FIANCO SINISTR

Scissionisti sul piede di guerra

Alla vigilia della nascita del gruppo Mdp a Palazzo Lascaris, il leader piemontese Fornaro delinea la strategia: lealtà critica a Chiamparino. "Su ambiente e sanità abbiamo nostre idee". E verso i Cinquestelle "un'attenzione che faccia emergere le contraddizioni"

Per avere la conferma di come i Cinque Stelle a Genova siano diventati normali, ovvero al pari degli altri partiti, bisogna passare da Cuneo. La strada la indica Federico Fornaro, senatore bersaniano prima nel Pd dov’è stato vietcong quindi gufo e oggi vice-capogruppo a Palazzo Madama di quel Mdp dove l’apertura dell’uomo di Bettole al dialogo con i grillini ha provocato un certo gelo e qualche reazione accalorata in altri nomi di spicco degli scissionisti: da Massimo D’Alema al governatore della Toscana Enrico Rossi.

“Qualcuno mi spiega qual è la differenza tra quanto successo a Genova con Beppe Grillo e ciò che è avvenuto a Cuneo?” domanda Fornaro, avendo già la risposta pronta: “Nessuna”. Il comico, nella sua città, ha annullato la scelta della candidata sindaco Marika Cassimatis fatta dalla rete, imposto nuove elezioni a suon di (pochi) click e indicato motu proprio il suo uomo per Palazzo Tursi, Luca Pirondini. Il quale, nel ragionamento del senatore di Articolo 1, sta a Federico Borgna come, appunto, Genova sta a Cuneo e così, alla fine, la sua collega a Palazzo Madama, Patrizia Manassero finisce per diventare la Cassamatis della Granda. Dietro questo quadretto in cui Fornaro raffigura la “normalità” grillina, ovvero “la fine del mito dell’uno vale uno”, appare l’immagine assai più interessante che farebbe esultare uno scopritore di originali celati da croste: quella del Pd “che nei suoi livelli provinciali, regionali e nazionali ha imposto la candidatura di Borgna, negando alla Manassero anche la possibilità, come da lei proposto, di passare dalle primarie”.

Difficile, a questo punto, pensare che la mancata partecipazione alle elezioni comunali a Cuneo, così come ad Asti, di Mdp con proprie liste o con civiche “ispirate” sia solo conseguenza di un tempo ristretto da qui alle urne. “Se devo dare un giudizio personale sulla candidatura di Borgna, dico che essa è quanto di più lontano dalla mia idea di un centrosinistra”. Rimarca quel “personale”, il senatore che è pure tesoriere del nuovo gruppo parlamentare al Senato, nonché , con Roberto Speranza e Miguel Gotor, una delle più autorevoli e ascoltate voci bersaniane a livello nazionale.

Un’attenzione comprensibile: a sostenere il sindaco uscente, a Cuneo, c’è anche quel Laboratorio Democratico di Giancarlo Boselli dietro cui, ma neppur tanto dietro, si staglia la figura di un dalemiano doc come l’ex vicepresidente del consiglio regionale Roberto Placido. Le divisioni già segnano gli scissionisti, com’è stato ipotizzato di fronte alla reazione di Rossi nei confronti di Bersani troppo aperturista verso Grillo? “Ma no, come ho già detto e ribadisco, esiste una dialettica. Nessuna divisione. E rimanendo in Piemonte posso dire che a un mese dalla costituzione di questo nuovo soggetto politico stiamo procedendo bene: abbiamo una struttura in ogni provincia, certo con differenze numeriche di adesione tra una parte della regione e l’altra, ma è normale. Placido? È una personalità importante di Mdp e con lui, come con gli altri non ci sono affatto problemi”.

Sarà. Certo il ruolo un po’ defilato, anche a iniziative pubbliche, del dalemiano torinese non è sfuggito a molti e altrettanti lo hanno rimarcato. Magari verranno smentiti già il prossimo 3 aprile quando Speranza sarà in Piemonte, prima a Biella nel pomeriggio poi a Torino alla Gam in serata. Una giornata, la prima sotto la Mole dopo la scissione per l’ex capogruppo del Pd alla Camera, in cui illustrare temi e road map: radicamento sul territorio, piattaforma programmatica, organizzazione.

