Monge

Rossignolo si sfila nelle scatole cinesi

De Tomaso sempre più nel caos. Nessuna garanzia sugli investimenti né sull'identità dell'imprenditore asiatico. Il governo rinvia la firma sulla cassa integrazione. Nuovo incontro il 15 marzo

Se la situazione non fosse drammatica ci sarebbe materia per una pochade. Al tavolo del ministero tutti - governo, sindacati, istituzioni locali e lavoratori - si aspettavano di conoscere  finalmente l’investitore cinese, ma hanno trovato l’avvocato Simone Brambilla «che rappresenta un’altra persona che, a sua volta, rappresenta l’imprenditore che dovrebbe investire nell’azienda. Siamo proprio alle scatole cinesi». Così descrive la vicenda a dir poco surreale Giuseppe Failli, responsabile Fismic per la De Tomaso di Torino.

 

Neanche il Governo si fida più dei Rossignolo. Al termine della riunione il ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di sospendere il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione. Mancano le garanzie sugli investimenti che il nuovo socio cinese di De Tomaso, la Car Luxury Investment, avrebbe intenzione di attuare dopo aver rilevato l’80% dell’azienda. Gianluca Rossignolo, figlio del patriarca Gian Mario, ha ribadito che arriveranno subito 60 milioni di euro e successivamente verranno investiti negli stabilimenti ex Pininfarina altri 500 milioni (200 in meno di quelli che impiegò Fiat per Bertone).

 

Questa volta, da Roma, prima di cedere il cammello vogliono vedere la moneta. C’è tempo fino al 9 marzo, poi inizieranno gli ultimi 12 mesi di cassa, questa volta, però, non sarà per ristrutturazione, come nei due anni precedenti, ma per crisi, l’anticamera della mobilità. Poi c’è il sipario. Per questo, di fronte alle ennesime promesse di Gianluca ed Edoardo Rossignolo, i toni si sono alzati e non sono mancati momenti di alta tensione. Proprio in questi giorni i primi 350 dei mille dipendenti dell’azienda si sono visti accreditare in banca un anticipo della cassa di gennaio e febbraio versato dalla Regione, dopo l’impegno assunto dall’assessore Claudia Porchietto. Il 15 marzo l’incontro definitivo presso la sede del Ministero.

 

«Siamo amareggiati per la decisione del Governo – dice Margot Cagliero della Cisl –. Anche in questo caso la proprietà dell’azienda non ha portato altro che parole. Non c’è un pezzo di carta, una prova dell’accordo sottoscritto e degli investimenti dei nuovi soci».

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