TRAVAGLI DEMOCRATICI

Segreteria Pd, enigma Fassino

Dato per certo alla vigilia del congresso, l’ingresso dell’ex sindaco al vertice nazionale del partito è in bilico. Renzi vuole una squadra che segni il rinnovamento. E pure sull’“altro di Torino”, il governatore Chiamparino, cala il gelo

Borsino in picchiata per l’ingresso di Piero Fassino nella nuova segreteria che Matteo Renzi ha annunciato riunirà entro la settimana. A fronte di repentino calo delle quotazioni dell’ex sindaco di Torino – ma in questo caso, anche, ultimo segretario dei Ds – dato per quasi certo ancora dopo il risultato delle primarie, sembrano tenere quelle della giovane deputata cuneese Chiara Gribaudo, matricola alla Camera, ma dal 2015 vicepresidente del gruppo dem a Montecitorio, fedelissima di Matteo Orfini. A farle rischiare di rimanere fuori pure lei potrebbe essere soltanto una questione di numeri: se alla corrente del presidente del partito fosse riservato solo un posto, questo andrebbe probabilmente al senatore marchigiano Francesco Verducci, coordinatore dei turchi prima della scissione interna che ha portato una parte dei parlamentari con Andrea Orlando. E proprio la scelta della Gribaudo di rimanere con Orfini – mentre la gran parte aveva appoggiato la mozione del ministro della Giustizia – potrebbe essere riconosciuta alla trentaseienne di Valdieri con un incarico (quasi certamente Lavoro e Welfare) nella nuova segreteria. Da cui, rumors sempre più insistenti, danno fuori Fassino.

Alcune caselle Renzi le ha già riempite in maniera definitiva: agli Enti Locali riconfermato il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, al ruolo chiave dell’Organizzazione arriva il quarantenne Andrea Rossi, braccio destro di Stefano Bonaccini alla Regione Emilia-Romagna e coordinatore della Festa dell’Unità di Villalunga di Casalgrande, un cult nel Pd; posto certo per Tommaso Nannicini al Programma, Matteo Richetti farà il portavoce e Michele Anzaldi, il renzianissimo in Vigilanza Rai, si occuperà di Comunicazione. Di questi ultimi giorni l’altrettanto definitiva decisione del segretario di mantenere nell’organismo del Nazareno uno dei due ex vice: Lorenzo Guerini presidierà il vertice con il ruolo di coordinatore.

Scorrendo le date di nascita, a incominciare da quella del vicesegretario unico Maurizio Martina (classe ’68) la media sta attorno e spesso sotto i quarant’anni. Secondo alcuni sarebbe (anche) questa la ragione delle forti perplessità di Renzi a imbarcare Fassino che di anni ne compirà 68 il prossimo 7 ottobre. Per l’ex sindaco – entrato di diritto in Direzione Nazionale in quanto ultimo segretario di uno dei due partiti fondatori del Pd – in queste settimane si è sempre parlato degli Esteri come incarico “naturale”. La sua esperienza e, soprattutto, i suoi contatti e relazioni in ambito internazionale sono, o meglio sarebbero, un indiscutibile valore aggiunto per l’esecutivo dem, soprattutto alla luce degli appuntamenti e degli snodi cruciali a livello europeo e non solo. Se, come pare, Renzi pur riconoscendogli lealtà e capacità così come l’impegno profuso per il congresso deciderà di non avvalersi di Fassino, molti indicano nel sottosegretario Sandro Gozi il più papabile alla Farnesina del Pd. Un cambio, anche in questo caso, generazionale dietro il quale potrebbero stare altre ragioni.

Certamente se le voci che si fanno sempre più insistenti troveranno conferma, difficile immaginare che per l’ultimo segretario dei Ds sia cosa indolore. Giusto un mese fa in un’intervista al Piccolo di Trieste a proposito di un suo incarico come responsabile Esteri aveva detto: “Credo che la mia storia ed esperienza politica possano dare una mano a Renzi, ma il destino personale non è argomento che mi preoccupi. Faccio politica per passione e dalla politica ho già avuto tantissimo”. Insomma, la questione sta tutta lì, in quel che deciderà Renzi –  magari ribaltando le previsioni all’ultimo minuto – se avvalersi o meno dell’esperienza di Fassino.

Il suo mancato ingresso in segreteria, visto dal Piemonte, non sarebbe certo un gran risultato per il Pd, già uscito malconcio nella composizione della direzione nazionale. I rapporti tra il segretario e Sergio Chiamparino si dice siano prossimi allo zero e la stessa punzecchiatura al presidente arrivata nelle scorse ore dalla renzianissima Silvia Fregolent suona come ulteriore conferma di ciò. Se poi l’altro ragazzo di via Chiesa della Salute, pur forte di indiscussa esperienza e lealtà (verso Renzi) rimanesse fuori dall’esecutivo del Nazareno, forse non ci si dovrebbe limitare a prendere atto di un cambio dettato esclusivamente da ragioni anagrafiche.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    10:36 Martedì 23 Maggio 2017 Damos Destino cinico e baro

    Pur non essendo molto simpatico il buon Renzi, devo dire che per un perdente sicuro (Fassino) ed un perdente sicuro prossimo (Chiamparino), il destino nella segreteria nazionale è segnato . Del resto, bisognerebbe sempre capire quando è ora di andare in pensione , con ragionevole dignità .

  2. avatar-4
    09:34 Domenica 21 Maggio 2017 tandem Frequentazioni...

    Se frequenti Renzi non ti devi stupire di quello che può capitarti....

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