Bonsignore: “Siamo la metà del partito”
17:27 Lunedì 05 Marzo 2012Il leader della minoranza Pdl non si sente responsabile della débâcle congressuale. "Dal confronto esce sconfitta la gestione dei vertici regionali". E avverte: "Nessuna epurazione"
Com’è noto, le vittorie hanno tanti padri mentre le sconfitte sono di solito orfane. Vito Bonsignore, additato da molti, persino all’interno della sua componente, quale il principale responsabile dello smacco subito dai “dissidenti” nella tornata congressuale del Pdl non ha alcuna intenzione di salire sul banco degli imputati. A poche ore dall’esito dell’assemblea cittadina di Torino, che ha visto imporsi – seppur di misura – lo schieramento “lealista” ai vertici regionali del partito, non arretra di un millimetro e, se possibile, rilancia. «Il congresso di ieri – analizza l’europarlamentare - ha registrato definitivamente la divisione verticale del partito, con i candidati dei “diarchi” di Corso Vittorio, Magliano-Marrone, che prevalgono per poco più di 300 voti su Greco e Giacometto. Una sostanziale conferma del risultato del congresso provinciale di domenica 26 febbraio, finito 53% a 47%. Neppure questa volta ha avuto effetto il dispiegamento delle risorse di partito e di governo, messe pesantemente sul piatto della bilancia, con effetti imbarazzanti: pressoché tutti gli addetti ai seggi, gli attivisti e gli organizzatori della compagine Ghiglia-Ghigo risultano essere amministratori di società partecipate regionali o affidatari di consulenze o di incarichi in staff dagli assessori, i quali erano tutti impegnati direttamente nella contesa». Una competizione sfalsata, nella quale il ruolo dei singoli militanti è stato decisamente marginale, pesantemente influenzata dagli apparati di partito.
La fotografia del Pdl piemontese quale emerge dopo la stagione congressuale è grossomodo la seguente: divisione netta a Torino città e provincia; congresso “unitario” a Novara, Biella e Alessandria; prevalenza dei rappresentanti di Ghigo e Ghiglia a Vercelli e nel Verbanio-Cusio-Ossola; affermazione della componente che fa riferimento a Guido Crosetto a Cuneo; vittoria di Maria Teresa Armosino ad Asti. «Viene definitivamente archiviata perciò la dottrina dei cosiddetti “lealisti” – continua Bonsignore -, sostenuta con appassionata retorica anche nelle sedi romane, secondo cui in Piemonte va tutto bene, non fosse per uno sparuto gruppo di “ribelli” o “dissidenti” (termine di vago sapore staliniano). I dissidenti, malgrado incredibili pressioni, la militarizzazione delle strutture di partito e della Giunta regionale, sono la metà del partito».
Nessuna tentazione di diserzione e men che meno di abbassare la guardia. «Da inguaribili ottimisti – dice l’europarlamentare -, ci auguriamo che in Corso Vittorio si rendano conto della necessità di risolvere con equilibrio e concretezza, dentro il partito, i problemi politici che questo risultato certifica, invece di abbandonarsi a trionfalismi fuori luogo, o peggio a minacce o fantasie di epurazione. Il compito di chi regge un partito è quello di aggregare e fare squadra, non di allontanare, escludere e fare setta, abdicando al dovere di fare politica nel rafforzamento di una identità politica attraverso l’azione in Regione e nelle assemblee».
E manda un inequivocabile avvertimento ai vertici. «Se tali problemi non troveranno una soluzione nelle sedi proprie di partito, è inevitabile che perduranti tensioni e squilibri si riflettano esternamente: l’unica cosa non realistica è che perduri la finzione secondo cui va tutto bene, anche nella linea politica e nell’azione amministrativa. Da oggi quelli che si considerano i “vincitori” o i “confermati” non hanno più scuse e dovranno dimostrare una minima capacità di restaurare un’ identità politica del Pdl, magari impegnandosi meno in pacchetti di nomine o nel sostegno a Chiamparino nella sua corsa alla Compagnia di San Paolo».


