POLTRONE

Anci, mal Comune mezzo gaudio

L'onda grillina non ha ancora la forza di alterare gli equilibri interni alla rappresentanza dei sindaci. A livello nazionale Fassino passerà il testimone a un compagno di partito, in Piemonte Ballarè "resiste" ma avanza l'ipotesi di Muliere traghettatore

Per i Comuni, ma soprattutto per il Pd, non sarà una rivoluzione d’ottobre. Nonostante le sonore sconfitte in città-simbolo, incominciando da Torino, e in non pochi municipi minori i numeri sono ancora dalla parte del partito democratico che manterrà la guida dell’Anci, tutt’oggi nelle mani di Piero Fassino rimasto in carica su richiesta dell’assemblea. Una terna quella da cui molto probabilmente verrà scelto il successo dell’ex sindaco subalpino. A comporla sono Enzo Bianco, primo cittadino di Catania, origini repubblicane, ulivista e prodiano convinto, esperienze da ministro degli Interni nei governi Amato e D’Alema e già presidente dell’Anci una ventina di anni fa; poi c’è il pesarese Matteo Ricci, renziano di provenienza turca, vicepresidente nazionale del partito e, infine ma per contro quello che pare avere oggi più chance, Antonio Decaro successore di Michele Emiliano, ma al contrario di questi in ottimi rapporti con Matteo Renzi. Si deciderà, appunto, a ottobre.

Come da tradizione non sarà un battaglia, piuttosto un’elezione preceduta da un lavorìo diplomatico di cui il Pd terrà l’agenda, ma dove in virtù del risultato delle ultime amministrative il M5s avrà un ruolo di maggior peso come interlocutore. Per i numeri di cui si diceva, impossibile che i grillini conquistino quell’Anci che hanno definito un feudo del Pd. Assai probabile l’ingresso nell’ufficio di presidenza di Virginia Raggi al posto dell’ormai più fuori che dentro al movimento Federico Pizzarotti. Il sindaco di Parma non pare così arrendevole e non stupirebbe, in caso di una sua espulsione, uno sgambetto ai grillini giocato proprio su una sua riconferma con voti altri rispetto a quelli destinati alla prima cittadina della Capitale. La quale diventando uno dei vicepresidenti sbarrerebbe di fatto l’accesso alla collega torinese. Per Chiara Appendino, più probabile, analogo incarico a livello regionale.

Se il pallino, a livello nazionale, resta in mano al Pd, situazione analoga si ha pure in Piemonte dove la maggioranza degli oltre 969 Comuni associati garantisce ai dem di mettere un loro uomo laddove oggi c’è ancora Andrea Ballarè, che ha perso la fascia a Novara. C’è e rimane, Ballarè. Nonostante l’avviso di sfratto recapitatogli senza troppe gentilezze dal suo concittadino e parlamentare di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri: “Ho apprezzato la correttezza di Fassino che si è dimesso, pur poi accettando di restare fino al congresso, mentre da Ballarè non è arrivata questa disponibilità: vuole continuare imperterrito  – ha detto il deputato –. Mi hanno contattato diversi sindaci che di fronte e questo atteggiamento meditano di non rinnovare l’adesione all’Anci”. Pressing anche dalla Lega ai cui amministratori non va giù che “un ex sindaco sconfitto (proprio dal Carroccio, con Alessandro Canelli, ndr) continua a farsi propaganda e a uscire sui giornali grazie al fatto di stare in un posto che invece dovrebbe avere già lasciato”. La norma è dalla parte dell’ex primo cittadino novarese, essendo sufficiente sedere in consiglio comunale per rimanere ancora in carica alla guida di Anci Piemonte. Il Pd non preme, lui dice di aver rimesso il mandato, ma rimane. Questione di un paio di mesi. Con qualche settimana di anticipo sul nazionale, verrà rinnovato il board regionale dell’associazione.

