FIANCO DESTR

Forza Italia adieu, Parisi val bene una mossa

Reduce dall'incontro con il manager milanese, il coordinatore piemontese Pichetto prepara la svolta azzurra: partito più leggero, low-cost, uso dei social. E via al rinnovamento

“Se ci sono tappi, bisogna toglierli”. Quelli da far saltare dalle bottiglie di champagne per festeggiare la nascita dell’ancora innominata cosa azzurra cui sta lavorando Stefano Parisi, su mandato di Silvio Berlusconi, possono attendere. Prima, tra i tanti passaggi obbligati c’è pure quello di eliminare gli altri tappi:  quelli che cita il coordinatore piemontese di Forza Italia Gilberto Pichetto ragionando con lo Spiffero dopo l’incontro in san Lorenzo in Lucina. “Quasi un’ora, durante la quale ha Parisi ha annotato molto”. Non sarà un cahier de doléances quello finito sul notes alla voce Piemonte, ma neppure una della pagine più esaltanti per comporre la relazione, destinata ad Arcore, sullo stato del partito nelle province dell’impero caduto.

Per cambiare non solo il nome (che, è improbabile, ma potrebbe restare insieme a poco altro) all’attuale Forza Italia bisogna “cambiare sistema e in questo – osserva Pichetto, ricorrendo a flash back del faccia a faccia di lunedì pomeriggio – c’è anche la necessità di far crescere nuove figure, dare maggior spazio ai giovani, togliendo rendite di potere considerate diritti acquisiti, evitare razzie di nomine, insomma se serve bisogna togliere i tappi che impediscono un vero rinnovamento”. Più che rinnovamento, nei piani di Berlusconi, la cui elaborazione ha affidato all’ex ad di Fasteweb, pare esservi un cambiamento epocale: alle spalle un partito – quello che alle origini nella sua innovativa originalità era stato definito dagli avversari come “di plastica” – ormai inadeguato a competere in uno scenario profondamente mutato. All’orizzonte un nuovo soggetto assai lontano, appunto, dall’immagine novecentesca del partito “pesante” con organismi rigidi, sezioni (chiamatele pure club, ma il senso non cambia) in ogni dove, organismi pletorici, apparati, riunioni sempre meno partecipate e attrattive.

“Berlusconi ha basato il suo successo comunicativo sul mezzo televisivo, vent’anni fa. Oggi i grillini hanno catalizzato i loro elettori con i social”, osserva l’uomo che nella giunta regionale piemontese di centrodestra si occupò anche di innovazione tecnologica e che, nel faccia a faccia con Parisi –  il quale di comunicazione si è occupato a lungo come civil servant di ministri e poi come manager di colossi delle reti –  ha discusso a lungo di questo tema. Certo si è parlato anche di risorse finanziarie, quei soldi che per mesi e anni sono arrivati con il contagocce da una schiera di eletti smemorati circa le scadenze dei versamenti. “Adesso la quota regionale la versano tutti, quella nazionale non so dire. I debiti elettorali sono stati saldati”, ma è stata dura per il capo degli azzurri piemontesi dover pure vestire i panni dell’esattore. Una sede abbandonata per i costi, l’altra mollata dopo poco per la stessa ragione. “Per fortuna – sorride – il nuovo partito non avrà bisogno di tanti uffici, semmai di maggior presenza rispetto ad oggi nella rete”.

Se Parisi non si è sbilanciato, con i coordinatori, sulla prospettiva politica e sugli organigrammi – ovvero quel che più temono i non pochi e che alimentano la fronda interna – non si è, invece risparmiato nel chiedere conto di quell’organizzazione a livello periferico con cui tenere insieme e accrescere il popolo moderato, finito preda di una tragica diaspora, verso altri lidi e verso la disaffezione, anticamera dell’astensione al voto. In dote Pichetto ha portato l’elenco di quegli under 50 e in alcuni casi pure 40 alla guida del partito in alcune province: “A Verbania, Biella abbiamo un trentenne e un trentacinquenne, a Torino non abbiamo certo dei pensionati a guidare il partito”. La media schizza in alto con Alessandria dove “sì, c’è Ugo Cavallera, ma lui fa la chioccia” dice lasciando il mistero sui pulcini di cui si occuperebbe il cardinale azzurro con le valigie pronte per Roma dove immagina di concludere il suo interminabile pellegrinaggio da una poltrona all’altra su uno scranno a Montecitorio.

Generazione da comizi, colla pennello e manifesti, che sembrano destinati a finire nel museo insieme alla storico predellino, soppiantati – se ci si riuscirà – da quei nuovi strumenti capaci di aggregare e soprattutto far partecipare un elettorato di per sé già refrattario alla militanza “militaresca” se non quelle fortemente catalizzanti grazie alla figura del leader. “È evidente quale effetto positivo in questo senso possa avere un mezzo sostanzialmente semplice come WhatsApp”. Roba da principianti direbbe qualche blogger pentastellato. Ma tant’è il modello di partito liquido, molto social, capace di contrarsi concentrandosi su eventi particolari – in primis le elezioni – ed espandersi a fisarmonica in altre situazioni senza mai perdere il contatto con iscritti e simpatizzanti è quello che pare destinato ad uscire dal cilindro dell’ex Cavaliere, le cui capacità in fatto di comunicazione e di assorbimento di modelli sono indiscusse.

“Non copieremo certo i grillini” avverte il coordinatore piemontese, terzo dopo l’umbra Catia Polidori e il sardo Ugo Cappellacci a varcare la soglia dell’ufficio romano. A lui come agli altri Parisi ha domandato molto, ha annotato altrettanto. Alcune cose le ha messe in chiaro: c’è da organizzare un partito low-cost, sempre meno dipendente dai finanziamenti che arrivino dal centro, il progetto è ben più ambizioso di una semplice riunificazione delle sigle del centrodestra, nessuna rottamazione, ma la classe dirigente deve rimettersi a remare, cercando e recuperando voti senza pensare che sia sempre Berlusconi doverlo fare. Anche in questo il cambiamento – temuto o auspicato, dipende – ci sarà. E se qualcuno già pensa a un nuovo partito che nel rapporto con i cittadini strizza l’occhio ai metodi grillini, Parisi per settembre prepara la presentazione di una piattaforma programmatica – molti i contenuti cari al centrodestra a partire da quelle economici – che si terrà a Milano. La chiamano già Leopolda azzurra. 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    19:33 Mercoledì 03 Agosto 2016 daniele galli "non sono un moderato ma un determinato"

    niente male Parisi ieri sera sulla 7, certo che questo approccio fa a cazzotti con la letargica FI piemontese ,

  2. avatar-4
    19:13 Mercoledì 03 Agosto 2016 patrizio "stai sereno"

    credo che siano state queste la parole di commiato tra Parisi e Pichetto ....

  3. avatar-4
    11:14 Mercoledì 03 Agosto 2016 tandem Bell'annuncio

    Ma se per il cambiamento usa i soliti uomini non c'è da attendere grandi risultati .... Auguri in ogni caso

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