PROFONDO ROSSO

Una voragine da 40 milioni

La stangata dei revisori dei conti del Comune di Torino. Pesano i casi Ream, con 5 milioni di debiti fuori bilancio, e Infra.To. L'assessore Rolando: "Accenderemo un mutuo come consente la legge". Corsa contro il tempo per trovare la quadra - DOCUMENTO

È sempre più in salita la strada verso l’approvazione del bilancio per la giunta pentastellata di Chiara Appendino.  Nel primo giorno di dibattito sul documento di previsione 2017 è arrivata la stangata dei revisori dei conti del Comune di Torino, che nell’integrazione al loro parere identificano come debiti fuori bilancio le pendenze di Palazzo Civico nei confronti della società Ream - ovvero i 5 milioni che andavano restituiti, con gli interessi, nell’ambito dell’operazione sull’area ex Westinghouse - e avanzano delle riserve sui contributi a Infra.To per il pagamento del mutuo acceso per acquistare la metropolitana.

Un’altra tegola piombata sulla testa della sindaca proprio mentre in Sala Rossa si annuncia un dibattito infuocato sull’atto più importante della sua amministrazione, al termine della puntigliosa verifica effettuata dalle opposizioni e in particolare dal capogruppo Pd Stefano Lo Russo e da Alberto Morano del centrodestra, i due che avevano chiesto al collegio sindacale una integrazione della relazione effettuata tenendo conto proprio dei casi Ream e Infra.To. Gli stessi che hanno anche firmato insieme un esposto in Procura contro i conti della giunta grillina.

LEGGI L'INTEGRAZIONE AL PARERE DEI REVISORI

Ad annunciare il contenuto della relazione dei revisori è stato l’assessore al Bilancio Sergio Rolando, il quale ha comunicato di voler tenere conto di questo pronunciamento e ritirare l’emendamento predisposto dalla giunta per inserire i 5 milioni di Ream nel bilancio del 2018, in ottemperanza agli accordi sanciti con la società tramite il presidente Giovanni Quaglia. Per l’amministrazione pentastellata i revisori non hanno fatto altro che “confermare l’esistenza di debiti fuori bilancio ereditati dalla passata gestione” giacché Ream chiede la restituzione non solo della quota capitale ma anche degli interessi a partire dalla fine del 2012, che ammontano a oltre 250mila euro. A questo punto “li tratteremo come debiti fuori bilancio, regolati dall’ex articolo 194 del Tuel” prosegue Rolando, il quale ipotizza l’accensione di un mutuo ad hoc da restituire entro tre anni per far fronte al passivo.

Discorso a parte vale per le pendenze nei confronti di Infra.To, a copertura delle rate del mutuo per l’acquisto della metropolitana. Si tratta di 19,5 milioni relativi agli anni passati e 23 sul 2017. Di questi, l’amministrazione ha iscritto a bilancio solo 18,5 milioni, lasciandone scoperti altri 24. Non solo, dei 18,5 milioni inseriti nelle carte contabili, 14,5 sono finanziati con i proventi derivanti dai canoni di concessione dell'immobile Carlo Alberto (ex Ipab), risorse per legge soggette a un vincolo di destinazione nella spesa socio-assistenziale e che ora i revisori impongono di riallocare in altre poste di bilancio. Così, complessivamente, la potenziale voragine si assesterebbe oltre i 40 milioni di euro (i 24 scoperti di Infra.To, l'errata allocazione di 14,5 milioni dell'Istituto Carlo Alberto e i 5 di Ream).

“Mi pare che la sindaca Appendino sia stata rimanadata in matematica” gigioneggia il capogruppo dem Lo Russo, mentre i revisori mettono nero su bianco la necessità di apporre delle modifiche al bilancio, ritenute vincolanti per il parere favorevole.

Intanto arrivano notizie su un altro procedimento giudiziario, il ricorso amministrativo promosso da tutte le minoranze in Sala Rossa presso il Tar. La II sezione del tribunale amministrativo del Piemonte ha deciso di definire la causa con una sentenza in forma semplificata anziché con ordinanza. Il provvedimento, che definirà il giudizio di primo grado, sarà depositato presumibilmente la prossima settimana. Il ricorso riguarda la sospensiva richiesta dai capigruppo dell’opposizione, che contestano la delibera del Consiglio n.14/2017 per presunti vizi nel suo iter di approvazione. Secondo i ricorrenti, l’omessa sottoposizione all’esame della Commissione consiliare avrebbe determinato l’illegittimità della decisione di utilizzare gli oneri di concessione per la spesa corrente nella stesura del bilancio 2017.

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