanFiat”. Se ancora si ricordano gli applausi del popolo dei Cinquestelle a un’altra intemerata del comico verso la Famiglia – “Gli Agnelli devono restituire 7 miliardi e 600 milioni di euro allo Stato, una somma prestata negli anni dai contribuenti”  –, l’erede dell’Avvocato e la grillina diventata sindaca faranno finta di non averle udite o di averle dimenticate. L’appeasement tra la nuova amministrazione civica e gli Agnelli appare ormai nitido all’orizzonte. E le stelle staranno a guardare. 

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