Pdl, Crosetto alle grandi manovre

L'ex sottosegretario alla Difesa tenta di accreditarsi come "terzo" tra le fazioni in lotta. Ma teme di finire stritolato da un accordo Bonsignore-Ghiglia. E spiffera tutto su un incontro romano

STRATEGA Guido Crosetto

Il piano era semplice: evitare di schierarsi con l’una o l’altra delle fazioni in lotta per il controllo del partito e porsi come elemento di mediazione e pacificazione. Tradotto, il classico “terzo” che vuol godere tra i due litiganti. Per questo motivo Guido Crosetto è apparso finora un po’ defilato nella battaglia precongressuale che sta lacerando il Pdl piemontese. Nelle ultime ore, però, l’ex sottosegretario alla Difesa è assalito da un incubo: lo spettro di un accordo tra i contendenti. Uno scenario che, se dovesse mai realizzarsi, lo metterebbe definitivamente fuori gioco, relegandolo nel cantuccio, peraltro sempre meno confortevole, della provincia Granda. Ma quello che fino a ieri era un fantasma da scacciare è diventato prima un presentimento inquietante, poi una prospettiva da contrastare. A metterlo in allarme sono state le voci di un incontro romano tra Vito Bonsignore, Roberto Rosso e Agostino Ghiglia, nel corso del quale la componente “dissidente” avrebbe delineato un ticket Rosso-Ghiglia per il vertice di Corso Vittorio. Perché dietro tutto l’ambaradan di congressi cittadini e provinciali c’è in ballo la leadership in Piemonte. E se, al momento, la carica di coordinatore regionale (e del vicario) resta saldamente appannaggio del “nazionale”, a nessuno sfugge che un’eventuale intesa locale difficilmente potrà essere disattesa da via dell’Umiltà.

 

Appena avuta la conferma del rendez-vous, realmente avvenuto qualche giorno fa nella Capitale, Crosetto si è incaricato di diffondere la notizia, cercando di gettare scompiglio nelle file delle rispettive intendenze. Che infatti si sono agitate, e parecchio. Sul contenuto del colloquio circolano versioni differenti, persino opposte. C’è chi ritiene altamente plausibile l’ipotesi del compromesso, altri mostrano diffidenza e rubricano tutta la vicenda come “soliti tatticismi di don Vito”. Qualcosa però bolle nel pentolone, a dispetto dei toni belligeranti. Per Crosetto che non controlla consistenti pacchetti di tessere e non può neppure contare su divisioni numerose (il fido Alberto Cirio è direttamente intestatario di appena una quarantina di iscrizioni) la partita per realizzare il sogno di tornare sulla poltrona attualmente occupata da Enzo Ghigo si fa di ora in ora più evanescente. A meno che, come si sussurra nei corridoi di Palazzo Lascaris, Bonsignore, dal quale lo divide una generazione ma lo unisce l’imprinting democristiano, non cambi all’improvviso cavallo. Ipotesi per nulla inverosimile.

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