POLTRONE & SOFA'

Camere di commercio, rivoluzione rimandata

Slitta la riforma degli enti camerali che restano però nel limbo. Uno scontro di poteri, con il Governo che vorrebbe ridimensionarne ruolo e funzioni. In Piemonte a rischio un centinaio di posti di lavoro e, soprattutto, milioni di erogazioni

La riforma delle Camere di Commercio può aspettare. Almeno fino al prossimo 25 agosto quando è fissato il prossimo Consiglio dei ministri. Nessuno esclude, tuttavia, l’ipotesi di andare ancor più per le lunghe. E, soprattutto, che rispetto alla bozza di decreto pronta per il Cdm di ieri l’altro e poi accantonata il testo che, prima o poi, approderà a Palazzo Chigi potrebbe presentare non poche modifiche. Il drastico ridimensionamento nel numero (dalle attuali  106 a non più di 60), nelle funzioni e nel personale (si stima almeno un migliaio di posti) secondo insistenti rumors sarebbe destinato a non essere più così drastico. Una parziale, ma significativa conferma, è arrivata proprio mercoledì quando dall’ordine del giorno della riunione dell’esecutivo è sparito il punto relativo al decreto, peraltro dato come arrivato nel preconsiglio.

Ad aprire la strada del rinvio – motivato con la necessità di ulteriori approfondimenti – ha senz’altro giocato la durissima battaglia ingaggiata col Governo da uno stuolo di superburocrati e, per il momento, vinta con lo slittamento dell’approvazione del decreto sulla dirigenza pubblica. Un braccio di ferro tra mandarini ministeriali ed esecutivo ingaggiato dai primi per timore che, senza clausola di salvaguardia che preveda gli effetti della nuova norma solo sui futuri dirigenti generali, la riforma possa mettere a repentaglio la poltrona. Poltrone che non stanno solo nei dicasteri, ma anche nelle Regioni. Secondo la schema di decreto, insieme a Stato, Comuni e Authority, potranno selezionare attraverso bandi i dirigenti generali per un incarico a termine, 4 anni, rinnovabile al massimo una volta e solo a fronte di valutazione positiva. Chi non conquisterà l’incarico dovrà accontentarsi dello stipendio base, ovvero dal 30 al 50% e dopo un periodo senza incarichi potrà essere mandato a casa. Comprensibile quanto prevedibile la levata di scudi e le lobby corporative in assetto di guerra.

Approfondire: questa la diplomatica spiegazione del rinvio della riforma che, di fatto, ha trascinato con sé anche quella degli enti camerali, dai quali non sono certo mancate pressioni (dai vertici, così come dai sindacati) tese a far ragionare il Governo su un ammorbidimento. Una battaglia che Matteo Renzi aveva annunciato ancor prima di arrivare a Palazzo Chigi, da presidente della Provincia di Firenze, e ribadito alla Leopolda. Obiettivo non dichiarato: le associazioni di categoria che negli anni hanno di fatto gestito le Camere di commercio, diventate spesso centri di potere, organi decisionali (si pensi alle nomine, in Piemonte, in seno alle fondazioni bancarie) e trampolini di lancio. È questo, per citarne uno, il caso di quella torinese per Enrico Salza passato, nel suo percorso verso il gotha finanziario, attraverso la presidenza della Ccia di Torino e di Unioncamere Piemonte fino alla vicepresidenza nazionale.

Va detto che questi enti non pesano sulle casse dello Stato: vivono di vita propria grazie alla quota pagata dalle imprese: il cosiddetto diritto annuale, che va dagli 80 euro per le imprese più piccole fino ai 40mila per quelle più grandi. Anche sul fronte dei bilanci, le Camere attive negli aiuti alle imprese si sono sempre comportate  bene vantando un tesoretto che secondo l’Istat nel 2013 valeva quasi due miliardi di attivo circolante. La crisi e la riduzione del numero di imprese non ha lasciato indenni gli enti e qualcuno di essi ha dovuto accusare perdite. In più la riduzione imposta al diritto annuale ha dato un ulteriore colpo. Quello finale – avvertono da mesi i vertici delle Camere di commercio – arriverebbe proprio con la riforma, così come è stata annunciata e come sarebbe passata in Cdm se non fosse intervenuto la decisione, si vocifera “spintanea”, di rinviare il punto.

Poche settimane fa i dipendenti dell’ente torinese e di Unioncamere Piemonte erano tornati in piazza a protestare: uno striscione con un bara e una scritta “inizia il funerale del sistema camerale”. I tagli di personale, dal 15 al 25%, hanno fatto scattare la mobilitazione. L’incertezza sul ricollocamento degli esuberi, che si stimano in oltre cento in ambito regionale, ha aggiunto benzina sul fuoco. Decisa opposizione alla riforma annunciata anche da parte dei vertici, che pure hanno già avviato in Piemonte e in maniera autonoma un processo di accorpamento - da otto a tre - pur tra mille difficoltà, ma che non nascondono una fine annunciata degli enti se resisterà la linea governativa di ridurli a meri depositari di registri delle imprese. Le tre Camere di Commercio individuate saranno: Nord Piemonte, Torino e Sud Piemonte. “Il Sistema camerale piemontese, tra le prime realtà italiane, ha messo in moto un importante processo di razionalizzazione e riorganizzazione delle nostre sedi territoriali”, commenta il presidente di Unioncamere della regione, Ferruccio Dardanello.

A diventare “poco più che un’anagrafe”, come aveva sintetizzato il segretario generale Paolo Bertolino, non ci stanno. Una linea comune da Nord a Sud, un pressing che si è fatto sentire sul Governo. La bozza di decreto era pronta, ma in Consiglio dei ministri non è arrivata: il dossier richiede ulteriori approfondimenti, la motivazione ufficiale. Lo strappo con i superburocrati troppo rischioso e quindi da evitare, almeno per ora, ha fatto slittare il decreto sulla dirigenza e, forse, fornito una provvidenziale via d’uscita anche dal fronte caldo con le Camere di Commercio. Entrambi i decreti sono formalmente rinviati al 25 agosto. Difficile che dieci giorni – nel periodo vacanziero – bastino per raffreddare temi così caldi. E soprattutto evitare quanto possibile uno scontro, anzi due.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    08:40 Venerdì 12 Agosto 2016 tandem Solito...

    Le grandi riforme di Renzi che poi finiscono o nel nulla o fanno danni come per le province.......

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