POTERI FORTI

Appendino batte il 5 al “Sistema”

La sindaca all'incoronazione di Christillin, la Signora degli A(g)nelli, "Torinese dell'anno". In soffitta i proclami bellici elettorali, la grillina grazie al badante Chiamparino è ormai perfettamente integrata nell'establishment subalpino

Batti il cinque, sorella Chiara: che siano i cerchi olimpici o le stelle del MoVimento poco importa. In fondo, almeno sui numeri la coerenza è salva. E, ancor più, in nome di quel “sistema” che fino a ieri era da abbattere e che ora occorre “fare”, per il bene della comunità, mica di volgari interessi personali o per incapacità a svolgere il compito che qualche mese fa gli elettori torinesi le hanno affidato. Lo stivaletto nero easy e un po’ barricadero ieri non ha marciato su Roma. Chiara Appendino ha preferito la pantofola, oggi. Se poi è quella da baciare di Evelina Christillin, incoronata “Torinese dell’Anno” e di quei nomi noti, anima e corpo del “Sistema Torino”, tanto meglio. Uno vale uno, no?  E allora che differenza c’è tra un Alessandro Di Battista che inciampa nei congiuntivi e un Gianluigi Gabetti da decenni con passo saldo lungo le strade dorate della finanza? Uno vale uno. Che differenza ci sarà mai tra lo slang da caserma di una Paola Taverna e le parole misurate e il sorriso sussiegoso di Gabriele Galateri di Genola, consorte della signora degli A(g)nelli il cui cognome già segna la distanza tra questo mondo, né piccolo né antico, e quello del vaffa?

La sindaca nel decidere di sgusciare, con abile mossa e aiutata pure dall’emergenza alluvione, dall’annunciata presenza alla manifestazione romana di ieri al fianco di Beppe Grillo e Virginia Raggi, optando per un ulteriore debutto in società – e c’era solo l’imbarazzo tra spa, holding, accomandite e trust – nel salotto buono approntato dalla Camera di Commercio ha, per l’ennesima volta, rappresentato plasticamente l’immagine dei Cinque Stelle di lotta e di governo. Diciamo, nella fattispecie, più di governo.

Il “Sistema Torino” contro cui si era scagliata come una piena del Po che travolge e affonda il battello Valentina, oplà diventa un panfilo tra il Love Boat, tutto sorrisini e tartine, e la crociera da nababbi in cui discutere anche di affari, su cui lei sale con lo stile di chi non ne è mai sceso. Più Chiara di così. Un fugace saluto all’ex banchiere Enrico Salza che ebbe l’improvvida sortita di ricordarle di essere stato carissimo amico del di lei nonno e suo pigmalione per l’ingresso nella scuola americana da lui fondata. Fitti chiacchiericci con i già citati Gabetti e Galateri. Come parlasse con un capannello di abitanti della periferia, per dire. Riceve apprezzamenti e complimenti da far invidia ai battimani della marcia in via Garibaldi al momento del suo ingresso trionfale a Palazzo di Città.

Aveva, allora, appena steso al tappeto Piero Fassino e gran parte dei suoi elettori, quelli duri e puri, erano pronti come tricoteuse a vedere rotolare teste del Sistema in piazza. Invece quelle – brizzolate, grigie o permanentate – adesso accennano a lievi e signorilissimi inchini dinanzi a lei. La rivoluzione non l’hanno solo evitata negli effetti cruenti, ma addirittura governata a loro favore a partire dal suo vertice. Che dal loro ambiente arriva e nel quale, ancora una volta, stamane ha dimostrato di sapersi muovere con maestria. Ma è pur sempre il sindaco, mica poteva non andare, si dirà. Certo. Il rito dell’autocelebrazione  del “Sistema Torino” – con il riconoscimento alla presidente dell’Enit, dell’Egizio e con un curriculum manageriale indiscutibile – avrebbe notato e annotato l’assenza della prima cittadina. Forse più di quanto non sia accaduto, complice un imbarazzato silenzio dei vertici grillini, per quel posto vuoto a fianco di Grillo e della Raggi. E poi vuoi mettere quei “no, no, no” ripetuti nella Capitale contro le riforme, anzi contro Matteo Renzi e il sistema delle banche, dei poteri forti, nella nomenclatura da spazzare via in un vaffa cosmico? Vuoi paragonarli agli apprezzamenti nei confronti di Chiara arrivati proprio da chi dovrebbe temerlo come la peste il Vaffa?

Le banalizzazioni delle tesi economiche così come delle soluzioni ai problemi, must del comico genovese, qui a Torino hanno la considerazione di una lezione di geografia applicata alla storia di Luigi Di Maio. Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio e dunque padrone di casa dell’evento, pronuncia un discorso infarcito in abbondanza di termini anglosassoni. Vision, mission, dowgrade… Lei, Chiara, risponde da par suo con un temino sull’economia e il lavoro. La solita mitraglietta che spara parola laddove si è adusi e misurarle, ma non certo a risparmiare elogi. Si adegua alla bisogna pure Sergio Chiamparino: “Evelina è il volto della Torino che è cambiata”, un volto – e non ce ne voglia la Signora – non propriamente fresco. Insomma, persino per il Chiampa la nuova Torino ha le rughe, nobilissime, che sanno di vita vissuta, ma che segnano il tempo. E poi “il mio abbraccio affettuoso” alla custode delle mummie. Che ringrazia Salza per i soldi delle Olimpiadi, e si rivolge a tutti per nome. Chiara ovviamente non si stupisce: anche sui ballatoi delle case popolari è difficile sentire botte di ingegnere, dottore, presidente. Perché uno vale uno. E quando Evelina esorta l’applauso per l’“amica Chiara” con cui rivela di andare insieme a vedere le partite della Juve, l’applauso parte forte. Come un vaffa al termine dei comizi di Grillo. È il Sistema Torino, bellezza. E tu – elettore che hai creduto nella rivoluzione aspettando di veder rotolare le teste all’inno dell’uno vale uno – non ci puoi fare niente, niente.

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