FIANCO DESTR

Centrodestra in bolletta, poca energia per Parisi

Un paio di consiglieri regionali, un drappello di amministratori locali e qualche ex in cerca d’autore: il Piemonte azzurro guarda con prudenza l'iniziativa di Parisi che però cena con il costruttore Cherio. E riceve i complimenti di Franco Debenetti

Liberare i prigionieri rinchiusi nella mancanza di una vera alternativa al voto al Pd o ai Cinque Stelle. “Se non c’è un progetto, non c’è alternativa e i nostri elettori restano prigionieri. In Forza Italia ci sono persone di assoluta qualità, però non bisogna essere distratti e capire che l’elettorato chiede proposte concrete, ma anche facce nuove”. Tavolo di un ristorante in centro a Milano, mancano due giorni alla convention di Stefano Parisi e l’ex candidato sindaco di Milano attovagliato con tre amici ascolta e conviene con uno di questi: arriva da Torino e parla il suo stesso linguaggio, quello degli “imprenditori appassionati di politica”, sottospecie di quel mondo dell’impresa che ieri a Milano brillerà per assenze piemontesi. Per molti è ancora tempo di stare alla finestra. Alessandro Cherio, presidente del Collegio costruttori torinese e un passato da consigliere comunale in Forza Italia, a Milano c’era ieri, ma anche due giorni prima, a cena con l’uomo cui Silvio Berlusconi ha affidato la due diligence di un partito e che, come osservano acidamente alcuni colonnelli azzurri “s’è allargato in fretta”.

Ieri l’ex top manager di Chili ha abbozzato quel progetto che, nei propositi, dovrà consegnare le chiavi – idee, contenuti, proposte – agli elettori del centrodestra per aprire una porta nuova che non sia quella verso l’astensione.  Duemila persone, assente gran parte dello stato maggiore azzurro, come da indicazione del sultano di arcore, presenti ex come Claudio Scajola, e altri pezzi del vecchio Pdl: Maurizio Lupi, Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni. La delegazione “non ufficiale” azzurra era formata da Mariastella Gelmini, Francesco Giro e Gianfranco Miccichè. Gli altri, eccetto qualche parlamentare a titolo personale, tutti a casa. La “raccomandazione” del Cav era stata chiara. Non se l’era fatta ripetere il coordinatore piemontese Gilberto Pichetto, ligio all’ordine atteso e osservato, pare, non muovendosi neppure da Gifflenga, non si sa mai di dar adito a sospetti.

Lontani da Milano tutti i consiglieri regionali eccetto due: il novarese Diego Sozzani e l’alessandrino Massimo Berutti.  “Nessun disobbedienza – racconta quest’ultimo – nessuno schieramento pro o contro qualcuno, solo la voglia di ascoltare e dopo aver ascoltato sono contento di essere andato”. L’ex sindaco di Tortona confessa “l’impressione che sia in vista una stagione nuova. Temi concreti, contenuti, insomma si è visto un embrione di quello che potrebbe essere un soggetto nuovo e a cui si potrebbe appartenere”. A casa come Pichetto, pure Claudia Porchietto e Gian Luca Vignale e, ovviamente, a distanza di sicurezza l’ex onorevole Osvaldo Napoli, tra i meno teneri nei confronti del Parisi “che si è allargato in fretta”. Perché di certo, non si placa la guerra fredda interna.

Nessun commento da Berlusconi. Gli umori di Arcore si potranno sapere solo a kermesse conclusa. L’ex premier sta a guardare. Un po’ come pare abbiano deciso di fare imprenditori e professionisti piemontesi. Gli inviti erano arrivati a migliaia, lo staff di Parisi aveva lavorato su mailing list ed elenchi accuratamente predisposti. L’ex sottosegretario Mino Giachino, ieri già sul posto con largo anticipo sull’apertura della convention, aveva lavorato per settimane. Ma il risultato non è stato quello atteso. Forse quell’“azione di contatto diretto nei territori, incontri nelle varie città” di cui Cherio ha parlato l’altro giorno con Parisi, sarà utile tra i bogianen più che altrove.

Paradossalmente si sono contati, tra i volti noti domestici, più quelli della politica anziché quelli del pubblico atteso da Parisi. Eppure a sentire un altro azzurro, il capogruppo in consiglio comunale a Casale Monferrato Nicola Sirchia “finalmente si sono ascoltate parole della Forza Italia delle origini: liberalismo, meno tasse, meno spesa pubblica. Esaurita la spinta emozionale di Berlusconi la forza per riconquistare gli elettori sta proprio in questi punti, nella concretezza che una parte del Paese chiede ormai da tempo”. A Milano c’erano pure l’ex capogruppo in Sala Rossa Andrea Tronzano, l’ex assessore della Provincia di Cuneo Roberto Russo, il sindaco di Mondovì (feudo del ministro Enrico Costa, Ncd) Stefano Viglione.

Una platea eterogenea, quella milanese: uno accanto all’altro Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day, Giancarlo Cesana big un po’ annebbiato di Comunione e Liberazione, Giacomo Lev Mannheimer, figlio del noto sondaggista. E poi anche il torinese Franco Debenedetti, già parlamentare dell’Ulivo. Il fratello dell’Ingegnere ostenta sul bavero la spilla referendaria con su scritto “io voto sì”, chiarisce di essere presente perché “amico personale” di Parisi. “Stefano è un mio amico” spiega, ma plaude al progetto di Parisi e apprezza “il programma liberale che sta emergendo dalle proposte che vengono qui discusse”.

In platea anche il coordinatore regionale dell’Udc per il Piemonte, Giovanni Barosini. Il fedelissimo di Lorenzo Cesa, “ma anche amico di Casini”, la racconta così: “La zattera dell’Udc va da tempo verso la formazione di un soggetto politico liberale e popolare. Se questo accade con Parisi bene, se invece fosse un’evoluzione di Forza Italia sarebbe comunque interessante. Per ora – chiosa – diciamo che Parisi è una speranza”. L’ultima a morire, come la logica democristiana. Oggi seconda giornata della convention. Qualcuno che ieri ha disertato, magari si farà vedere. “Chi non vuol venire – ha detto il padrone di casa – può seguirci in streaming”. Come dicevano i grillini, una volta.

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