Dagli industriali ok a Chiamparino

Continuano le frenetiche “consultazioni” dell’ex sindaco per la presidenza della Compagnia di San Paolo. Via libera da Carbonato. La diplomazia sabauda è al lavoro per stemperare l’ostracismo di Salza e siglare un armistizio

Gli industriali torinesi votano Sergio Chiamparino. Il via libera sarebbe arrivato al termine del colloquio tra il numero uno di via Fanti Gianfranco Carbonato e l’ex sindaco, avvenuto l’altro giorno. Sarà pur vero, come sostiene il principale aspirante, che la designazione dei vertici della Compagnia di San Paolo non avviene attraverso una campagna elettorale (magari, aggiungiamo noi, i criteri di selezione sarebbero decisamente più trasparenti), ma il clima che  circonda il rinnovo delle cariche nella fondazione torinese assomiglia – e parecchio - a quello di una competizione politica. A cominciare dal turbinio di incontri, ufficiali e informali, tra i grandi elettori, in frenetica attività nel tessere alleanze e proporre candidature.

 

E se nelle stanze del potere cittadino non è sfuggito a nessuno l’inusuale attivismo di Chiamparino a condurre in prima persona sondaggi sul proprio nome, restano ancora da decifrare compiutamente le reali intenzioni di Piero Fassino. Finora il nuovo inquilino di Palazzo civico si è limitato, con il suo silenzio, ad accreditare il suo predecessore quale “sua” scelta, anche se non ha fatto nulla (anzi) per contrastare le voci di effettive o presunte difficoltà. E tra sospetti e  mezze verità c’è chi non esclude affatto che Fassino abbia in mente una soluzione che tiene ben celata, una carta da giocare al momento più opportuno. Si vedrà.

 

Nelle ultime ore, oltre a registrare il via libera dell’Unione Industriale di Torino all’ipotesi Chiamparino presidente – importante, giacché si tratta pur sempre di uno dei principali stakeholder , la cui influenza va ben oltre il ruolo direttamente esercitato in ambito camerale - si stanno agitando gli “amici” di Enrico Salza. Chi, pochi, per sostenerlo nel contrastare la nomina dell’ex sindaco, chi (e sono la maggioranza) per invitarlo a desistere da una contrapposizione che potrebbe avere conseguenze nefaste per l’intero sistema costruito negli anni attorno al vecchio notabile. «Se si impunta – dice senza mezzi termini uno dei più illustri sodali – la Compagnia rischia di essere la sua tomba». Si profilebbe un braccio di ferro, insostenibile (anche per i rapporti di forza) con la politica, più che mai convergente su Chiamparino che, comìè noto può contare su un consenso trasversale, che va dal governatore Roberto Cota ai massimi dirigenti del Pd nazionale, passando per il coordinatore regionale del Pdl Enzo Ghigo. Ognuno con le proprie inconfessabili convenienze. Da qui il pressing affinché sigli, se non la pace, almeno un onorevole armistizio, prospettiva che tutelerebbe qualche seconda fila ambiziosa e per questo smaniosa di separare il proprio personale destino da quello di Enricone.

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