EREDITA' OLIMPICA

M5s contro il Club Med a Cesana

Un ordine del giorno del gruppo grillino in Sala Rossa impegna la sindaca Appendino a schierarsi contro la realizzazione di un villaggio turistico nell'area della pista da bob, ormai abbandonata: "Stop alla cementificazione" - DOCUMENTO

Il Movimento 5 stelle non vuole il Club Méditerranée a Cesana. Con un ordine del giorno appena protocollato il gruppo pentastellato in Sala Rossa chiede alla sindaca Chiara Appendino di “ribadire nelle sedi opportune (…) la contrarietà al progetto di realizzazione del Villaggio turistico sul sito della pista da bob di Cesana Pariol (…) al fine di evitare una speculazione edilizia sull’area che metta a rischio le peculiarità paesaggistiche dell’area” si legge nel documento firmato da nove consiglieri grillini. Una iniziativa che potrebbe rimettere in discussione la riqualificazione di un impianto ormai inutilizzato dal 2011 e che dal 2012 risulta ormai inutilizzabile per la decisione di svuotare l’impianto di raffreddamento dotato di 48 tonnellate di ammoniaca. Se l'ordine del giorno venisse approvato, come pare probabile giacché presentato dal gruppo di maggioranza, la discussione si sposterebbe in Fondazione XX Marzo, che ha ricevuto in eredità la gestione degli impianti post olimpici, un organismo all’interno del quale Appendino è socia sia in qualità di sindaca di Torino che della Città Metropolitana, assieme alla Regione Piemonte, al Coni e ai Comuni olimpici.

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Il progetto avanzato dal Club Med prevedrebbe la realizzazione di un complesso turistico ricettivo di lusso con mille posti letto e la realizzazione di uffici in legno, ferro e vetro nell’ambito del quale i privati si farebbero carico dei costi per lo smantellamento della pista. Un'operazione già benedetta a suo tempo dagli assessori di Regione e Comune, Aldo Reschigna e Stefano Lo Russo e che ora rischia di saltare.

Anche in questa occasione, dunque, emerge l’animo ambientalista del movimento di Beppe Grillo, che quantomeno chiede una verifica di compatibilità con il Piano paesaggistico regionale, coinvolgendo nella discussione anche l’ente di piazza Castello nell’ottica di “evitare una speculazione edilizia sull’area”. Tutto legittimo e sacrosanto, ma manca un passaggio: quello in cui si indica una soluzione alternativa economicamente sostenibile per una pista che da cinque anni pare non interessi proprio a nessuno. Un’opera concepita male – per via del suo orientamento a sud – costata 110 milioni di euro e che ora rischia di tornare a gravare sulle casse pubbliche.   

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