GRANA PADANA

Salvini striglia la Lega
“Ripartire da Torino”

Il leader del Carroccio preoccupato dalla debolezza del gruppo dirigente locale, troppo diviso e litigioso. Pressing sul notaio Morano: "S'iscriva". Ricca verso la segreteria tra gli ostacoli della vecchia guardia cotiana

È ripartito soddisfatto Matteo Salvini da Torino e dal suo tour che in Piemonte ha avuto le principali tappe ad Asti, Acqui Terme e Alessandria. La scommessa più rischiosa non erano certo le piazze dai riempire nei comuni dove si andrà al voto, bensì quel format sperimentato sotto la Mole nel convegno sul lavoro che manca e contro l’Europa che tarpa le ali all’economia. Prova riuscita: il panel degli oratori, di area ma non nomi dell’apparato leghista, i temi proposti e gli interventi così come la partecipazione di pubblico alla Gam hanno lasciato alle spalle i timori per quella svolta nell’approccio del Carroccio sovranista con un elettorato dato in crescita, sia pure di uno 0,1%, nel giro dell’ultima settimana secondo il sondaggio di Scenari Politici. Tra gli ospiti pure la consigliera di Forza Italia Claudia Porchietto, sempre più impegnata a tessere alleanze in vista delle Regionali, scortata dall’ex capogruppo azzurro in Sala Rossa, Andrea Tronzano, fedelissimo dell’europarlamentare Lara Comi.

Restano temi caldi come l’immigrazione e la sicurezza nell’agenda della Lega, ma l’aver proposto in una chiave innovativa – spazio a interventi tecnici rispetto a tesi slogan meramente politici – questioni sociali hanno dato ragione a chi, come il segretario della Lega in Piemonte Riccardo Molinari, aveva puntato molto su questo (ulteriore) modo di proporsi all’elettorato, acquisito e da conquistare in un centrodestra nell’epoca del proporzionale prossimo venturo.

Piemonte promosso quindi, anche se i se non mancano. E riguardano nella geografia della Lega proprio il capoluogo e la sua provincia. Della necessità di mettere a posto e in fretta le cose e cambiarne più d’una nel Carroccio torinese Salvini ne ha parlato en passant, ma neppure troppo, lasciando la sala di via Magenta e prendendo a battere il sud della regione dove il vento del Nord, sia pure non indipendentista come un tempo, fa sperare ai vertici un successo in quei comuni dove il centrodestra è riuscito a trovare la quadra:  assai prima rispetto alle difficoltà che ancora ci sono a livello nazionale.

Superare il più in fretta possibile l’attuale commissariamento affidato all’ex parlamentare Enrico Montani e, quindi, andare altrettanto rapidamente al congresso, magari facendolo coincidere o precedere di poco da quello federale in cui sarà riconfermato Salvini: questo uno degli input arrivati dal numero uno di via Bellerio al quale non è servito certo arrivare in riva al Po per conoscere la situazione. Di certo ha colto l’occasione per dare una sferzata e togliere di mezzo alibi o scuse che qualcuno potrebbe accampare per decidere di non decidere. Non sono pochi coloro che sanno come aprire un dibattito a meno di un anno dalle elezioni politiche e a un paio dalle regionali possa significare, se non ci si attrezza nella maniera giusta, compromettere equilibri e posizioni. Ma tant’è l’arrivo, prima o dopo, dell’attuale capogruppo (di se medesimo) in consiglio comunale Fabrizio Ricca alla guida del Carroccio torinese pare un fatto scontato. Non altrettanto il calore e la convinzione con cui si attenderebbe fosse accompagnato il sostegno manifestato da alcuni maggiorenti. Nessun ostacolo lungo il percorso del consigliere in Sala Rossa verso la segreteria, ma qualche limite attribuitogli forse più per far pesare l’appoggio che per altro.

Sullo sfondo poi si muovono personaggi dell’era di Roberto Cota: dal’ex assessore Elena Maccanti (che sogna un suo ritorno a Montecitorio) all’ex capogruppo a Palazzo Lascaris Mario Carossa. E se il sostegno più convinto a Ricca pare arrivare con ampio anticipo dal consigliere regionale Alessandro Benvenuto (protagonista anch’egli della lunga e complicata vicenda approdata a ripetuti commissariamenti della sezione di Torino) chi guarda con ovvia circospezione a tutti i possibili sviluppi è il deputato Stefano Allasia che di tutto, per una sua rielezione, ha bisogno all’infuori di guerre intestine nella sua città. Dove Salvini, oltre a indicare la necessità di svoltare con decisione uscendo dalla fase commissariale e delle beghe interne, ha fatto di più. Ha tentato il colpo gobbo, felpetta, chiedendo ad Alberto Morano di fare il passo decisivo (soprattutto per la Lega) iscrivendosi al movimento. Il notaio candidato sindaco come civico, ma sostenuto con forza dal Carroccio (a costo di rompere con Forza Italia) per Salvini resta un uomo su cui puntare e contare, magari anche guardando a una candidatura di peso nelle liste per le regionali del 2019. O, chissà, anche per rafforzare quelle delle politiche. La risposta a quanto pare non c’è (ancora) stata né in un senso, né nell’altro. Ma già il non aver ricevuto un, sia pur cortese, diniego dal notaio per Salvini dev’essere stato un motivo in più per andarsene appagato da Torino.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    08:41 Lunedì 10 Aprile 2017 Veritas2015 Si lavora di cesello

    Si sta lavorando in maniera che Allasia ritorni fare L'elettricista Maccanti continui fare la dipendente regionale ecc ecc

  2. avatar-4
    07:40 Lunedì 10 Aprile 2017 Wlalega2015 Ci auguriamo che il tuo tempo sia finito

    Chi semina vento raccoglie tempesta

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