CONGRESSO PD

Emiliano sceglie un ultrà renziano

Il governatore pugliese affida a Catizone l’organizzazione piemontese della sua mozione. Sostenitore della prima ora di Renzi, sempre presente alla Leopolda, legato alla famiglia Nardella spiega il voltafaccia: “È Matteo ad aver tradito lo spirito originario”

Il colpo al cuore del renzismo Michele Emiliano lo sferra dal Piemonte. Lo fa affidando i destini della sua battaglia congressuale nellaregione a uno dei più noti renziani della prima ora: Giuseppe Catizone, detto Pino. Tra i fans più sfegatati di Matteo Renzi, tanto da non aver mancato a nessuna Leopolda, Catizone ora sfoggia i galloni di colonnello delle truppe piemontesi del governatore di Puglia, il principale avversario dell’ex segretario al congresso del Pd. Ecco svelato l'arcano che per un paio di settimane ha aleggiato sul Piemonte: chi sosterrà Emiliano ora che ha deciso di restare? Per il momento c'è l'amico Pino, con cui entrò in direzione nazionale dopo l'ultimo congresso, entrambi in quota Renzi. Un arruolamento per certi versi clamoroso, avvenuto la scorsa settimana al tavolino di un caffè letterario di Firenze, città che è diventata la seconda patria di Catizone, legato sentimentalmente alla sorella di Dario Nardella, successore di Renzi a Palazzo Vecchio ed esponente di punta del “Giglio magico”. Domani verrà presentata ufficialmente a Roma la mozione Emiliano, nei prossimi giorni verrà calendarizzata anche una convention piemontese. Top secret, per il momento, i nomi di chi seguirà Catizone in questa avventura, anche se da alcuni giorni circolano quelli di alcuni protagonisti della fu mozione Marino, come l'ex assessora novarese Sara Paladini e Roberto Tricarico, che tuttavia ufficialmente continua a negare ogni coinvolgimento politico. 

Amministratore di lungo corso, già sindaco di Nichelino, Catizone in Piemonte ha finora militato nella componente guidata da Piero Fassino, per conto della quale ha corso alle elezioni europee, raggranellando oltre 18mila preferenze, insufficienti per conquistare uno scranno a Bruxelles ("Matteo non è venuto neanche a fare una foto" si lamentò con gli amici dopo la sconfitta, pur rimanendo fedele al suo mentore). Ai suoi ex compagni di fede renziana che adombrano, neppure troppo velatamente, l’accusa di essere un voltagabbana, Catizone replica che ad aver cambiato campo è stato Renzi, tradendo lo spirito e i valori originari. “Matteo ha perso il contatto con la gente, occorre più sinistra e maggiore coinvolgimento”.

Duri i rimproveri all'ex primo cittadino di Firenze “che ho sempre sostenuto convintamente”:  “Non sono io ad aver cambiato opinione: è lui ad aver tradito una visione” ripete. Un distacco avvenuto gradualmente, in cui le convinzioni politiche si intersecano con il rancore di chi si è sentito scaricato. All'ex premieri imputa una serie di errori: “È venuto a Torino, ha visitato le eccellenze dell’economia e del mondo produttivo e a me sta bene. Ma il non essere andato nelle periferie, l’aver tralasciato un mondo che è quello di cui deve occuparsi un partito come il Pd è uno degli errori che non gli perdono”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    18:31 Domenica 05 Marzo 2017 seric dai pinoooooooo

    Dai Pino raccontacela giusta, è Matteo che te l'ha chiesto...

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