Csi, Monti impone il turnaround

Il decreto “Cresci Italia” introduce restrizioni all’attività delle società pubbliche in house. Ora è urgente che il consorzio informatico si adegui mutando anzitutto la sua natura giuridica

Csi: ora si cambia. Per forza. Il consorzio informatico pubblico dovrà mutare la propria natura giuridica, per conformarsi alle nuove normative e rendere maggiormente competitiva ed efficace la sua presenza nel mercato dell’Ict. A sollecitare, ancora una volta, la revisione della società di corso Unione Sovietica è il consigliere regionale Massimiliano Motta (Pdl), già primo firmatario lo scorso luglio di un ordine del giorno approvato dall’aula di Palazzo Lascaris in cui si impegna la giunta «alla trasformazione della natura giuridica del consorzio ad una forma giuridica nuova, idonea ai tempi attuali, di proprietà pubblica e nell’ambito del quale i soci pubblici abbiano un peso ed una rappresentanza rispetto al volume d’affari conferito al nuovo soggetto».

 

A imporre un’accelerazione a questo processo sono le misure adottate dal governo Monti che, in particolare nel decreto “Cresci Italia”, ha imposto nuovi vincoli alle società in house. Infatti, il provvedimento varato lo scorso 20 gennaio ha ridotto drasticamente l’importo del tetto massimo entro cui è consentito l’affidamento diretto del servizio a società interamente pubbliche – da 900 mila euro a 200 mila euro – e stabilisce la durata massima della gestione in cinque anni (a decorrere dal 31 dicembre 2012, data entro la quale dovranno cessare gli affidamenti diretti di valore superiori ai 200 mila euro). Per questo occorre intervenire rapidamente, intervenendo già in fase di discussione del bilancio regionale.

 

«È necessario – spiega Motta - provvedere fin da oggi ad una riorganizzazione del panorama delle società in house regionali, così da arrivare tra un anno ad un nuovo sistema rispettoso della norma e funzionale alle reali esigenze. Un chiaro esempio è il Consorzio per il Sistema Informativo Piemontese. Questa realtà rappresenta un elemento strategico per la Regione, ma da tempo chiediamo una sua revisione societaria. Un’operazione che non è più rinviabile”. In linea con le indicazioni votate dal Consiglio regionale, il compito a cui è chiamato il governo regionale riguarda l’assetto complessivo del Csi: «La giunta – afferma il consigliere pidiellino - dovrà predisporre una proposta di piano industriale e di attività prioritarie dei soci pubblici entro ottobre e contestualmente prevedere nell’assestamento di bilancio delle risorse necessarie al finanziamento delle attività svolte dal Csi senza ritardi nel pagamento delle prestazioni fornite».

 

Ma la giunta, a quanto pare latita. «Ad oggi - conclude Motta - stiamo ancora aspettando di poter nominare il nuovo consiglio di amministrazione, scaduto ormai da mesi. Attualmente in carica abbiamo tecnici che gestiscono la struttura con una governance a tempo. Questo sarebbe il primo passo verso il rinnovamento della società».

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