Scarso e confuso, ad oggi, lo scenario piemontese rispetto alla terna ben definita per la successione a Fassino. Scontato che sarà un sindaco dem, di nomi ne circolano pochi e con parsimonia. Quello più naturale, rappresentando sia un capoluogo di provincia e, in più, essendo il sindaco anche membro della direzione nazionale del partito, è stato escluso dalla diretta interessata: Rita Rossa si ricandiderà alle comunali di Alessandria il prossimo anno e proprio per il fatto di essere in scadenza e poi impegnata in una non facile campagna elettorale l’ha portata a chiamarsi fuori. Un’opzione accarezzata dai piddini, dopo la sconfitta sotto la Mole, è quella di puntare su un sindaco di un Comune della Città Metropolitana oggi guidata dalla Appendino.

Un bilanciamento che ha fatto pensare più d’uno a Roberto Montà. L’ipotesi di pescare a Grugliasco il successore di Ballarè, però, starebbe perdendo consistenza. Le ragioni di un ripensamento sarebbero da ricercare nelle perplessità non nascoste di una parte del Pd nel ricandidare, il prossimo anno, l’attuale sindaco di quella che fino a poco tempo fa era considerata una piccola Stalingrado. Ottimo amministratore, ma descritto come scarsamente empatico, “un po’ come Fassino” dice chi, inconsapevolmente o no, evoca lo spettro della sconfitta annunciata. Tanto da far spuntare l’idea di far scendere in campo, il prossimo anno, l’ex vicesindaco di Fassino, quell’Elide Tisi che fu numero due dell’amministrazione comunale di Grugliasco dopo che lo scandalo delle Gru mandò in carcere due sindaci Pci-Pds. Una candidatura che, almeno nei piani di chi l’ha pensata, potrebbe avere la forza di contrastare la ridiscesa in campo di Mariano Turigliatto, il sindaco della “primavera grugliaschese”, un battitore libero della sinistra in grado di muoversi agevolmente sul terreno dei Cinquestelle. Molti ricordano, ad esempio, che ai tempi in cui sedeva a Palazzo Lascaris, eletto nella lista personale di Mercedes Bresso, il professore aveva tra i suoi collaboratori l’attuale capogruppo dei pentastellati a Montecitorio, Laura Castelli.

Calando il borsino di Montà, la guida dell’Anci Piemonte potrebbe vedere il Pd tirare fuori uno dei suoi uomini più stimati e più lontani da giochi correntizi: il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, 59 anni, una carriera politica incominciata giovanissimo da segretario della Fgci, proseguita nel Pci, consigliere regionale per tre legislature durante le quali guidò anche il gruppo prima dei Ds e poi del Pd, è uno degli attuali vice di Ballarè. Il bilancino su cui mettere rappresentanze territoriali – con l’Alessandrino lasciato a digiuno nella giunta di Sergio Chiamparino – equilibri tra grandi città e piccoli Comuni, oltre a pesi e contrappesi interni al partito potrebbe alla fine pendere per l’ex comunista, legato da antica amicizia con il viceministro Enrico Morando, ma anche renziano della prima ora.

Bilancino analogo, ma di altro colore, potrebbe pesare la convenienza per il M5s di far entrare in Anci Piemonte, da vicepresidente, colei che ha sconfitto il numero uno nazionale, oppure optare per un sindaco tra quelli che governano Comuni di peso, da Luca Salvai di Pinerolo a Roberto Falcone di Venaria. La speranza, semmai qualcuno tra i grillini l’abbia coltivata, di tentare un bis delle comunali torinesi cercando appoggio nel centrodestra appare vana: “La vedo lontanissima, anzi direi che non la vedo proprio come ipotesi” taglia corto un alto dirigente del Carroccio. Stessa aria dalle parti di Forza Italia dove Osvaldo Napoli, potrebbe tentare di restare ai piani alti dell’associazione dei Comuni e soprattutto al vertice di Ancitel. Insomma,  a ottobre, in Anci, nessuna rivoluzione.

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