Congresso Pdl, fa capolino la politica

Esponenti della società civile di centrodestra incalzano i gruppi dirigenti. “Una legge sulla vita interna ai partiti e basta alle cooptazioni”. Armosino plude. E Ghigo si esercita in strategie

Un congresso vero, che apra il confronto sui contenuti politici, e non una tenzone tra apparati di partito, a colpi di tessere e incarichi. A lanciare l’appello in vista delle assise del Pdl è Stefano Commodo, coordinatore degli “Stati Generali” del Popolo della libertà, un organismo varato alla vigilia delle scorse elezioni regionali con l’ambizioso compito di elaborare la piattaforma programmatica del centrodestra piemontese. Obiettivo in larga parte disatteso, anche se non certo per responsabilità del gruppo di professionisti, docenti universitari, imprenditori e operatori culturali che volontariamente vi si sono dedicati. I partiti all’epoca fecero spallucce, preferendo dedicare tutte le residue energie ai classici strumenti della campagna elettorale.

 

Ora, quella che all’apparenza ha tutta l’aria della versione di destra della cosiddetta “società civile”, ci  riprova, presentando una mozione congressuale. Il documento, intitolato “Costruire il nuovo centro-destra, servire il bene comune”, avanza una serie di proposte per rilanciare l’iniziativa politica: dalle grandi riforme di sistema (revisione in senso presidenzialista della Costituzione, legge elettorale maggioritaria con premio maggioranza e correttivo proporzionale, flessibilità del mercato del lavoro e salario sociale), a misure per garantire la partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica. Ed è questo il cuore dell’iniziativa: vincolare il gruppo dirigente che uscirà dalla competizione congressuale a farsi promotore di «una legge che regoli vita e funzioni di ogni partito e movimento politico, nel rispetto del dettato costituzionale, garantendone la democraticità interna». Nuove regole anche nella rappresentanza: stop ai doppi e tripli incarichi, riduzione delle contribuzioni pubbliche, abolizione dei “listini” dei garantiti, inibire le designazioni “paracadutate” introducendo l’obbligo di residenza dei candidati almeno sei mesi prima dell’indizione dei comizi. Insomma, un vaste programme un tantino inusuale dalle parti del berlusconismo nostrano.

 

Sollecitazioni immediatamente recepite da Maria Teresa Armosino, leader di “Progett’Azione”, la componente che in alleanza con i “Popolari europei” di Vito Bonsignore rappresenta l’area più marcatamente critica dell’establishment pidiellino piemontese. «Non posso che convenire sia nell’analisi e sia nelle proposte – argomenta -. I partiti dovrebbero essere il principale strumento di democrazia, se non altro perché ricevono finanziamenti pubblici: chi pensa di trasformarli in club per gli intimi abbia almeno il buon gusto di farsi carico pure dei costi». Annunciando la partecipazione del suo gruppo all’incontro di lunedì sera durante il quale verrà illustrata agli iscritti la mozione, la parlamentare dichiara di concordare anche nelle priorità indicate: «Fin dall’inizio abbiamo posto dei precisi paletti: la nostra dimensione è quella del partito regionale, pur senza rinunciare a voler dire la nostra sul quadro nazionale. E in quest’ambito abbiamo privilegiato i contenuti politici agli assetti della nomenclatura interna. Anzi, se dovessi rivolgermi un rimprovero, dovrei dire che siamo persino in ritardo a individuare i dirigenti che dovranno interpretare le nostre posizioni». Ritardo che si inizierà a colmare a partire dal tardo pomeriggio di domenica prossima, quando è stato convocata, chez Bonsignore, la riunione dei maggiorenti della corrente.

 

Eppure di nomi ne circolano a bizzeffe, anche se molti sono propalati ad arte per indurre panico nel fronte opposto. Particolarmente loquace è, in questi giorni, Enzo Ghigo. Il coordinatore regionale racconta di un piano per orientare le scelte del suo sodale diarca Agostino Ghiglia, cui ha garantito una sostanziale riproposizione delle quote 70-30 del patto fondativo. Agli ex di An dovrebbe quindi toccare il vertice del provinciale di Torino, dove l’uscente Barbara Bonino per manifesta incompatibilità rinuncia a correre per la riconferma. E se in un primo momento il gradimento sembrava indirizzarsi su Franco Maria Botta, cerniera tra le due anime, ora Ghigo riferisce di essere “quasi riuscito” a convincere Ghiglia di designare Andrea Fluttero. Il senatore chivassese sarebbe a carico della sua componente di provenienza, An, ma in realtà è molto in en amitié. Come se Ghiglia non lo sapesse. Così, sempre a dar retta agli spifferi di corso Vittorio, il coordinatore è altrettanto sicuro che alla fine Bonsignore opterà per Fabrizio Comba, soluzione a lui per nulla sgradita.

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