Ressa al casting della Compagnia

Mentre tutti gli occhi sono puntati sulle manovre per la presidenza del San Paolo, avanza una caterva di aspiranti consiglieri. Polliotto e Ambrosini cercano il bis. Tra i candidati Palestro e Cavino

Sono giorni cruciali per il futuro della Compagnia di San Paolo. Mentre tutti i riflettori sono puntati sui grandi elettori, impegnati in febbrili negoziati per trovare una quadra sul nome del successore di Angelo Benessia, dietro le quinte di enti e istituzioni si accalca un piccolo esercito di aspiranti a un posto di consigliere dell’ambitissima fondazione. Al Consiglio Regionale, tra i primi ad aver ottemperato alle procedure, alla chiusura del bando (avvenuta lo scorso 9 gennaio) sono giunte 12 candidature. Nella rosa spiccano due uscenti: l’avvocato Patrizia Polliotto, consorte del senatore pidiellino Aldo Scarabosio, e il giurista Stefano Ambrosini. Entrambi, con buone chance di essere riconfermati nel parlamentino di corso Vittorio. Con una maggioranza di centrodestra è, almeno sulla carta, più agevole la strada per la Polliotto, mentre Ambrosini potrebbe contare sulla designazione da parte del Comune di Torino (o sulla garanzia di entrare tra i quattro da cooptare). Hanno inoltrato il loro curriculum anche l’ex preside di Medicina Giorgio Palestro e il costituzionalista Massimo Cavino, docente all’Università del Piemonte Orientale. La Lega Nord schiera invece Mario Brescia, consigliere comunale a Torino nel precedente mandato. Pura testimonianza la presenza di Juri Bossuto, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista. Curiosa la domanda inoltrata da un altro membro della famiglia Scarabosio: si tratta di Marcello, nipote del senatore, nel 2006 inserito nelle liste elettorali alla Circoscrizione Uno.

 

Sul fronte delle manovre per la presidenza si registra un certo affanno di Sergio Chiamparino, al momento considerato il candidato maggiormente in grado di conquistare il gradimento degli stakeholder cittadini. Assillato dal sospetto che Piero Fassino nell’averlo accreditato anzitempo come papabile abbia voluto in realtà se non bruciarlo, certo sottoporlo alle forche caudine dei centri di potere, l’ex sindaco ha avviato una frenetica agenda di incontri, soprattutto con quanti ritiene, a torto o a ragione, possano rappresentare degli impedimenti. E se è abbastanza scontata l’ostilità di Enrico Salza, meno decifrabile sono gli umori dei partner milanesi (di Giuseppe Guzzetti ma anche di Corrado Passera) non favorevolmente impressionati dal suo comportamento in occasione del rinnovo dei vertici di Intesa.

 

Si ricomporrà l’asse Torino-Milano, rafforzando il sistema camerale ben oltre il peso dei 6 posti in consiglio di suo appannaggio? La sensazione è che per ora il vecchio leone stia tenendo ben coperte le proprie carte, limitandosi ad avanzare tre candidature: Luca Remmert (di bandiera), Valentino Castellani (di facciata), la sua (di sostanza). Si vedrà.

 

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