Monge
GRANA PADANA

Lega torna alle sacre fonti del Po Molinari: “Salde le nostre radici”

Il leader del Carroccio piemontese al tradizionale appuntamento al Pian del Re traccia la rotta del movimento: mai più al rimorchio di altri. E riserva qualche stoccata alla Gancia: "Nessuna abiura su autonomia e federalismo". La battaglia referendaria

“Non c’è una Lega che rinuncia alle sue origini, che dimentica i principi fondativi dell’autonomia, del federalismo e del regionalismo, valori messi oggi sotto attacco dalla riforma costituzionale”. Sul fuoco della polemica tra le due anime del Carroccio – quella salviniana e quella bossiana – il segretario piemontese Riccardo Molinari getta acqua in quantità. Meglio ancora se è quella del Po. Sceglie Pian del Re, storico altare pagano del rito padano celebrato dall’Umberto Bossi degli anni ruggenti, il numero uno dei leghisti piemontesi per spazzare via sospetti e velate accuse di apostasia. Ai Giovani Padani radunati alla sorgente per il loro giuramento di fedeltà, ripete che “solo chi ha salde radici può affrontare le sfide del futuro” e aggiunge “per questo è fondamentale tornare ogni anno dove nasce il Po, indipendentemente da quella che è l’attualità politica del momento”.

Il grido “Piemont liber” precede la polenta concia al rifugio sotto il Monviso, ma anche la giornata più politica delle due – quella di oggi – in cui, tra l’investitura del nuovo leader dei Giovani Padani cuneesi Matteo Gagliasso e altre incombenze più o meno burocratiche, le nuove leve del Carroccio si “daranno la carica verso l’obiettivo caldo dell’autunno: il referendum” anzi il refeRenzium come lo ha ribattezzato Matteo Salvini cariandolo ulteriormente del significato anti-premier. Un No, quello su cui la Lega non mostra il neppur minimo cedimento alla granitica compattezza, che per Molinari “è innanzitutto la difesa proprio dei valori originari e attualissimi del movimento. Con il sì viene aperta la strada a un neocentralismo che siamo, in tanti anni, riusciti almeno a ridurre in parte. Le riforme, se venissero approvate, sarebbero il trionfo dello statalismo e questo noi non lo possiamo consentire”.

Non solo un attacco al cuore del federalismo incompiuto, ma anche “un impedimento definitivo al raggiungimento di un obiettivo ormai vicino per regioni come il Veneto e la Lombardia”. Si riferisce a un altro referendum, Molinari. Quello su cui Luca Zaia e Roberto Maroni puntano per allargare i poteri dei loro enti così come previsto dall’articolo 116 della Costituzione e che “con le riforme, di fatto, sarebbe cancellato”. Anche l’Europa la cui visione ostracistica di Salvini, per alcuni è lontana da quella federalista del fondatore della Lega, per Molinari va contestualizzata e “guardata per quello che oggi è: un mostro burocratico e politico che impedisce a regioni del Nord con saldo positivo di investire risorse in quei settori del welfare, delle case popolari per gli italiani, per lo sviluppo della piccola e media impresa che ci hanno portato a conquistare la fiducia degli elettori anche alle ultime amministrative, come nel caso di Novara”.

Ancora acqua sul fuoco della polemica interna, che in Piemonte ha i due poli in Gianna Gancia per la parte bossiana e nello stesso Molinari per quella riferibile al segretario federale. Anche prendendola a damigiane e non più solo ad ampolle, sembra tuttavia non bastare per spegnere un incendio, rinfocolato da un’intervista rilasciata da Bossi a L’Espresso in edicola domani, ma anticipata in parte. “La Lega lepenista perde i voti al nord e non li prende al sud. Dobbiamo fare un programma e alleanze, altro che ruspe. Lui si è  trovato in mano una droga, ma poi ci vogliono le palle”. Lui, ovviamente è Salvini, di cui il Senatur critica la linea politica, a partire proprio da uno dei temi caldi come quello dell’immigrazione. Il colpo basso lo riserva sulla strategia che ha portato allo sbarco del Carroccio al Sud: “Un grave errore. Come fa un partito nato contro il centralismo a diventare nazionale? È il contrario di quello che serve. Non ha senso portare la Lega al Sud, rischi solo di perdere i tuoi voti al Nord. Le elezioni romane sono la prova: Roma è la porta del Sud, a Roma non s'é preso un voto, e intanto abbiamo perso Milano. Le due cose sono collegate”. Male pure la via francese: sulla svolta lepenista l’alleanza con Forza Nuova l’Umberto non concede attenuanti: “La Le Pen è l’esatto contrario della Lega. È forte, ma non è riuscita a strappare neanche una Regione: quando si va a votare gli altri si mettono tutti d'accordo e lei non vince mai. Quel tipo di voti non serve a niente, non ti porta da nessuna parte, non ci fai politica”.

Parole che avranno certamente l’effetto del brodo di giuggiole per la Gancia che sul muro alla svolta lepenista non ha mai ceduto di un millimetro, basando anche su questo la sua differenziazione rispetto a Molinari, in Piemonte, anche se il luogotenente di Salvini non ha mai usato gli stessi toni del capo, incarnando sempre l’immagine di una Lega meno urlata sia pure ben salda sui temi più caldi. Davanti alla polenta di Pian del Re lo ripete ai Giovani Padani: “La Lega non può e non deve essere più una forza a rimorchio di altre, ma indicare la strada per il centrodestra o almeno per quella parte che condivide le nostre idee”. Un Carroccio che apre la carovana, insomma, e non va a ruota di nessuno. Parole certamente apprezzate da Salvini. Più di quelle che gli riserva l’Umberto: “È giovane, s’è trovato in mano di colpo una specie di droga. Ma per fare le cose ci vanno le palle. Vediamo se le ha”.

print_icon

3 Commenti

  1. avatar-4
    17:47 Giovedì 01 Settembre 2016 giannaclelia Po simbolo padano

    Negare che il Po sia un simbolo per la Padania è come rinnegare per il movimento nato e voluto in questa regione da Farassino le nostre radici. Ben fanno i giovani della lega ricordare momenti di sana storia piemontese attorno ad un fuoco ed ad una polenta fumante....magari cantando qualche poesia musicata dal grande Gipo

  2. avatar-4
    10:00 Sabato 27 Agosto 2016 silvioviale HO CAPITO ...

    Ora ho capito il perché della bassa portata del "sacro" Po.

  3. avatar-4
    09:58 Sabato 27 Agosto 2016 tandem Uffa

    Ancora sta boiata bossiana che non fila più nessuno.....

Inserisci un commento