La Grande Muraglia

Lunedì scorso è entrato in vigore a Torino il nuovo Regolamento comunale per la disciplina delle attività di acconciatore e di estetista. Manco a dirlo, è un'opera di terrorismo psicologico nei confronti di chiunque, magari straniero e in difficoltà con la valanga di commi e codicilli che vi vengono profusi, abbia la malsana idea di aprire una di queste attività. E manco a dirlo, la proposta della Giunta (a firma assessore Giuliana Tedesco) è stata votata all'unanimità dai consiglieri comunali presenti: per fortuna che ci sono loro, a fare un granitico fronte comune contro la pericolosissima proliferazione di nuovi barbieri e massaggiatori. Del resto, dopo che il governo nazionale nel 2007 aveva stabilito che lo svolgimento di tali attività non può più essere subordinato al criterio della distanza minima da altri esercizi simili, né sottoposto a programmazione in base al numero di residenti, ciò di cui avevamo bisogno era proprio la restaurazione di vincoli e ostacoli.

 

Il regolamento in questione ha suscitato molte polemiche soprattutto da parte degli esercenti cinesi, che vi leggono in filigrana la volontà di colpire con le nuove norme soprattutto loro, ma su questo aspetto torneremo alla fine. Vediamo prima i contenuti principali, con un'avvertenza: quello che segue non è frutto dell'opera di polverosi burocrati dell'Unione Sovietica, ma della Giunta e del Consiglio Comunale di Torino, anno di grazia 2012. Valuti il lettore la differenza.

 

In primo luogo, alcuni lapsus tradiscono nei nostri unanimi governanti la mentalità per cui è permesso solo ciò che è da loro espressamente dichiarato lecito: "Le imprese di acconciatura possono svolgere anche prestazioni semplici di manicure e pedicure estetico"; "Le imprese esercenti l'attività di acconciatore e/o di estetista, dopo l'erogazione del trattamento possono cedere ai fruitori del servizio prodotti cosmetici, parrucche ed affini ..."; "possonoessere in comune i bagni ed i locali non destinati ai trattamenti (attesa, reception)". Che bisogno ci sarebbe di queste disposizioni se - come dovrebbe essere - fosse invece permesso tutto ciò che non è espressamente vietato?

 

Ci sono poi strafalcioni giuridici, tipici della patria delle gride manzoniane, come "è assolutamente vietato riutilizzare gli strumenti monouso" (come se fosse possibile vietare un po', o relativamente); o "I servizi igienici devono essere di norma ..." (devono o non devono?); " il personale deve ... indossare un abbigliamento da lavoro preferibilmente di colore chiaro" (e se preferisse colori scuri? e soprattutto: la definizione di "colore chiaro"?!); "il confezionamento di prodotti ... deve avvenire ... possibilmente con cappa chiusa" (insomma, fate un po' come potete).

 

E poi c'è la sfilza incredibile di obblighi e divieti, che vanno a regolare fin nel più piccolo dettaglio le attività in questione, con tanto di rinvii a un sacco di altri testi normativi, come modificati da, e con le specifiche di cui all'allegato X etc etc. Eccone un florilegio, lungi dall'essere completo:

 

- "Non è ammessa la coesistenza di un'attività regolata dal presente regolamento e di un'attività commerciale regolata da norme diverse qualora i titolari siano soggetti diversi, non è comunque ammessa la vendita di prodotti alimentari ad eccezione dei prodotti strettamente attinenti ai trattamenti effettuati" (guai a farsi venire fame mentre si sta lì ad aspettare);

- "Oltre ai requisiti previsti dall'articolo 3, ... sono fissate le seguenti superfici minime dei locali da adibire all'esercizio delle attività ... : a) acconciatori: metri quadri 10 per un solo posto di lavoro, metri quadri 4 in più per ogni posto di lavoro oltre il primo; si definisce posto di lavoro ogni poltrona attrezzata davanti allo specchio; b) estetisti: metri quadri 14. 2. Per l'esercizio delle attività di estetista, è necessaria la dotazione di idoneo ed apposito spazio d'attesa" (chissà perché invece i parrucchieri possono far fare la coda fuori);

- "I locali adibiti all'esercizio delle attività di acconciatore o estetista devono avere i requisiti dimensionali, igienici ed impiantistici di seguito indicati: a)     altezza dei locali adibiti all'esercizio dell'attività non inferiore a metri 2,70; b) superficie aero illuminante non inferiore a 1/8 della superficie del pavimento; l'aerazione può essere anche artificiale a mezzo di impianto di ventilazione forzata di cui al Decreto Legislativo n. 81/2008 e costruito secondo la Norma Tecnica Italiana UNI 10339. Dove l'illuminazione naturale sia insufficiente, soprattutto sui piani di lavoro, è indispensabile ricorrere alla illuminazione artificiale" (cioè in pratica: se è buio, accendete la luce);

