ECONOMIA & FINANZA

Gli Agnelli hanno la Borsa vuota

Il patrimonio azionario della famiglia della Sacra Ruota (4,3 miliardi) perde in un anno il 25%. Ma si consolano con i giochetti finanziari in Olanda. Paperone resta Del Vecchio, Berlusconi è nono con tre miliardi, superato dai comunisti di Pechino

Poveri Agnelli. Si fa per dire, ovviamente. Eppure nonostante la frenetica attività nella riorganizzazione delle varie filiere del business per la vecchia famiglia del capitalismo italiano è stato un anno nero, almeno in Borsa.  Il valore di tutto il loro patrimonio azionario è calato del 25%, pur contando un non proprio disprezzabile 4,3 miliardi, collocandosi al sesto posto tra i Paperoni di Piazza Affari.

A farla da padrone è ancora una volta Leonardo Del Vecchio, che non si schioda dalla vetta. Con un patrimonio quotato di 16,3 miliardi di euro, per il quarto anno consecutivo il patron di Luxottica guida la classifica di Milano Finanza. Silvio Berlusconi, arranca, è solo nono con 3 miliardi. Le cifre restano a sei zeri, ma il calo della Borsa si è fatto sentire. Insomma, anche i ricchi un po’ piangono. Per esempio, il valore del patrimonio di Del Vecchio che, tra l’altro, comprende partecipazioni in Unicredit e Generali, è sceso in un anno di 7,8 miliardi, cioè del 32%. Quello della famiglia Agnelli – con anche Fca, Ferrari, Cnh, Exor – è calato di un quarto. L’impero di Berlusconi – che comprende pure Mediaset e Mediolanum – ha perso un miliardo e mezzo.

Con Del Vecchio, è salito sul podio Stefano Pessina, a capo del colosso americano delle farmacie Walgreens Boots Alliance che, pur perdendo il 15%, si è mantenuto secondo, con un patrimonio quotato di poco superiore a 10 miliardi. Terza la famiglia Rocca, grazie alla tenuta di Tenaris (servizi all’industria energetica), con un valore di 8,7 miliardi, in lieve salita rispetto agli 8,4 dell’anno scorso.

Seguono i titoli della moda, ben piazzati in classifica ma tutti in netto calo. Benetton, con 6,7 miliardi, è quarto, ma ha perso il 25% del suo patrimonio. Il duo Miuccia Prada e Patrizio Bertelli è quinto con 5,3 miliardi, ma è in discesa del 36%. Dopo gli Agnelli, al settimo posto c’è la famiglia Besnier, che controlla Parmalat, stabile con 3,6 miliardi. La posizione sopra a quella di Berlusconi è occupata dai comunisti di Pechino: il valore delle partecipazioni della Banca centrale cinese è sceso del 40%, ma si attesta ancora sui 3,4 miliardi, grazie a quote anche in Eni, Enel, Generali, Unicredit.

Nel campo delle controllate statali, il primo azionista di Piazza Affari è la Cassa Depositi e Prestiti, che ora ha nel portafogli anche Saipem. Le partecipazioni della Cdp sono di 22 miliardi – quasi sei in più del Paperon privato Del Vecchio -, in calo del 10% rispetto a un anno fa, ma destinate a crescere con l’acquisto del 35% di Poste, che agli attuali prezzi di mercato vale circa 3 miliardi. Le partecipazioni del ministero del Tesoro valgono invece 21 miliardi, dopo le quotazioni di Enav e Poste. Tesoro e Cdp insieme hanno partecipazioni per 43 miliardi, circa il 9% dell’intera capitalizzazione di Piazza Affari.

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