Edilizia, ora è vera emergenza

Dimuiscono gli appalti pubblici e gli enti locali tardano i pagamenti fino a otto mesi. Cassa integrazione straordinaria aumentata del 100%. Cherio: “Il 2012 sarà un anno ancora peggiore”

L’edilizia è in ginocchio. La crisi economica sferza ormai da due anni un settore fino al 2007 particolarmente florido, ma che oggi chiede aiuto. Secondo i dati che fornisce allo Spiffero Alessandro Cherio, presidente del Collegio costruttori edili di Torino, nel capoluogo e provincia i bandi pubblici dal 2010 al 2011 sono passati da 291 a 254, per un giro d’affari calato da 427 a 364 milioni. Un crollo del 16% che è andato a sommarsi alla costante diminuzione di risorse riscontrata negli anni precedenti, tanto che secondo le statistiche, dal 2007 ad oggi l’entità degli importi messi a gara si è più che dimezzata. Ma la crisi non dipende esclusivamente da questo elemento. Le situazioni di criticità, in particolare con il pubblico sono molteplici. Alla diminuzione dei lavori, causati dalle difficoltà di bilancio degli enti locali, si va a sommare il ritardo dei pagamenti. Anche in questo caso le cifre sono impietose. I giorni di ritardo oscillano tra i 160 e i 200, che vanno ad aggiungersi ai termini previsti dalle fatture, mediamente intorno ai 90 giorni. Insomma, i quattrini, quando va bene, arrivano dopo 6-8 mesi dalla conclusione del lavoro.

 

«Difficilissimo sopravvivere per chi, in attesa dei bonifici, continua a pagare stipendi, affitti, macchinari e quant’altro - afferma Cherio, che aggiunge - finora gli imprenditori hanno anticipato i loro privati fondi cassa, ma anche quelli ormai sono in esaurimento». Non solo il settore pubblico, anche il provato è in contrazione. In questo caso incidono elementi come disoccupazione e precarietà: «Chi acquista una casa nuova lo fa quasi sempre ricorrendo a forme di indebitamento come il mutuo, ma l’assenza di un lavoro stabile da un lato non invoglia i possibili acquirenti a un passo tanto importante, dall’altro disincentiva le banche a elargire il mutuo stesso». Un circolo vizioso che sta bloccando gli affari dell’edilizia. I dati parlano, tra il 2010 e il 2011, di un incremento del 100% della cassa integrazione straordinaria, ultimo anello di un processo che spesso porta inesorabilmente al fallimento.

 

Poi c’è il fisco: «In un periodo storico in cui si fatica a vendere gli alloggi assume il sapore di una beffa una tassa come l’Imu sull’invenduto» attacca ancora Cherio, che sul territorio rappresenta 450 imprese, molte delle quali con una media di 10 lavoratori. E una crisi come questa non può che favorire le imprese legate alla malavita organizzata, le quali grazie a una cospicua disponibilità di liquidi, ottenuti dalle attività illecite, riescono a pagare puntualmente i propri dipendenti e le altre spese. E quando arrivano i quattrini “puliti” degli enti committenti, questi diventano puro guadagno.

 

Infine il capitolo banche. «Serve una nuova disponibilità degli istituti a elargire credito e non con tassi al 7 o 8% come accade oggi. E’ necessario che vengano sostenute le imprese sane e aiutate a competere in un momento di crisi come questo». In vista di un 2012 che, secondo il numero uno dei costruttori torinesi, sarà l’anno peggiore emergono anche delle proposte per uno sviluppo urbanistico compatibile: «Sostengo il piano territoriale di coordinamento della Provincia, per frenare il consumo di territorio. E’ ora di riqualificare e trasformare non solo le aree industriali dismesse, come positivamente è stato fatto fino a oggi, ma anche quelle residenziali caratterizzate da edifici ormai vecchi e obsoleti, che non rispondono ai minimi parametri di qualità e sicurezza».

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