Ultima conta in un partito che non conta

Nel Pdl si contendono le spoglie di un moribondo che persino Berlusconi vuole seppellire. A Torino Bonsignore cerca la rivincita. Suspense ad Asti. E al Lingotto si attendono i No Tav

Con le assise odierne – provinciali di Novara, Asti, Biella, Vco e cittadina di Torino – il Pdl chiude la sua prima (e forse ultima) stagione congressuale. Il tesseramento, lungi dall’aprire il partito alla militanza del popolo di centrodestra, ha segnato l’arroccamento delle satrapie locali nella strenua difesa delle loro posizioni e le assemblee si sono trasformate in adunate di truppe cammellate dei vari cacicchi. La politica è bandita, prevalgono rancori personali e lotte di potere. Così a Torino Vito Bonsignore cerca la rivincita, tentando di ribaltare l’esito che l’ha visto soccombere sette giorni fa, seppur per una manciata di voti (e tra i sospetti di irregolarità), nella sfida provinciale. Il dirigente che via dell’Umiltà ha spedito sotto la Mole a presiedere le operazioni di voto, il parlamentare pugliese Donato Bruno, nell’incontro di ieri sera a Le Meridien con i candidati delle due fazioni ha mostrato il pugno di ferro, assicurando la rigida applicazione delle norme, a cominciare dalle procedure di scrutinio. Al Lingotto sarà una giornata campale, e non solo perché la transumanza dei militanti si incontrerà con la folla dei visitatori di Expocasa, la manifestazione commerciale che si svolge contemporaneamente nei padiglioni attigui alla sala Gialla, sede dell’agorà berlusconiana. Fonti interne al Movimento No Tav, confermate dalle forze dell’ordine, annunciano un flash mob proprio nell’area antistante il centro fieristico. Insomma, il caos è garantito.

 

Delle altre competizioni, l’unica con qualche margine di incertezza è quella astigiana. Sulla carta non dovrebbero esserci problemi per Maria Teresa Armosino, che ha nella città del palio il proprio feudo elettorale. La presidente della Provincia, leader della componente di Progett’Azione, in alleanza con il sindaco Giorgio Galvagno, punta alla riconferma del coordinatore uscente Paolo Milano, figura storica di Forza Italia, affiancato  dall’ex assessore comunale e oggi vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti Maurizio Rasero. Ma la fronda guidata dall’intraprendente avvocato e consigliere comunale Marcello Coppo punta proprio sulla “rupture” con l’establishment locale e della “discontinuità” e del ricambio (anche) generazionale ha fatto i propri assi portanti. Parole d’ordine che potrebbero avere qualche presa (unite alla regia di una vecchia volpe della politica domestica, l’ex aennino Sergio Ebarnabo, vicesindaco della città e diretta emanazione di Agostino Ghiglia). Nel Verbano-Cusio-Ossola l'intrepido consigliere provinciale Lucio Pizzi sfida l'unanimismo di Valerio Cattaneo. Ma è una presenza di mera testimonianza.

 

Niente conta a Novara e Biella. Sotto la cupola di San Gaudenzio l’accordo tra le correnti si è tradotto nel via libera a Gaetano Nastri, deputato vicino a Guido Crosetto. Nella cittadina del tessile Lorenzo Leardi (altro crosettiano) resterà saldamente alla guida del partito, con il beneplacito di tutti: Bonsignore, Pichetto, Ghigo, Ghiglia). Alla fine, la posizione apparentemente defilata dell’ex sottosegretario alla Difesa assegnerà proprio al gigante di Marene il ruolo di arbitro della disfida azzurra. Sempre che, nel frattempo, il partito sopravviva all’implosione.

 

Il bagno “democratico” non ha prodotto finora nessuna innovazione sul piano della proposta politica e il partito rischia di uscirne ancor più sfilacciato di ieri: subalterno alla Lega in Regione, irrilevante nell’opposizione al Comune di Torino. Perciò suonano le campane a morto. Che il Pdl non funzioni più e occorra individuare un nuovo contenitore per i moderati italiani lo dice apertamente persino il suo fondatore. Berlusconi, alla sua maniera – mentendo sapendo di smentire -, sta redigendo il certificato di morte. E se dovesse prendere piede “Tutti per l’Italia”, il nuovo cartello elettorale ecumenico (con Casini, Fini, Rutelli), con una leadership contendibile “all’americana”, il Pdl sarà una palla al piede, di cui rapidamente disfarsi. E tutto l’armamentario messo in campo in questi giorni di quaresima congressuale si rivelerà – compreso lo squallido spettacolo di manovre truffaldine – un inutile spreco di energie. Questo, forse, attende Daniele Cantore che con la sua posizione aventiniana si è chiamato fuori dal bailamme.

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