Fondi Olimpici, Torino scippata

Il Governo dirotterà su Roma 2020 i 40 milioni di euro avanzati dall'Agenzia. La legge Esposito appesa a un filo. Ora diventa una missione impossibile il rilancio degli impianti di montagna

OLIMPIADI AMARE

Passerà alla storia come il “sacco Olimpico”. Quello che Roma, in corsa per l’organizzazione dei Giochi del 2020, sta perpetrando ai danni di Torino. Con l’avallo del Governo e dell’establishment politico di ogni colore. In ballo ci sono i 40 milioni risparmiati dall’Agenzia Torino 2006, durante i ribassi d’asta nelle gare d’appalto sugli impianti olimpici. Un tesoretto immobilizzato in cassaforte in barba alle richieste delle amministrazioni locali, ridotte sull’orlo del lastrico dalla gestione delle strutture ereditate dal circo bianco. Qualche mese fa la svolta, una proposta di legge bipartisan, promossa dal deputato Pd Stefano Esposito, per sboccare i fondi e destinarli al rilancio dei siti olimpici delle valli. Sembrava cosa fatta, con tanto di benedizione del plenipotenziario del Cavaliere, Gianni Letta. Oggi la doccia gelata.

 

Nella seduta odierna della Commissione Bilancio della Camera, al cui ordine del giorno era iscritto il parere sulla legge, l’esecutivo non si è neanche presentato. In più, nella stessa sede Maria Teresa Armosino (Pdl) ha avanzato forti perplessità legate non tanto alla destinazione dei fondi – anche se ha sottolineato che altre, al momento, sono le priorità – quanto piuttosto all’ente designato a spenderli. Alla parlamentare pidiellina pare perlomeno incauto individuare Scr quale soggetto erogatore proprio nel frangente in cui in Regione molte forze politiche ne chiedono l’abolizione (Pd e i “dissidenti” del Pdl). Il compagno di partito, ma avversario di corrente Agostino Ghiglia ha tentato una difesa d’ufficio della società di Galleria San Federico, diretta, guarda caso, da un suo fedelissimo, l’ex numero uno dell’Agenzia olimpica Mimmo Arcidiacono.

 

Nei capannelli sull’uscio sala della Commissione e sui divani del Transatlantico è forte la sensazione che il Governo abbia ormai deciso di affossare la proposta di legge “piemontese” e di incamerare i fondi. L’assenza, non casuale di stamattina, è suonato a tutti come una ferale premonizione. A molti, per primo all’ex sottosegretario allo Sport Giovanni Lolli, non è sfuggita una “strana” coincidenza. È davvero un caso che il costo del dossier per la candidatura di Roma 2020 sia proprio di 40 milioni? Nessuno di crede. Ecco dove finiranno i soldi, a rimpinguare le casse di Mario Pescante e della sua sarabanda di consulenti e clientes. In una competizione che pare del resto segnata: l’asse tra Madrid e Tokio avrebbe già escluso la Capitale. Però 40 milioni fanno sempre comodo.

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