Rivolta in Sala Rossa contro il presidente
07:10 Mercoledì 18 Gennaio 2012Alta tensione nella maggioranza comunale. Nel mirino Ferraris (Moderati), accusato di aver tenuto nel cassetto la relazione della Corte dei Conti. Documento di sfiducia
“Arrogante e incompetente”. Il presidente del Consiglio comunale di Torino, Giovanni Maria Ferraris è ufficialmente nel mirino. Non è andata proprio giù ai colleghi consiglieri la scelta di tener loro celata, per due mesi, la relazione della Corte dei Conti sui bilanci di Palazzo civico. “Una decisione incomprensibile”, l’ha definita il capogruppo di Sel Michele Curto, contro la quale si sono scagliate maggioranza e opposizione.
E’ in questo contesto che si inserisce la proposta di delibera redatta dal capogruppo dell’Idv Giuseppe Sbriglio – un altro che si dedica al controcanto sin dal suo insediamento - attraverso la quale l’assemblea cittadina rivendica il diritto di sfiduciare chi la guida. «Non è un provvedimento ad personam, ma di carattere generale» tiene a precisare Sbriglio, contattato telefonicamente dallo Spiffero. Intanto il segnale politico è chiarissimo e non è un caso che il documento l’abbiano già sottoscritto altri nove consiglieri di tutto “l’arco consiliare” della Sala Rossa (Curto e Marco Grimaldi di Sel, Domenico Mangone, Roberto Tricarico e Marco Muzzarelli del Pd, Federica Scanderebech di Fli, Alberto Musy dell’Udc e i grillini Vittorio Bertola e Chiara Appendino). A loro potrebbero aggiungersene altri nei prossimi giorni.
Lo Statuto in vigore prevede che la presidenza della Sala Rossa sia eletta per 30 mesi, senza alcuna possibilità per i consiglieri di «censurarne l’operato». Si legge nel documento: «Pare necessario restituire al Consiglio Comunale tale prerogativa di sanzione, essendo imprescindibile un controllo diretto ed efficace da parte dell’assemblea sull’attività di colui e di coloro che sono eletti per rappresentarla e garantirne le prerogative».
Insomma, cambiano i sindaci, ma non le polemiche legate ai presidenti del Consiglio. Durante l’amministrazione di Sergio Chiamparino fu il rifondarolo Beppe Castronovo a finire sul banco degli imputati: si cercò ogni escamotage politico e amministrativo per sfiduciarlo, ma nulla. Le sue natiche rimasero attaccate con la colla alla cadrega e lui salvò il posto fino alla fine della consigliatura, meritandosi nei palazzi il soprannome di “Bostik”. Per Ferraris sarà più dura, anche perché le grane non finiscono qui. Dopo l’interpellanza presentata su Iren, infatti, Curto ha affidato proprio alla presidenza dell’assemblea cittadina il compito di rivalersi presso il Tar, salvaguardando, in questo modo, le prerogative dei consiglieri «e del loro diritto-dovere di controllo sull’attività amministrativa» precisa ancora Curto. Anche in questo caso, l’ex Forza Italia, ora alla corte di Mimmo Portas nei Moderati, ha traccheggiato.



