Fronte Comune contro tutte le mafie

Tricarico (Pd) e Grimaldi (Sel) propongono un osservatorio a Palazzo Civico per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nella vita amministrativa. E prevenire collusioni

“La ‘ndrangheta è viva e marcia insieme a noi” recitava uno striscione di cittadini scesi in piazza a Leinì dopo l’operazione Minotauro per manifestare contro la criminalità organizzata. Si è insediata nel Torinese  da almeno 30 anni e, seppur con modalità differenti rispetto ai propri feudi nel Mezzogiorno italiano, si è impossessata di tutto il Nord Italia. La mafia c’è da quando negli anni Settanta calabresi e catanesi, si fronteggiarono a colpi di mitra per il dominio del territorio e i Belfiore, allora a capo delle cosche calabresi, spazzarono via gli isolani, insediando proprio nel Capoluogo e nelle città dell’hinterland la propria base operativa.

 

Minotauro non ha fatto che puntare ancora una volta i riflettori su un fenomeno che non può essere più sottovalutato, soprattutto per come è stata provata l’infiltrazione all’interno delle opere pubbliche e l’interesse dei clan verso gli appalti per gli impianti olimpici prima e i cantieri per l’alta velocità dopo. Insomma, è ora che anche le pubbliche amministrazioni si dotino degli anticorpi necessari a per fronteggiare un fenomeno prima che diventi emergenza. Di qui la proposta: un Osservatorio per permettere al Comune di Torino di poter monitorare in modo sempre più minuzioso la presenza della criminalità organizzata nel capoluogo, attraverso sinergie da mettere in atto con gli altri enti locali, il Tribunale, le forze dell’ordine, la Camera di commercio.

 

L’istituzione di questo istituto viene richiesta con forza dai consiglieri Marco Grimaldi (foto sotto) di Sel, e Roberto Tricarico (qui accanto) del Pd, che nei giorni scorsi hanno inviato una lettera a tutti i consiglieri e al sindaco per ottenere il più in fretta possibile «un’azione comune di tutta l’amministrazione». Uno strumento utile, innanzitutto, a contrastare il possibile inquinamento delle attività della macchina comunale e quindi il potere che le organizzazioni criminali possono acquisire in città. Inoltre deve creare nei cittadini torinesi quella sensibilità antimafia che solo gli addetti informati e i più giovani che hanno avuto contatti con le associazioni come Libera sanno che esiste anche nel nostro territorio.

 

Un protocollo d’intesa fra la Prefettura, il Comune di Torino e, successivamente, altri 23 comuni della cintura, siglato nel maggio 1998, istituiva l’Osservatorio sulla sicurezza all’interno della cosiddetta area metropolitana. Il suo compito era quello di effettuare un monitoraggio della delittuosità nei territori degli enti menzionati con elementi sull’intera provincia attraverso dati statistici e di conoscenza dei fenomeni criminosi. Negli ultimi anni, però, l’amministrazione comunale di Torino non si è dotata né di una “commissione antimafia” né di un Osservatorio che, con la collaborazione della Prefettura e del Palazzo di Giustizia, lavori come nel caso sopraccitato ad uno studio annuale sui dati del “cruscotto per la sicurezza”, sui processi in corso e sulle sentenze. Il rapporto del 2003 sosteneva che: “Una corretta valutazione della consistenza effettiva del fenomeno deve infatti considerare che, in particolare negli ultimi anni, la criminalità organizzata torinese è diventata più impermeabile all’azione informativa delle forze di polizia, mimetizzandosi sotto altre forme delinquenziali ovvero attività economiche di per sé lecite".

 

Come sostiene da tempo la donciottiana Fondazione Benvenuti in Italia «non si tratta di rispondere con uno strumento straordinario a una situazione eccezionale: bisogna passare dalla straordinarietà all’ordinarietà dello strumento. I comuni importanti devono quindi dotarsi di un gruppo permanente che monitori appalti, subappalti, consulenze e in genere tutte le opere pubbliche che possono essere oggetto di interessi mafiosi o clientelari». Si legge nella lettera: «Crediamo debba essere uno strumento aperto alla società civile e alle competenze del nostro territorio capace di instituire con il sopraccitato Osservatorio un ottimo strumento di analisi, confronto e divulgazione delle buone pratiche (es: controlli incrociati, regole migliori sui sub appalti, la white list delle imprese), della penetrazione del fenomeno mafioso nel nostro territorio e del contrasto alle organizzazioni criminali». Mentre sui tempi «dipenderà dal Presidente del Consiglio e dal sindaco - chiosa Grimaldi -: per me si può partire anche domani».

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