Forza Italia scalda i motori,
duello Cirio-Porchietto
07:30 Giovedì 02 Febbraio 2017
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I due big berlusconiani pronti a sfidarsi per uno scranno a Palazzo Madama: prova generale della competizione del 2019. Entrambi aspirano alla presidenza della Regione
Come un lagotto nella stagione in cui maturano i tartufi, l’eurodeputato nonché già assessore regionale di Forza Italia Alberto Cirio annusa l’accelerazione che potrebbe avere la chiamata alle urne. E al pari degli impareggiabili cani cui si deve la scoperta delle trifole che il nostro non manca mai di portare in dono ad Arcore, batte a tappeto il territorio, facendo attenzione a non scoprirsi troppo e, nondimeno, a preservare le sue zone da incursioni altrui. Che la fibrillazione tra gli azzurri che aspirano ad andare a formare la prossima legislatura sia in rapida crescita è un fatto. Che la
rafforzata presenza sul territorio – peraltro sempre da lui ben presidiato – sia legata a un avvio di una campagna elettorale è assai più di una supposizione. Lo stesso incontro con il direttivo novarese di Forza Italia dipinto dall’eurodeputato come una sorta di visita pastorale – con santini di Silvio in attesa di resurrezione politica invocata alla Corte di Giustizia europea – in realtà è una tessera del mosaico che Cirio sta componendo con meticolosità e perseveranza nella nient’affatto remota eventualità di una sua chiamata dall’Alto. A chi gli rinnova la domanda se possa essere egli tra i papabili a una cadrega a Montecitorio o, come vedremo, magari a Palazzo Madama, risponde con il classico “se mi venisse chiesto, sarei ovviamente a disposizione”. Tradotto: ci sta facendo più di un pensiero.
Altri pensieri, in verità, glieli stanno dando proprio a Novara. E sono di quelli che prima li si mette da parte, meglio è. “Inutile negare che a Novara assistiamo a una situazione anomala – ammette – con il nostro partito all’opposizione dell’alleato storico, ovvero la Lega”. Le origini di ciò sono note e risalgono al mancato accordo con il Carroccio e una parte di Forza Italia, quella rappresentata dal consigliere regionale Diego Sozzani, a correre da sola nonostante tutti gli sforzi di ricucire lo strappo profusi all’epoca dallo stesso Cirio, aiutato nella missione pure dal governatore ligure Giovanni Toti (con il quale c’è un asse di ferro e una vicinanza con la Lega maggiore di quella di altri settori del partito di Berlusconi tanto da averlo definito come il fronte coalizionista).
Situazione complessa e non certo ottimale in vista delle politiche, pur con tutte le incognite di eventuali strappi tra l’ex Cav e Matteo Salvini. Cirio non vuol sentire pronunciare la parola commissariamento, ma tant’è quell’ammorbidimento affidato al termine “accompagnamento” che usa l’eurodeputato lascia capire come ad oggi la piena autonomia non sia nell’immediato futuro degli azzurri (o meglio, una parte di essi) sotto la cupola di San Gaudenzio, dove gli tocca anche registrare i mal di pancia per una presenza , da alcuni definita debordante, dell’ex candidato sindaco “civico” sostenuto da Sozzani, Daniele Andretta. “Con Diego i rapporti sono ottimi” si affretta a rimarcare l’europarlamentare a proposito di Sozzani. E anche qui spuntano in controluce le prossime consultazioni politiche.
Tirare troppo la corda con il ras azzurro novarese potrebbe significare per Cirio un possibile rischio in vista del non improbabile testa a testa per un posto a Roma con la consigliera regionale Claudia Porchietto. Il feeling politico tra lei e il collega novarese potrebbe rinsaldarsi e creare qualche ostacolo a Cirio, sempre “disponibile” nel caso qualcuno gli chieda di scendere in campo con la prospettiva di lasciare Bruxelles per Roma, con la meta finale Torino. E già, perché sia lui, sia Porchietto sono ad oggi i due più probabili personaggi su cui il centrodestra, o comunque almeno Forza Italia, punterebbe al momento della disfida per la successione a Sergio Chiamparino. Sia l’uno, sia (soprattutto) l’altra non fanno mistero di quanto conterebbe un trampolino parlamentare a poco più di un anno dalle regionali, per arrivare a queste con una spinta in grado di poter (provare a) scalzare un Pd che ad oggi non mostra certo il massimo della sua forma e chissà nel 2019.
In Parlamento, ma dove? Si fa strada in questi giorni l’ipotesi del Senato. Il motivo è piuttosto semplice: per competere nella battaglia a preferenza unica (stando all’attuale legge per l’elezione a Palazzo Madama) occorre avere un’immagine diffusa su tutto il territorio regionale e, particolare non irrilevante, una buona dotazione finanziaria per la quale certo sarebbe difficile affidarsi alle casse di un partito che a livello piemontese piangono miseria da tempo. Il ruolo di consigliere regionale per la Porchietto e quello di europarlamentare di Cirio coincidono con la figura del candidato-tipo per il Senato. Entrambi sono pronti: lei non nasconde la volontà di incominciare a correre per le politiche come tappa per la corsa verso piazza Castello, lui annusa l’aria marcando il territorio pronto a scattare come un lagotto quando sente l’odore della trifola matura.


