Concorrenza: volli, fortissimamente volli

Nella seduta di lunedì scorso, la Prima Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato un emendamento Pd (primo firmatario Gariglio) alla legge finanziaria 2012 che, se confermato dal plenum, impegnerà il Piemonte ad aggiudicare sempre il servizio pubblico ferroviario tramite gara.

 

Questa la notizia data in un comunicato stampa di Gariglio e ripresa dalla Stampa: finalmente una buona notizia?

 

Sicuramente, dal nostro punto di vista di amanti della concorrenza, è molto buona l'intenzione: non possiamo infatti che salutare con favore la scelta dei consiglieri di via Alfieri di fare proprio come Vittorio Alfieri (che, temendo di non avere la forza di volontà sufficiente a restar seduto a studiare, si faceva notoriamente legare alla sedia), e legare le mani a se stessi e a tutte le future maggioranze regionali, autoimponendosi la gara per non cedere alla tentazione di continuare con gli affidamenti diretti.

 

A onor del vero, però, se pur buona, quella in questione non era una vera notizia: al gruppo regionale Pd dev'essere infatti sfuggito che l'art. 25, comma 9 del c.d. decreto "Cresci Italia" (d.l. 1/2012, in corso di conversione) ha già imposto lo stesso obbligo in tutta Italia, per cui l'emendamento in questione era essenzialmente un inutile doppione.

 

Alla norma del "Cresci Italia" era stata data una certa rilevanza, ma la svista non è certamente grave: soprattutto, va riconosciuto che addentrarsi nella normativa sul trasporto pubblico locale fa davvero venire il mal di testa. Ma oltre a far venire il mal di testa (non diversamente da qualunque altro settore di una qualche rilevanza economico-sociale), rivela anche qualche sorpresa.

 

Un'ottima ricostruzione di questo labirinto di norme, ad opera di un dipendente anti-monopolista dell'ufficio del Servizio Ferroviario della Regione Lombardia (quando si dice, i fiori nel deserto...), ci fa scoprire ad esempio che, alla faccia di un'Unione Europea spesso dipinta come schiacciasassi liberista, l'art. 5 del regolamento (CE) n. 1370/2007 esentava espressamente il servizio ferroviario dall'obbligo di gara: "A meno che non sia vietato dalla legislazione nazionale, le autorità competenti hanno facoltà di aggiudicare direttamente i contratti di servizio pubblico di trasporto per ferrovia".

 

La palla veniva cioè passata ai Stati membri, che restavano liberi di essere più aperti al mercato di quanto non imponesse la UE, e di indire tutte le gare che volevano anche nel trasporto ferroviario.

Come si erano comportate, allora, le autorità italiane, fino al recente intervento del governo Monti?

Confermando un bilancio ormai noto, ma pur sempre sconcertante se si pensa alle reboanti promesse berlusconiane di rivoluzione liberale e alle categorie politiche "normali", quel poco di liberalizzazione che è stato fatto si deve alle amministrazioni di centrosinistra, mentre il centrodestra non solo non ha fatto praticamente nulla, ma è addirittura tornato indietro.

In effetti, l'obbligo di gara era stato imposto già nel 1997 dal governo Prodi I, con un periodo transitorio di affidamenti diretti che sarebbe dovuto scadere il 31-12-2003. Peccato che i governi Berlusconi II e III, e poi lo stesso Prodi II, prorogarono il termine per ben tre volte, fino a fine 2007.

 

Col 2007 sopraggiunge la normativa europea, che però come detto non vieta affatto le gare (semplicemente, non le impone).

 

Ebbene, cosa accade in Italia? Accade che nel 2009 il governo Berlusconi IV infila un trittico di provvedimenti davvero incredibili: incrementa di 480 milioni all'anno le risorse a favore delle Regioni ordinarie per il trasporto ferroviario, ma solo se stipulano un contratto di servizio col monopolista Trenitalia s.p.a. (indicato con "nome e cognome", senza neppure una perifrasi); autorizza poi la conferma degli affidamenti diretti al monopolista per altri 12 anni; e infine sancisce il definitivo abbandono dell'obbligo di gara, che era stato introdotto nel 1997.

 

In ogni caso, anche dopo una chiara indicazione statalista in questo senso del legislatore nazionale, le singole Regioni continuavano comunque ad essere libere di mettere a gara il trasporto ferroviario, evitando di fare regali a Trenitalia.

 

Come si è comportato, allora, il Piemonte? La giunta Bresso decise proprio di avvalersi di questa possibilità, e con una scelta pro-mercato indisse un bando per l'affidamento del servizio in questione. Ma cosa fa la giunta Cota, in uno dei suoi primi atti appena insediatasi? Come abbiamo già ricordato su queste colonne, revoca il bandoadducendo errori tecnici e promettendone presto uno nuovo (mai arrivato), e ottenendo così mani libere per procedere a un nuovo affidamento diretto senza gara a Trenitalia fino al 2016, con tanti saluti alla concorrenza.

 

Nel mezzo, le note vicende del povero Giuseppe Arena, che si scontra con l'arroganza sovietica dell'ufficio di regolazione del servizio ferroviario e vede fallire a causa di ciò il proprio meritorio tentativo di fare un po' di competizione al monopolista. Nonché l'altra chicca del governo Berlusconi IV, che in funzione anti-Ntv di Montezemolo impose l'applicazione del contratto nazionale Trenitalia anche agli operatori privati(scempio anch'esso cancellatoora dal "Cresci Italia").

 

Forse, non c'è bisogno di essere matti per voler risanare le Ferrovie: basterebbe lasciare che entrasse un po' di mercato nel settore, in modo che smetta finalmente di essere attuale una battuta fatta a Zelig da Gioele Dix (e citata dalla stessa analisi che ricordavamo prima): "il massimo lo raggiunge il capotreno alla fine del messaggio; dice "buon viaggio, grazie per aver scelto Trenitalia" - No, scusa, fammi capire, l'alternativa qual era?".

 

Cose inaudite.

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