Rinasce la sinistra sociale
On. Giorgio Merlo 17:11 Venerdì 27 Gennaio 2017 0
Finalmente rinasce la cosiddetta “sinistra sociale” nel Pd. In una lunga intervista all’Unità Gianni Cuperlo ha rilanciato un progetto politico che è destinato a segnare, e ad arricchire, la stessa proposta del Partito democratico, cioè di un partito che oggi rappresenta una speranza per il futuro di un centro sinistra di governo e riformista. Cuperlo parla di una “sinistra sociale e culturale” che può essere decisiva per contribuire a caratterizzare il profilo e la stessa “mission” del Pd.
Ora, non si tratta di riproporre formule ed esperimenti del passato. Mi riferisco, nello specifico, alla sinistra sociale della Dc di Carlo Donat-Cattin, alla sinistra lombardiana del Psi o alla sinistra più moderata e più attenta al sociale del Pci. Il problema di fondo, semmai, è quello di far sì che rinasca, proprio nel Pd, una sinistra sociale che sia capace di farsi carico delle istanze popolari e dei ceti che patiscono di più la crisi economica e sociale ormai interminabile e, al contempo, sappia tradurre quella rappresentanza in un disegno politico organico. E questo perché la cosiddetta “questione sociale” in Italia continua a essere la vera priorità politica nel nostro paese.
E, almeno per un partito che continua a definirsi riformista e di sinistra, la questione sociale deve essere in cima all’agenda politica. Dal diffondersi a macchia d’olio dei poveri e della povertà all’aumento inquietante delle disuguaglianze sociali, dalle scarse opportunità dell’offerta di lavoro alla crescita dell'evasione fiscale e della debolezza della cultura dei diritti. Insomma, tutto ciò che è riconducibile alla “questione sociale” richiede una iniziativa politica che sia capace di aggredirla e di farsene carico. Non attraverso spot da campagna elettorale ma con un progetto che, partendo dalla questione sociale irrisolta e sempre più grave, sappia trasformarsi in un progetto politico permanente.
E l'iniziativa annunciata da Cuperlo può recuperare anche due aspetti che se vogliamo veramente una “buona politica” non possono essere radicalmente rimossi. Penso alla necessità che i partiti, o pezzi di partito - nel caso specifico le “correnti” o le “aree” culturali interne - ricomincino a rappresentare segmenti reali di società. Ovvero, interessi, istanze e domande provenienti da quell’universo umano, sociale e valoriale. E, in secondo luogo, far sì che la cosiddetta “sinistra sociale” sappia tradursi costantemente in una proposta politica. Cioè abbia una proiezione e una vocazione politica. Perché altrimenti il tutto si trasforma in mera denuncia, protesta e testimonianza sterile.
Ecco perché, oggi, una sinistra sociale e culturale serve. Serve al Pd, serve al centro sinistra e serve al paese. Ma serve soprattutto per chi vuole declinare una cultura di governo riformista, progressista e di centro sinistra. Perché il vero limite delle crescenti liste, o movimenti, o correnti o schegge che si richiamano al patrimonio culturale e valoriale della sinistra, è quello di non saper farsi carico delle istanze dei ceti più in difficoltà nel nostro paese. Perché altrimenti non si capirebbe la crisi strutturale di tutte quelle sigle. Che peraltro crescono a dismisura senza, però, avere una prospettiva politica credibile, seria e coerente.
E se, oggi, Cuperlo ed altri rivendicano la necessità di dare una risposta politica e culturale a quella domanda troppo inevasa e inascoltata, non c’è che da essere contenti e soddisfatti. Purché non si limiti, come ovvio, a dar vita ad una ennesima corrente. Come hanno fatto altri esponenti del Pd che finalizzano prevalentemente la loro azione e la loro presenza ad un posizionamento tattico all'interno del partito per motivazioni di ordine congressuale o di spazi di potere. Forse è giunto il momento che parlare di “sinistra sociale e di sinistra culturale” nel Pd, e anche fuori del Pd, non è un esercizio accademico, vagamente intellettualistico o di mero posizionamento tattico. No, c’è la necessità di dare uno scossone all’assetto della nostra società e di attivare una iniziativa politica che sia anche capace di qualificare il partito di appartenenza, cioè il Pd. Del resto, se la categoria della “sinistra” continua ad essere in crisi non può solo essere il frutto di fatti casuali ed estemporanei. Ci sono, alla base, ragioni di carattere politico e culturale. E se c’è uno sforzo, accompagnato da una concreta iniziativa politica, non può che essere salutata positivamente.
A volte, recuperare alcune categorie del passato, seppur aggiornandole con la stagione contemporanea, appartiene alla “buona politica” senza scivolare nella sola propaganda e nel tritacarne dell'effimero e della superficialità che, purtroppo, dominano incontrastate l'attuale stagione politica italiana.


