COMUNE DI TORINO

Aria fritta in Sala Rossa
“Facciamo meno Consigli”

Le opposizioni chiedono di ridurre il numero delle sedute vista la penuria di delibere da discutere. La giunta di Appendino, nei primi sette mesi, ha prodotto meno della metà degli atti del suo predecessore. “E poi discutiamo di amenità”

Tante chiacchiere e pochi fatti. Nel Consiglio comunale di Torino sono sempre meno le delibere da discutere e approvare (in quello odierno, per esempio, ce n’è una sola ), mentre l’aula pullula di ordini del giorno e mozioni che spesso infiammano gli animi dei presenti ma che in fondo sono solo occasione per qualche esibizione oratoria (si fa per dire), al massimo atti di indirizzo politico, più o meno vincolante, di cui l’amministrazione può tranquillamente infischiarsi.

Da questa constatazione è partita la richiesta del numero uno democratico Stefano Lo Russo nell’ultima riunione dei capigruppo: “Sconvochiamo il prossimo Consiglio, tanto non abbiamo nulla da approvare”. Tutte favorevoli le minoranze (con la sola eccezione di Eleonora Artesio, della Sinistra), ma è risultata decisiva l’opposizione del Movimento 5 stelle. L’aula si riunirà anche oggi per discutere, tra le altre cose, della richiesta del leghista Fabrizio Ricca di tradurre in piemontese il portale istituzionale del Comune, di una mozione di Artesio per anteporre i diritti al pareggio di bilancio, un ordine del giorno del gruppo Pd per stigmatizzare la presenza di ex brigatisti in locali di proprietà pubblica. Una settimana fa è stata discussa e votata dal gruppo grillino una mozione che impegna la giunta ad adoperarsi per fornire un’adeguata informazione relativa all’annoso problema derivante dall’inquinamento atmosferico prodotto dai botti di Capodanno. Non dalle auto o dagli impianti di riscaldamento, dai botti di Capodanno. “Il vero tema politico è che questa giunta non sta facendo nulla e noi in Consiglio perdiamo tempo” dice Lo Russo che in aula ribadirà il concetto, evitando però l’inutile Aventino dei colleghi in Città Metropolitana.

Certo, la sofisticata eloquenza di gran parte dei quaranta consiglieri comunali – a partire dal numero uno Fabio Versaci - è nota e il livello del dibattito che ne scaturisce in aula è la logica conseguenza. Del resto, non si può negare il palco a chi è stato eletto proprio per interessarsi dei problemi della città. E giacché i torinesi pagano un gettone di presenza ai consiglieri per ogni seduta, sarebbe troppo chiedere che si affrontino anche argomenti un tantinello più concreti, come una variante al piano regolatore, una riorganizzazione del personale o anche solo la revisione di qualche regolamento?  Nei primi sette mesi di amministrazione pentastellata, la Sala Rossa ha discusso 66 delibere, mentre nello stesso periodo di cinque anni fa, nei primi sette mesi di Piero Fassino il Consiglio aveva già discusso 150 provvedimenti analoghi. Un altro passo, almeno nello smaltimento dell’ordinaria amministrazione.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:29 Lunedì 06 Febbraio 2017 tandem Esigenza impellente

    Altrimenti, come si farebbe a giustificare i gettoni di presenza? Parafrasando una vecchia battuta che era riferita ai giornalisti: "meglio fare il consigliere comunale che lavorare".

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