Palenzona traballa in Unicredit
così studia la scalata dell’Acri
Stefano Rizzi 07:30 Sabato 18 Febbraio 2017
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L'operazione Crt, con la nomina del fedelissimo Quaglia, potrebbe rivelarsi insufficiente per mantenere la poltrona di vicepresidente della banca. E allora Furbizio guarda al cortile di casa alessandrino da cui costruire la successione di Guzzetti
“Magari ritorna”. I tempi sono ancora lunghi, le incognite parecchie, ma quella previsione che per qualcuno sa pure di auspicio persa tra i muri dell’aulico palazzo su piazza della Libertà, centro storico e nevralgico di Alessandria, potrebbe nel giro di un anno o poco più materializzarsi nell’inconfondibile mole di Fabrizio Palenzona che dopo anni ritorna, appunto, in quel Fort Knox custode di soldi e potere che è la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Quel board dove era entrato non appena finita l’esperienza di presidente della Provincia e dove potrebbe rientrare, il “camionista di Tortona” lo
aveva dovuto lasciare qualche anno addietro dall’aut-aut di Mario Monti che fissando nuove regole aveva sancito una serie di incompatibilità per vertici di fondazioni e banche: Furbizio era già da tempo in Unicredit (ma anche in Mediobanca, altra poltrona finita sotto la scure del loden) e optò per rimanere in piazza Gae Aulenti.
Proprio lì bisognerà guardare, a cosa accadrà nei prossimi mesi dopo il maxi aumento di capitale lanciato da Jean Pierre Mustier, per comprendere e poi scoprire se la poltrona (una delle innumerevoli tra passate e presenti) occupata da Palenzona continuerà a reggere (magari con il puntello della sottoscrizione del succitato aumento di capitale da parte di Fondazione CRTorino dove si è da poco insediato uno dei palenzoniani di ferro, ovvero Giovanni Quaglia). Oppure se nel futuro del banchiere divenuto tale partendo dalla politica c’è
un’uscita dal cda (dove attualmente è uno dei vicepresidenti) del colosso bancario nelle mani dell’ex top manager di Societé Generale. Semmai dovesse andare così, sbaglierebbe di grosso chi pensasse guardando alla fondazione alessandrina come a una sorta di panchina, sia pur di lusso, per un Palenzona rassegnato ai giardinetti del potere. Se panchina dovesse essere, avrebbe l’aspetto di quella dove siede un giocatore che ha sempre coperto il ruolo di regista e adesso da allenatore decide chi sta in campo, chi esce, preparando schemi per più campi.
C’è ancora un bel po’ di tempo e ci sono parecchi incognite. Della principale – la permanenza o meno in Unicredit – si è già detto e resta dirimente. Palenzona se nella sua lunga carriera politica prima e nel mondo della finanza (passando per aeroporti e autostrade) poi ha sbagliato qualche mossa, non se n’è accorto nessuno. Regge, anche per questo, lo scenario che sottovoce viene raccontato dalle parti del Fort Knox alessandrino: nel 2019 scadrà il secondo mandato, non più rinnovabile, di Pierangelo Taverna alla presidenza della fondazione, 76 anni, un passato da socialista, fede politica che lo accomuna al suo predecessore, lo scomparso Gianfranco Pittatore che della Cr Alessandria su il primo presidente. Un anno prima, il prossimo, a decadere per fine mandato sarà invece il consiglio di amministrazione. Degli attuali componenti (i due vicepresidenti
Giovanni Maria Ghè e Antonio Maconi, oltre i consiglieri: Corrado Calvo, Giovanni Cerutti, Gian Piero Mazzone, Fabrizio Priano, Claudio Simonelli e Agostino Gatti) può ambire a un secondo giro solo l’ottuagenario Gatti, altro palenzoniano di ferro, che prima di entrare nella fondazione alessandrina rimase in quella torinese di via XX Settembre dal 2000 al 2013.
La nomina dei membri del board spetta al consiglio di indirizzo, la cui composizione futura sarà fortemente modificata dall’accordo Mef-Acri dello scorso anno, riducendo le indicazioni in capo agli enti locali, incominciando dal Comune e passando per la Provincia. Ma a scegliere chi dovrà entrare, il prossimo anno, a far parte del nuovo cda sarà ancora l’attuale consiglio di indirizzo, il cui mandato terminerà come per il presidente nel 2019.
Sgombrato il campo da possibili e imprevedibili variabili legate anche al risultato delle imminenti elezioni comunali del capoluogo, la strada per un ingresso di big Fabrizio nel cda pare – sempre se non restasse in Unicredit – spianata. Per l’uomo che ha governato per anni autostrade e autotrasporto sarebbe, quella, solo una corsia di accelerazione. Dalla poltrona di consigliere, magari di vicepresidente, arrivare a quella che Taverna dovrà lasciare nel 2019 sarebbe semplice come un colpo di clacson dato da un tir: si spostano tutti. E poi, altro che buen retiro.
La fondazione, già azionista di Bpm (in cui era confluita la Cassa di Risparmio di Alessandria dopo essere stata incorporata da Banca di Legnano nel 2012), esprime un consigliere di amministrazione nel nuovo Banco Bpm, Carlo Frascarolo, commercialista di Valenza, un curriculum fitto di incarichi tra cui dieci anni proprio in fondazione. Ma a Palenzona l’eventuale approdo alla presidenza della cassaforte mandrogna (che ogni anno eroga, come da statuto, notevole quantità di denaro sul territorio) potrebbe aprire anche altre strade. Giuseppe Guzzetti, storico (visto che sta lì dal 2000) presidente dell’Acri, l’associazione che unisce casse di risparmio e fondazioni, nonché con identico ruolo al vertice di Fondazione Cariplo dove alcuni anni fa si era vociferato di una staffetta, poi sfumata, con la novarese Mariella Enoc, approdata ai vertici del Bambin Gesù, ha ormai battuto ogni record.
Lo scorso anno l’uomo storico della finanza bianca lombarda ha incassato un’ulteriore proroga. Fino al 2019. Lo stesso anno in cui Palenzona potrebbe stare già al vertice della fondazione alessandrina. E da lì, contando sulla fitta rete costruita negli anni e non di meno sulla riconoscenza di Quaglia a Torino e di Giandomenico Genta di cui ha appoggiato la nomina al vertice di Fondazione Cr Cuneo, puntare dritto alla successione dell’ultraottantenne Guzzetti. Una strada, anzi un’autostrada per il camionista di Tortona. Nel caso dovesse uscire al casello Unicredit. Dove era entrato anni fa in rappresentanza della cassaforte di via XX Settembre raggiunta, a sua volta, grazie alla nomina da parte del presidente della Provincia di Alessandria. Cioè lui.



