COMUNE DI TORINO

Il regno di Chiara per un cavillo

Dal Pd a Forza Italia, dalla Lega agli scapà da ca’ Rosso e Morano: tutti uniti a un ricorso al Tar per contrastare il bilancio della Appendino. Diciamo, un’opposizione col fiato corto che si aggrappa a codicilli. Manca una visione di Torino

Se per un punto Martin perse la cappa, magari un cavillo potrà rendere difficile la vita a Chiara Appendino. Oggi è stato notificato al Tar del Piemonte il ricorso, presentato dai partiti di opposizione in Consiglio comunale per impugnare la delibera “Indirizzi per la redazione del Bilancio finanziario triennale 2017-2019”, che consente l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione per pagare 36 milioni di spesa corrente. Lo ha annunciato il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo, insieme a tutti gli esponenti dei partiti di minoranza, da Forza Italia alla fittiana Direzione Italia, fino a Lega Nord, Moderati e listerelle pseudo-civiche.

La proposta di deliberazione era stata presentata nella conferenza dei capigruppo del 24 febbraio scorso, dove la giunta aveva proposto di approvarla con la procedura prevista dall’articolo 93 comma 2 del regolamento del consiglio comunale. La procedura d’urgenza prevede la trattazione dell’atto da parte del Consiglio senza che sia possibile per un singolo componente ottenere l’assegnazione all’esame della commissione consiliare competente. Secondo i gruppi di minoranza, che hanno illustrato il ricorso in una conferenza stampa, la procedura d’urgenza “non poteva essere adottata poiché l’articolo 35 comma 3 del regolamento dispone che l’obbligo di assegnazione all'esame della commissione consiliare competente non sia comunque derogabile per le proposte di deliberazioni che hanno per oggetto il bilancio del Comune e le sue variazioni”.

“Appendino è stata in grado di metterci tutti allo stesso tavolo: ho fatto il miracolo” ha ironizzato l’ex assessore all’Urbanistica della giunta Fassino. La mozione, sottolineano i partiti che contrastano l’amministrazione pentastellata, non avrebbe seguito l’iter, e sarebbe passata direttamente al voto della Sala Rossa senza prima andare in Commissione. I capigruppo di questa armata Brancaleone “lamentano un atteggiamento di disprezzo nei confronti delle minoranze da parte del partito unico di maggioranza che pretende di non discutere nelle sedi competenti argomenti di rilevante importanza come il bilancio della città”. Tutti uniti contro, ma poco o nulla che li unisce sulle soluzioni.

Per il Pd “c’è un vizio procedurale, le regole vanno rispettate. I Cinquestelle hanno un atteggiamento padronale e arrogante”, il che detto da esponenti di un partito che sotto la Mole ha fatto il bello e brutto tempo per cinque lustri è un tantino paradossale. “Ciò che mi ha sorpreso è che la partecipazione che queste le imboccano per i cittadini poi non viene messa nato neanche tra i cittadini che sono consiglieri” ha lamentato Roberto Rosso, ex autocrate dei berlusconiani ora tra i fittiani di Direzione Italia. Fabrizio Ricca (Lega Nord) punta il dito contro l’incoerenza dei grillini: “si erano battuti contro gli oneri di urbanizzazione lo scorso mandato in campagna elettorale e ora fanno l’opposto” e censura “l’arroganza di portare in Sala Rossa una delibera così importante senza prima discuterla”. Silvio Magliano dei Moderati ha invocato “un minimo di agibilità politica, proprio da chi ha fatto della partecipazione un mantra in campagna elettorale”, e valo a dire a Mimmo Portas leader di un partito che non ha mai fatto un congresso e i suoi gruppi dirigenti li seleziona ai bussolotti. “Questa giunta ritiene superflua l’opposizione” ha evidenziato Osvaldo Napoli, giovane virgulto di Forza Italia, a capo di se stesso. Alberto Morano, al vertice di una lista omonima, ha messo in dubbio che tutti gli oneri di urbanizzazione verranno incassati, “in ogni caso c’è il dato politico e cioè si tratta di un ricorso per il rispetto delle regole democratiche”. E poi lancia un avvertimento che sa di minaccia: “Sto studiando il bilancio di previsione qualche sorpresa arriverà, del resto anche Standard & Poors ha evidenziato la non credibilità delle misure proposte”. Per Eleonora Artesio (Torino in Comune) “la maggioranza non vuole confrontarsi sui problemi”, rimpiangendo i confronti sulla corazzata Potëmkin. Il ricorso ha presentato una domanda di sospensione cautelare dell’efficacia dell’atto impugnato, la quale sarà immediatamente oggetto di esame da parte del Tar del Piemonte. Succederà nulla, scommettiamo?

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1 Commenti

  1. avatar-4
    15:19 Sabato 01 Aprile 2017 PassatorCortese Ideona (replica)

    I capigruppo-di-se-stessi-uniti a reggere la coda al Pd. Scelta lungimirante, avendo come obiettivo l'estinzione. Aggiungo: ci siete vicini. Addio

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