Prima ancora, venerdì, Fornaro terrà a battesimo in una conferenza stampa la nascita del nuovo gruppo consigliare a Palazzo Lascaris, costituito da Silvana Accossato e Valter Ottria. Se dagli scissionisti la rassicurazione al premier si sintetizzano nel “Gentiloni non deve temere agguati da parte nostra”, questa vale “ovviamente per Sergio Chiamparino. Siamo leali, sosteniamo l’amministrazione regionale. Certo – osserva il parlamentare alessandrino – abbiamo le nostre idee, su questioni come quelle legate all’ambiente di cui si è spesso occupato e si occupa Ottria, così come sulla sanità, sulla delibera per la riorganizzazione della rete ospedaliera. Appoggio leale, ma critico”.

Insomma, se non risuonano tamburi di guerra non è certo musica di flauti quella che arriva, come messaggio di lealtà, a Chiamparino  dal movimento “che in Piemonte si sta radicando in fretta, a conferma dell’esistenza di una domanda di rappresentanza a sinistra del Pd, di un popolo fatto sia di ex del Partito Democratico, sia di chi da esso era lontano ormai da tempo. Penso ad amici come Sergio Vedovato a Novara o Giorgio Ferraris a Cuneo e moltissimi altri”. Nella sua Alessandria, Fornaro ha portato con se tre consiglieri comunali dell’attuale maggioranza. E anche, ma non solo, per questo nel capoluogo mandrogno, lì sì, il senatore sta lavorando a una lista di sostegno a Rita Rossa.

Sguardo attento alla sua regione, visione del panorama nazionale, Fornaro – abbandonata per qualche minuto la lettura dell’ultimo libro di Enrico Letta e appena dato alle stampe il suo Elettori ed eletti. Maggioritario e proporzionale  nella storia d’Italia (Epokè) – nel colloquio con lo Spiffero non elude la questione che ha provocato qualche rumoreggiamento tra gli scissionisti: il rapporto con i Cinque Stelle. “Li abbiamo sottovalutati – dice –. Ma, attenzione, Bersani non ha detto di fare alleanze. Sostiene, invece, e io concordo appieno, la necessità di riconoscere al M5s una specificità tutta italiana: nei loro temi ci sono questioni care alla sinistra, come il reddito di cittadinanza e visioni che li avvicinano alla destra come l’approccio sull’immigrazione. Bersani dice: portiamoli in mare aperto e allora verranno fuori le contraddizioni. Finché ci si limita ad attaccarli, il rischio è di farli passare per vittime”.

A passare per ciò che non sono, Fornaro dice che sono in molti a tentare di farlo con loro, gli scissionisti del Pd. “In questa fase siamo al centro di attenzioni malevole, sia da parte renziana con la brutta storia delle poltrone, sia da parte dei Cinque Stelle ch cercano di dipingerci come un’operazione di facciata, dei renziani di complemento mascherati”. Diamo fastidio perché ci siamo e non siamo pochi, né senza idee: questa la risposta che viene data dai democratici-progressisti. Porte aperte ai grillini? Non nel senso che taluni pare vogliano dare e che alcune esternazioni dello stesso Bersani, in effetti, hanno lasciato immaginare. “Di Genova, così come di Roma e della fine del mito dell’uno vale uno ho già detto. Ma c’è di più: sono curioso  - ammette Fornaro – di vedere cosa succederà al secondo turno delle comunali. Fino a ieri il M5s ha mostrato una forte attrazione, hanno incanalato la protesta e la richiesta di cambiamento. Ma oggi dopo che tutti i loro limiti nell’amministrare a Roma, ma anche a Torino, è sotto gli occhi di tutti molte cose potrebbero mutare. A Torino Chiara Appendino ha vinto promettendo il cambiamento. Dov’è questo cambiamento? Dove sono le cose promesse e poi non mantenute. Mi pare si stiano vedendo, soprattutto, tagli”. È la netta differenza tra il proporsi dopo prove non certo edificanti nel governo di due grandi città, sia pure con palesi differenze, che porta Fornaro ad aspettarsi sorprese, non certo quelle attese dai grillini al ballottaggio: “Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Lo stesso dove li vuol portare Bersani.

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