FIANCO DESTR

“Tutti a casa”, è l’8 settembre del Cav (e di Forza Italia)

Anche i colonnelli piemontesi seguono l'invito di Berlusconi ed eviteranno il raduno milanese della società civile. Un rompete le righe per non danneggiare l'iniziativa, ma che preannuncia la liquidazione del partito. Fibrillazioni e posizionamenti tattici

Tutti a casa. Ma quello che precede di una settimana la convention milanese di Stefano Parisi è un Otto Settembre pieno di sbandati. Ad evitarlo saranno le telefonate e gli sms cui Silvio Berlusconi ha affidato, tramite il deputato Sestino Giacomoni (uno dei più stretti collaboratori dell’ex Cavaliere) il messaggio chiaro recapitato in queste ore a parlamentari e dirigenti nazionali: “Il presidente preferirebbe che tu, come altri dirigenti del partito, non andassi alla convention di Parisi”. Il resto lo ha fatto il tam tam, un passaparola che ormai ha raggiunto anche quelle terze file azzurre la cui presenza a Milano non provocherebbe il minimo imbarazzo. Perché la preoccupazione di Arcore è quella di non vedere in prima fila ad ascoltare l’ex ad di Fastweb e il parterre della società civile (imprenditori e professionisti, soprattutto) cui è riservata la parola le solite facce, nei cui confronti Berlusconi ha mostrato ultimamente un certo fastidio.

Nulla di personale, molto di politico in prospettiva vista la stessa scelta caduta su Parisi per la due diligence del partito, ma anche per la scommessa di un suo rinnovamento. A questa lettura dell’invito alla diserzione se ne aggiunge, tuttavia, un’altra altrettanto solida: evitare la conta tra chi partecipa e chi no. La divisione era già piuttosto netta con il fronte degli assenti plasticamente rappresentato da Giovanni Toti, Paolo Romani, Renato Brunetta e quella parte di Forza Italia che ha manifestato irritazione sulla scelta di Parisi, ma soprattutto sulla sua iniziativa dagli sviluppi ancora tutti da interpretare e prevedere e che ripete il mantra della non necessità di un Papa straniero. Meno definito l’atteggiamento delle seconde file e di quei dirigenti locali che non nascondevano fino a ieri di attendere spasmodicamente un’indicazione dal Capo. Ad ammettere di aspettare un segnale da Arcore era stato nei giorni scorsi, tra gli altri, il coordinatore azzurro del Piemonte, Gilberto Pichetto. Arrivato l’ordine,  potrà restarsene sereno nella sua Gifflenga.

Lontani da “Megawatt-Energie per l’Italia” (questo il claim della kermesse parisiana) anche i parlamentari Lucio Malan, Maria Rizzotti e l’eurodeputato Alberto Cirio che Parisi lo incontrerà, ma a Fiuggi domani e venerdì in occasione della due giorni organizzata dal  gruppo Ppe a Bruxelles su “L’Italia e l’Europa che vogliamo”. Perché il messaggio che segue quello di Berlusconi e viene fatto circolare nel partito è quello che allontana l’immagine di un boicottaggio nei confronti di Parisi: nessuna prova di forza, solo spazio a società civile. Certo più d’una eccezione ci sarà e sarà interessante notarla. Dal Piemonte non rinuncerà, sicuramente,  alla trasferta milanese l’ex sottosegretario Mino Giachino, uno dei più accesi supporter di Parisi e – prima del messaggio da Arcore – aveva annunciato la sua presenza pure il consigliere regionale Massimo Berutti.

Il senso autentico della mossa di Berlusconi, alla fine, pare quello condensato da una frase sussurrata da un dirigente azzurro piemontese: “Ci ha tolto da un grande imbarazzo”, andare o non andare avrebbe significato in qualche modo schierarsi o, comunque, esporsi. Meglio accogliere con un sollievo quel “tutti a casa”,  senza una baionetta che salpa per Brindisi, ma neppure il rischio di finire troppo sbandati. Tanto più in un momento cruciale in cui ancora si attende un’ulteriore e non meno importante indicazione dal Capo: la forza con cui condurre la campagna referendaria del no. Evitare quanto più possibili divisioni interne e, magari, mantenere aperti tutti i canali con l’alleato leghista in vista delle comunali dell’anno venturo è una necessità che connota l’azione di Forza Italia nella regione.

Quella Lega che continua a dividersi anche sull’ex mister Chili: “Parisi? Lunedì c’è consiglio comunale a Milano, entrambi siamo consiglieri, lo incontro lì” risponde lapidario Matteo Salvini, mentre a Milano farà molto probabilmente una capatina lady Calderoli. Se sarà così, Gianna Gancia troverà molto probabilmente il notaio Alberto Morano e certamente il presidente del Collegio costruttori di Torino Alessandro Cherio. Per un Salvini che non va a Milano, c’è un Toti che assicura la sua presenza a Pontida. E per un Parisi che richiama alla necessità di energie nuove evocando i Megawatt ecco un Brunetta che torna, dopo una lunga pausa, con il suo Mattinale, il quotidiano online del gruppo a Montecitorio che tra le rubriche sforna anche un sarcastico “Quid & Megawatt”, che assembla il famoso “gli manca il quid” riservato da Berlusconi ad Angelino Alfano, con il titolo della kermesse di Parisi.

Tutti a casa la prossima settimana, ma l’armistizio interno pare ancora lontano. Tanto che la necessità di superare beghe e posizionamenti nazionali che rischiano di frenare la già difficile ripresa del centrodestra in una delle province dell’impero (che fu) qual è il Piemonte è alla base dell’iniziativa presa da Stefano Commodo, noto avvocato torinese e presidente degli Stati Generali del centrodestra, utile strumento rispolverato dal professionista ufficiale di collegamento tra le truppe moderate ai tempi di Enzo Ghigo. Martedì prossimo al Centro Studi San Carlo di via Roma, si terrà una prima chiamata alle armi del centrodestra piemontese. “Dobbiamo invertire la rotta e partire senza attendere indicazioni dall’alto” spiega Commodo che ha già avuto l’adesione, tra gli altri, dei consiglieri regionali di FI Claudia Porchietto e Gianluca Vignale, del segretario piemontese del Carroccio Riccardo Molinari, del Fratello d’Italia Maurizio Marrone e del consigliere comunale della Lega Fabrizio Ricca. L’obiettivo è ambizioso: “È ora di non andare sempre a rimorchio di Roma e di altri”, il risultato tutto da verificare, ma il segnale lanciato da una parte del “popolo del centrodestra” appare chiaro. Non più tutti a casa. Qualcuno, magari sì.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento