FIANCO DESTR

Meloni (in)fiamma la destra

Fratelli d'Italia si ridesta dal torpore. Mobilitazione in vista della manifestazione nazionale e rilancio del tesseramento. Il commissario torinese Nastri seda le liti fratricide. Montaruli promossa nell'esecutivo nazionale

La fiamma arde e “la speranza divampa”, come dal claim della campagna per il tesseramento di Fratelli d’Italia. “L’Italia Sovrana” scende in piazza il 28 gennaio a Roma, in un corteo che sfilerà da piazza della Repubblica a Palazzo Chigi. La destra si riappropria delle sue parole d’ordine, o meglio disegna i connotati di un progetto politico sempre più lepenista e autonomo dall'anima moderata e protoliberale di quella che per un ventennio è stata la cifra della coalizione di Silvio Berlusconi. Una manifestazione che i promototi caricano di significato, “un crocevia” per Maurizio Marrone, capogruppo in Regione Piemonte. Gli eredi del Movimento sociale e di Alleanza nazionale, guidati da Giorgia Meloni, sono i protagonisti di una iniziativa a cui hanno già aderito la Lega di Matteo Salvini e pure il governatore della Liguria Giovanni Toti, che ancora una volta si smarca dal Cavaliere e rafforza quell’asse del Nord al governo in tre regioni.

“Le categorie di centrodestra e centrosinistra sono superate, inadeguate, non corrispondono più alle esigenze e alla realtà – dice la Meloni –. I sovranisti sono tutti quelli che vogliono mettere al centro della propria proposta gli interessi nazionali, la tutela delle nostre imprese, del made in Italy, la difesa dei confini, la valorizzazione delle nostre tradizioni, l’introduzione della preferenza nazionale nell’accesso ai servizi sociali”. Parole riprese anche dal deputato Gaetano Nastri, commissario del partito a Torino, secondo il quale le politiche nazionali dovranno ripartire “dalla famiglia e da un grande piano di infrastrutture al Sud: finché non avranno tutti le stesse opportunità non saremo una nazione unita”. E poi “un tetto alle tasse e la revisione dei trattati europei”, eccola in sintesi l’Italia sovranista, che sarà pure figlia di un “tempo post ideologico”, ma che ricalca quasi in toto l’ideale di una destra sociale e nazionalista, incarnata proprio dalla Meloni.

Il clima è ormai quello pre-elettorale, nonostante i più tendano a escludere le urne anticipate in primavera. Per questo la manifestazione romana costituisce una cesura nel percorso verso le urne, innanzitutto perché potrebbe rappresentare l’inizio della fine dell’alleanza con Berlusconi, il quale “si preparebbe, a detta degli ex alleati, al grande inciucione” con Matteo Renzi in nome della stabilità e dell'Europa. Il Piemonte non mancherà all’appuntamento, anzi ci sarebbero già 500 tra militanti e dirigenti pronti a calare sulla Capitale, con pullman, treni o mezzi propri; un centinaio quelli già mobilitati dal solo Marrone, ringalluzzito per la sentenza della Corte d’Appello con cui si rimanda ulteriormente la sua decadenza da Palazzo Lascaris. Il pronunciamento, in un certo senso, potrebbe chiudere quasi definitivamente una faida politica e giudiziaria che dura ormai da anni, tra il giovane rampollo di una delle famiglie più in vista del capoluogo (il papà, Virgilio, fu tra l’altro il direttore della Ifi, la finanziaria di casa Agnelli) e gli eredi del Msi, capeggiati da Agostino Ghiglia e Roberto Ravello. Una tregua su cui sta lavorando anche il commissario torinese Nastri, che insieme ad Andrea Del Mastro, numero uno regionale, con grandi dosi di buon senso cerca di rimettere insieme i cocci di un partito che, nel capoluogo piemontese, non è neanche riuscito a ottenere il quorum per entrare in Sala Rossa. Un segnale di pacificazione che ha portato alla promozione nell’esecutivo nazionale della ex consigliera regionale Augusta Montaruli.  

“C’è un passato da lasciarsi alle spalle e un’area politica da rifondare a partire da un’identità solida, fondata su radici importanti” dice Nastri rinfrancato da un tesseramento, che, tra una proroga e l’altra, si dovrebbe chiudere con 2.500 iscritti su tutta la regione. L’obiettivo del gruppo dirigente è non limitarsi solo alla nomenclatura, agli eletti, ma allargare a esperienze civiche e aumentare il radicamento sul territorio. D’altra parte lo stesso Nastri può vantare il positivo risultato alle ultime amministrative nella sua Novara dove FdI, con il 7% e quattro consiglieri eletti a Palazzo Cabrino, risulta la seconda forza della coalizione dopo la Lega. Un asse che da Roma si conferma anche sotto la Mole, grazie all’ottimo rapporto stretto con il segretario del Carroccio piemontese Riccardo Molinari.

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