De Tomaso, la fuga dei Rossignolo

Dopo lo stucchevole tira e molla di mesi la famiglia cede lo storico marchio e scarica i lavoratori della ex Pininfarina di Grugliasco. Dove sono finiti i soldi pubblici?

La famiglia Rossignolo ha sottoscritto un’intesa per la cessione del controllo della De Tomaso. Il nuovo socio - si apprende da fonti della stessa azienda - agisce attraverso un istituto di credito ed è costituito da «un gruppo di investitori esperti del settore automobilistico, che - riferisce la famiglia Rossignolo - si sono dichiarati assolutamente convinti della validità del piano industriale».

 

Dopo mesi di impegni mancati, di promesse non mantenute, di affitti arretrati Gian Mario Rossignolo e i suoi due figli, Gian Luca e Edoardo, gettano la spugna. Ora, una volta svelato il nome e le intenzione del gruppo subentrante, resta da capire quale sorte tocca ai 900 lavoratori dello stabilimento ex Pininfarina di Grugliasco. Sul piano politico e amministrativo occorrerà inoltre far luce sull'utilizzo degli ingenti finanziamenti pubblici goduti dall'imprenditore torinese nel corso degli ultimi anni.

 

Stupiti i sindacati che aspettano maggiori dettagli, mentre domani davanti alla fabbrica ci sarà un’assemblea dei circa 900 lavoratori della fabbrica di Grugliasco, ex Pininfarina, rilevata dalla De Tomaso. La famiglia continuerà «ad occupare alcuni fondamentali ruoli in azienda, legati soprattutto alla produzione e alla commercializzazione del prodotto, mentre al nuovo socio di maggioranza faranno capo tutte le decisioni finanziarie».

I Rossignolo non vogliono rivelare chi sia la nuova proprietà. In passato si era parlato di un partner indiano, ma più di recente la famiglia ha annunciato un accordo con un costruttore cinese, senza fare il nome, che avrebbe acquistato la licenza della piattaforma Deuville, la vettura di lusso che doveva entrare in produzione prima alla fine dell’anno scorso e poi a metà 2012. Potrebbero essere proprio i cinesi - il nome circolato era quello della Nac - ad avere acquisito il controllo della società.

 

La De Tomaso versa da tempo in una situazione a dir poco precaria: ha avuto problemi a pagare anche l’affitto dello stabilimento e gli stipendi, i corsi di formazione sono iniziati solo per pochi lavoratori e i programmi industriali hanno subito continui slittamenti.

«Il problema non è chi ha il controllo - commenta Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese - perché tutti da tempo sapevano che la famiglia Rossignolo era alla ricerca di un partner finanziario importante, ma quello che ci interessa è che vengano confermati gli impegni industriali per Torino». La Fim parla invece di «ennesimo colpo di scena» e la Uilm si dice allibita. Nessun commento per ora dall’assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto, che ha sempre seguito la vicenda e che aveva concordato con l’azienda il 15 febbraio come data definitiva.

 

Gian Luca Rossignolo rassicura: «Non ci sono colpi di teatro né cambi di localizzazione. Abbiamo solo dato stabilità finanziaria a un progetto che non aveva più le risorse necessarie perché non sono stati mantenuti certi impegni. Ci sono dettagli da definire, speriamo di ripartire in tempi rapidi». Sì, e chi ci crede?

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