CONGRESSO PD

Renzi in testa alla prima conta

Entra nel vivo la competizione congressuale con le convenzioni dei circoli in cui si esprimono gli iscritti. Il campione non è certo rappresentativo, ma intanto il segretario uscente sembra essere la scelta più gradita

Il campione non sarà certo rappresentativo, ma dà un’indicazione. La corsa congressuale, nel Pd, è ormai in pieno svolgimento e dai dati delle prime convenzioni dei circoli gli iscritti sembrano affidarsi quasi in toto a Matteo Renzi. A Carpignano Sesia, in provincia di Novara, il segretario uscente ha ottenuto 23 preferenze contro le 4 di Andrea Orlando ottenendo tre delegati su tre. A None, nel Torinese, risultato analogo: Renzi vince su Orlando 12 a 4 e si pappa l’unico delegato in palio alla kermesse provinciale. Nessun voto, per ora, è andato a Michele Emiliano, i cui delegati in alcune piccole realtà non sono neanche presenti. Anche in Emilia Romagna, che con i suoi 47.200 iscritti è l’azionista di maggioranza del partito, è iniziata la conta ma qui il distacco tra Renzi e Orlando si assottiglia il parzialissimo responso dei primi nove circoli su 600 dove hanno partecipato 273 iscritti. L’ex premier è in vantaggio con il consenso del 52,3%. Orlando lo tallona con il 44,6% mentre Emiliano si ferma al 2,9%.

Ma a cosa servono queste convenzioni? Sono le assise lrelle quali si esprimono gli iscritti. Ogni circolo elegge i suoi rappresentanti alla convenzione provinciale (5 aprile), la quale, a sua volta, ha il compito di designare i delegati per la Convenzione nazionale del 9 aprile. All’interno di quest’ultimo organismo ogni delegato si esprime a favore di uno dei candidati e i tre che ottengono più voti accedono alle primarie, in cui gli elettori sceglieranno il nuovo leader del Pd. In questo caso, da un punto di vista tecnico, la convenzione nazionale non deciderà nulla, giacché i candidati sono tre, il numero massimo previsto dallo statuto, e non c’è nessuno da escludere. Però fornirà una indicazione importante sull’orientamento degli iscritti, la cosiddetta pancia del Pd (che paradossalmente potrebbero essere sovvertiti poi dalla conta allargata).

Una possibilità neanche troppo peregrina se si pensa alla debolezza del governatore pugliese tra i tesserati, mentre le prime rilevazioni lo darebbero testa a testa con Orlando per il secondo posto. Discorso opposto merita il ministro della Giustizia: molto forte nel partito, dove ha fatto il pieno dell'apparato - parlamentari, sindaci, consiglieri, assessori - mentre non sembra avere particolare appeal sugli elettori, ricalcando in parte il percorso che fece Gianni Cuperlo alla precedente tornata.

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