- "I servizi igienici devono essere di norma interni ai locali, in numero e posizione adeguati alle esigenze di privatezza e confort" (scritto proprio così; in pratica, il bagno deve avere la porta);

- "Il taglio e l'acconciatura devono avvenire su capelli puliti mediante lavatura. Coloro che non avessero attuato la lavatura al proprio domicilio dovranno provvedere presso l'acconciatore stesso. Questi è autorizzato a rifiutare il servizio su capelli non puliti" (no, neanche questa è inventata);

- fino all'apoteosi del lavoro forzato (evidentemente, la Siberia ha fatto scuola): "1. Il Sindaco può stabilire, con propria ordinanza, turni di apertura obbligatoria durante il periodo estivo". E guai a fare ferie troppo lunghe o senza avvisare il burocrate di turno: "2. Di ogni sospensione di attività dell'esercizio deve essere data preventiva giustificata comunicazione ... 5. Deve essere ordinata la chiusura definitiva dell'esercizio ...  qualora: a) l'esercizio sospenda l'attività per un periodo superiore ad un mese, senza giustificato motivo e senza previa comunicazione al competente Settore della Divisione Commercio; b) l'esercizio sospenda l'attività per un periodo superiore ad un anno".

 

Infine, la norma che ha fatto giustamente infuriare i massaggiatori cinesi è quella, suggerita dalla Regione (ma non imposta, contrariamente a quanto sostenuto dall'assessore Tedesco), che ha obbligato i centri massaggi a nominare un responsabile tecnico con la qualifica di estetista: se non lo è il titolare, ne va assunto appositamente uno per ogni centro massaggi, naturalmente con tutti i crismi della "vigente normativa in materia di diritto del lavoro", cuneo fiscale monstre incluso.

 

Per quegli statalisti che ci governano, il risultato è perfetto: con la solita scusa, invocata dall'assessore Tedesco, di fare il bene del consumatore, si va ben al di là delle esigenze di tutela della salute e si assoggetta ogni fase dell'esercizio di un'attività d'impresa ai dettami del potere. Così, chi vorrebbe semplicemente tagliare i capelli o fare massaggi senza tante storie, deve o spendere un capitale per mettersi a norma, o lavorare in modo irregolare; e alla fine chi ha speso un capitale invoca (anche comprensibilmente, da un certo punto di vista) l'intervento repressivo dei governanti contro chi - magari perché il capitale l'ha speso per venire in Italia - è costretto invece a lavorare in modo irregolare dalle norme senza senso che quegli stessi governanti hanno posto.

 

E alla fine parrucchieri/estetisti in regolae pubblico in genere si convincono dell'esigenza di sempre nuove regole contro la supposta concorrenza sleale dei cinesi cattivi che non rispettano le regole. Quando invece dovremmo benedire gli immigrati che vengon qui a lavorare, e capire che il vero nemico sono proprio le regole ottuse e odiose come quelle di cui sopra (più barriere in entrata, corsi di aggiornamento, oltre a tasse e obblighi vari imposti a qualunque attività). Regole, peraltro, solo in apparenza uguali per tutti: che ne possono sapere un cinese o anche solo un francese della "Norma Tecnica Italiana UNI 10339"? in effetti, se non con i nostri (bassi) standard costituzionali in materia di libertà d'impresa, vengono seri dubbi sulla compatibilità di gran parte del regolamento con la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea sulle restrizioni al mercato interno.

 

Possibile che non siamo capaci da soli di evitare di metter piede in parrucchieri e centri estetici sporchi o fatiscenti, ma abbiamo bisogno che Palazzo Civico metta il bollino su tutto? Possibile che non siamo liberi di scegliere un parrucchiere col soffitto di 2 metri e 60, o un centro estetico con le divise scure? Possibile che non ci si renda conto che così facendo si spinge tutti, italiani e stranieri, nell'illegalità, rendendo più facile, se non l'unica alternativa, lavorare in modo del tutto irregolare (con relativa riduzione di gettito fiscale, tanto caro agli statalisti), se non darsi alla delinquenza? Possibile che non si veda che queste politiche alla lunga condannano alla povertà, con tutte le spese di assistenza per le esangui casse pubbliche che ciò comporta, tanti onesti lavoratori italiani e stranieri che invece si manterrebbero da sé, se solo mettessimo loro meno bastoni tra le ruote?

 

Cose inaudite.

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